Messaggio più recente

Si..si….si….DINAMO SCUDETTATA…..maperò !

do

 

 

 

di Piero Murineddu

Per carità,quel  “maperò” nel finale del titolo, non faccia pensare che io non gioisca della vittoria di questi benedetti giocatoroni dalla palla continuamente rimbalzante. Non sono un grande tifoso, e per dirla tutta, condizionato da un collega che se lo togli dalla testa nel canestro non saprebbe di cos’altro parlare, l’altra sera anch’io mi son sdraiato sul divanone per seguire una di quest’ultime partite. In verità, fino a quando non ho intravisto l’allenatorone occhialuto coi baffetti (allegro solo se sa di essere davanti ad una fotovideocamera) non avevo capito bene per chi dovevo tifare, ma dopo cinque minuti mi son rialzato e mi sono affacciato alla finestra per gustarmi il fresco della sera. Insomma, a fare il tifoso non ci son proprio buono.

Ma torniamo al dunque. Quel “maperò” si riferisce alle decisioni ….del direttore de La Nuova Sardegna, il sig. Andrea Filippi. E perchè mai, potrebbe subito far pensare la cosa. Subito detto.

Quest’oggi, per poter leggere qualche notizia che non riguardasse l’Evento sportivo, son dovuto arrivare addirittura a pag 11. Praticamente, per il quotidiano sassarese che  conduce una strenua lotta “contro” L’Unione per contendersi giornalmente i lettori sardi,  il massacro dei bagnanti in Tunisia, l’attacco in Francia ad una centrale del gas, l’altro massacro in Kuwait sempre da parte di questa brava gente dell’IS, la lotta tra i Paesi europei riguardo alle decisioni da prendere sui rifugiati migranti, le lotte che gli insegnanti portano avanti per il loro lavoro, il dramma della Grecia ed altro ancora, davanti a questa Notiziona del giorno è passato tutto in secondo piano. Neanche un piccolo richiamo in prima pagina, completamente occupata dall’Evento del giorno, ovvero gli eroi pallacanestristi. C’è da dire che ben tre pagine delle dieci, erano occupate dagli sponsor che chissà quanto pagano ai giocatori e quanto hanno pagato per l’inserzione pubblicitaria, mascherata naturalmente dalle congratulazioni ai loro beniaminoni giocatoroni.

E’ lecita questa mia modestissima perplessità? “Eh, quanto sei permaloso!” potrebbe dire più di uno o forsanche tutti coloro che leggono queste righe. Come, non l’avevate ancora capito che sono permalosissimo? Adesso la conferma ce l’avete. Comunque, dall’undicesima pagina in poi, qualcosa d’interessante l’ho trovata, oltre appunto la doverosa lettura di quelle gravissime notizie che su dicevo.

Una notizia è la seguente

( e cliccateci su per renderla leggibile…quante volte ve lo devo dire?)

 

pannona

 

Avete letto questa storiaccia riguardante le belle e attraenti paste alla panna, compresa quella che si trova confezionata nei supermercati  e temo anche i miei amatissimi e algidosi cornetti? Continuate a mangiarla,continuate….

 

Un’altra l’ho trovata nella pagina dedicata alle lettere, che spesso trovo più interessante delle notizie scritte dai giornalisti …titolati.

Eccovela

 

vescovone 001

 

Giustappunto. So che dalle parti di Alghero, il vescovado è molto coinvolto in questa problematica. E il simpatico padre Paolo che fa’ in proposito? Non voglio dire che non fa’ niente, ma se lo fa’, lo faccia sapere, perdinci. Qui non si tratta di non strombazzare in giro il bene che si compie (la tua destra non sappia ciò che fa’ la sinistra  ecc….), ma è necessario conoscere la posizione al riguardo di una figura come il vescovo, e naturalmente non solo la posizione, ma anche come la Chiesa sassarese sta’ rispondendo a questa necessaria accoglienza verso chi bussa alle nostre porte. Basta

Per quanto riguarda La Nuova e la Dinamo, spero che da martedì, quando riinizio a comprarla, in prima pagina non continui a vedere i giocatoroni pallacanestristi che giochicchiano al rimbalzo.

Ed anche per oggi la pennichella pomeridiana è fottuta.Buona domenica

 

“Billellera Jazz Band”,ovvero l’Ouandusseng Sussinca di umbè d’anni va

piero 4

 

di Piero Murineddu

 

Prima metà degli anni ’70, cioè appena ieri l’altro.

In questa prima foto, a partire da sinistra, con la barba e la grancassa  a tracolla è ANGELO ENAS, storico fondatore della Radio Alice sussinca.

SALVATORE RUGGIU, che dalla chitarra basso a quattro corde non si è mai staccato, è il secondo. Non gli si vedono le lunghe gambe,ma garantisco che di lui trattasi: lui, il solerte vigilone sempre vigilante e altrettanto multante, a volte tollerante ma pochino pochino (scherzo, Tore, sai che ti voglio bene……).

Segue VINCENZO SECHI, bravo chitarrista che all’occorrenza non disdegna ancora di scorrere le dita sulle tastiere elettroniche, così almeno ricordo (sono più o meno trentanni che non lo vedo più).

NINO MANUNTA, trombonista ” a spinta” che continua a vendere strumenti musicali all’Emiciclo Garibaldi. A proposito, com’è che nella piazza sassarese dedicata  al barbuto Eroe dei due mondi troneggia il busto di Giuseppe Mazzini? Mah……

Alla sua sinistra vi è la tromba sempre accordata e squillante di PIERO TANGIANU, proprietario di queste foto che ringrazio.

All’estrema destra c’è il bassoamericano  disperatamente soffiato da ANTONIO DEROSAS. Ho detto “estrema destra”, indicando la posizione nella foto, senza allusione alcuna alla…politica. Ma se così fosse, sono affaracci suoi, l’importante che quello strumentone (chissà gantu marasolthi pesa!) inventato in America lo suonasse bene, come credo (buon per lui e per i suoi ascoltatori).

Alla destra di Vincenzo (quello degli strumenti musicali nella piazza dove manca il busto dell’eroe ecc….) , nascosta dal manico del basso di Salvatore ( il solerte vigilone ecc……), affiora la folta capigliatura del clarinettista del gruppo, CENZO CARBONI, di cui, mi scuserete, ma non so un…..piffero.

 

Era un bel po’ che i baldi giovanotti ogni tanto si ritrovavano insieme per rompere, insieme ai loro, anche i timpani dei vicini di casa. Un bel giorno, il sempre frenetico (e in effetti aveva un bel caratterino, dai…) Pietro, il siculo “Sig. Falesi” da tutti conosciuto e che aveva interrotto l’insegnamento come maestro elementare per avviare quell’esaltante e irripetibile esperienza del Centro di Lettura, li coinvolse per animare il carnevale ormai alle porte. I sei giovanottoni non si fecero pregare, anche perchè scalpitavano dalla voglia di esibire in pubblico  il repertorio che erano riusciti, il più delle volte allegramente, a mettere su.

La data fatidica e tanto attesa della sfilata finalmente arrivò, insieme ad un persistente acquazzone che accompagnò praticamente per tutto il giorno il numeroso popolo giovanile mascherato. Oltre che rallegrare l’intero percorso, la “Billellera Jazz Band“, con la sua coinvolgente e allegra musica, intrattenne per l’intera serata la giovinaglia sussinca, mai abbastanza sazia  di divertimento e di fracassona baldoria. Mi dice Piero, (il trombista&trombettista che tutt’oggi evita puntigliosamente di mettere la sordina al suo strumento, sia perchè  occorrerebbe soffiarci dentro con più energia, sia perchè ci tiene troppo a farsi sentire fin nella periferia opposta  del paesotto dove abita, Sossu) che durante la sfilata, durata due ore circa, buona parte del tempo l’hanno trascorsa davanti al bar di Larenzinu, suonandogli insistentemente la canzone che da lui prende nome (Larenzì, pon’a bì  ecc….). Il mitico Larenzinu, sull’orlo di una carnevalesca crisi dei nervi, finalmente si era deciso ad uscire, offrendo alla sfrontata band una bottiglia di brucia budella. E’ il Tangianu che me l’ha detto, per cui bisogna fermamente crederci.

E’ possibile che la gratificazione avuta durante il piovosissimo carrasciari abbia dato ai musicanti stimolo ed entusiasmo per altre esibizioni pubbliche. Per adesso non ci è dato  di saperlo, ma probabilmente lo scopriremo in seguito.

In quest’altre due foto, vi sono impressi altri momenti della festa carnevalesca di quel dì. A voi, e se qualcuno si riconosce sotto gli ombrelli o baldanzosamente sotto la pioggia, lo faccia sapere che non lo mangiamo mica.

 

piero 3

piero 5

 

 

 

 

Putacaso che il sindaco di Sorso, o di Sennori, ma anche di Chieri…..

ramazza 001

di Piero Murineddu

Letto avete? Si?

Oh, caspiterina! Va bè che il novello sindaco Sean Hwheer  chechissàcomesipronuncia  è stato sempre un tipoatipico, nel look come nel pensare et agire, va bè che questi benedetti giovanotti e giovanotte seguaci del Grillo genovese, che a differenza di prima chemifacevaumbèridereoramifasolopinsàeavolteincazzà, ci tengono a rimarcare la differenza tra i politici dioggidiieriedisempre e loro, ma a me questa storia che il nevello sindaco sportivo se ne vada per spiagge a pulirle sembra un ottimo inizio. Che poi l’abbia fatto per ingenua convinzione oppure che abbia manovrato per richiamare il corrispondente porthuddorresu di La Nuova per dedicargli l’articolo, in questo momento non m’importa.

Pronti a seguire le mie solite strampalate considerazioni? Via.

 

1. Putacaso che il sindaco di Sorso, o di Sennori, o di Chieri, o di dove volete (ma anche chi sindaco non è ed è qualcos’altro….. fate voi), per capire come si vive nelle case popolari,  decidesse di prendere in subaffitto (sempre che si possa fare) un appartamentino popolare in Dororiziu o in qualsiasi quartiere popolare e periferico per capire come ivi si vive ( vita condominiale che non sempre è il massimo per trascorrerci l’esistenza, muri trasperenti, possibili bisticci per lavare le scale…..) ?

2. Putacaso che il sindaco di Sorso, o di Sennori  ecc ecc…. , almeno una volta al mese (ma volendo anche di più)  decidesse di fare l’operatore ecologico, per capire cosa vuol dire uscir presto ( specie in inverno) per ritirare la spazzatura, liberare le “isole ecologiche” da montagne di un po’ di tutto, dover lavorare in un ambiente poco salubre, dover ramazzare ciche&ciche&ciche&ciche sparse nella pubblica strada e che s’infilano loro sanno dove, ripulire i vomiti notturni, dannarsi l’anima per tentare di staccare le dannatissime gommette da masticare  dai marciapiedi ecc ecc………?

3. Putacaso che il sindaco di Sorso, o di Sennori ecc ecc….. decidesse di trascorrere un periodo insieme ad una famiglia Rom e si vedesse mandato via dal territorio romangino ( o da qualsiasi altro buco sparso in tutto l’italico stivalone)  perchè ufficialmente non in regola, ma in realtà perchè odiato e malvisto dalla popolazione locale?

 

Ora passo al punto 4, ultimo e necessariamente lunghetto per l’argomento trattato. Andiamo, va’…

 

4. Putacaso che il sindaco di Sorso, o di Sennori  ecc ecc….., per capire veramente il dramma dei profughi,  decidesse:

a. di prendere l’aereo per un Paese centrafricano dove le persone subiscono immani nefandezze o son costretti alla fame;

b. si colorasse tutto il corpo di neroafrica;

c. si mettesse in viaggio insieme a molti disperati verso la costa  che da’ sul  Mediterraneo;

d. venisse fermato in qualche campo libico dove dei meschini approfittatori sfogano tutti i loro bassi istinti con persone inermi;

e. si aggregasse ad altre centinaia di poveracci che, sfiniti dalla stanchezza, fame e maltrattamenti, s’imbarcassero in trabiccoli del mare profumatamente pagati e dopo un’attraversata infernale durante la quale vede morire altri “passeggeri”, nel bel mezzo del mare è raccolto dalla nave “Arrivanoinostri” con cui riescono ad arrivare in Sardegna;

(scusate, faccio un pò di pausa) ……mumble mumble mumble ………

f. il sindaco in incognito quivi viene rifocillato amorevolmente dai santi volontari, mentre i Prefetti sardignoli cercano di convincere i 377 comuni dell’isola, più le miriadi di frazioni, a prendersi in carico, in proporzione agli abitanti, tutta questa gente;

g. il sindaco in incognito, visto che parla e capisce bene l’italiano, “intuisce” che molti residenti nel sardo sandalone non ne vogliono proprio sapere di avere questi “sudici negracci” in mezzo a loro;

h. il sindaco in incognito, avvicinatosi ad una ragazzina cagliaritana con l’apparecchietto in bocca per i denti, tatuaggi, tatuaggini, percing (che tenerezza!) e quell’altro coso supertecnologico in mano (che naturalmente stà smanettando su Facebook!), sbircia e legge commenti di stampo ferocemente razzistico e di rifiuto verso gli eventi  di questi ultimi tempi;

i. nel sindaco  in incognito iniziano a nascere atroci dubbi sulla sua precedente visione delle cose, ripensando a quando il Prefetto di Sassari Mulas, appena trasferito,  aveva fatto l’invito ai comuni di mobilitarsi, e lui, il sindaco ancora in incognito, non si era precipitato per dare la disponibilità, come molti altri suoi colleghi “che devono pensare prima ai propri concittadini“;

l. a questo punto il sindaco decide di uscire dall’anonimato – nel senso che non è più in incognito –  telefona al segretario del suo comune, ordinandogli di far attivare tutti i canali possibili perchè a Sorso ( e in qualunque comune della Sardegna, ma anche di Chieri ecc ecc…..) si creino le condizioni per accogliere il maggior numero possibile di questi profughi, mettendo finalmente da parte la  ridicola (e incredibile per le persone sensate!) convinzione che questi disperati siano parassiti che vogliono mettere a rischio la nostra incolumità, e pensando (finalmente!)  che SONO PERSONE CHE DOVEROSAMENTE BISOGNA AIUTARE,e lui che ci è passato lo sa benissimo,per cui se ne infischia se la Francia, l’Inghilterra e altri Paesi Europei ( compreso quello là mattacchione che si è costruito  chilometri e chilometri di muro per ….. proteggersi), non ne vogliono proprio sapere, e che loro la Civiltà è così che la concepiscono: impippandosene degli altri.

L’ipotetiche cronache future racconteranno di quando, diversi anni addietro, il sindaco di Sorso (o di Sennori ecc ecc….), dopo aver sperimentato sulla propria pelle certe situazioni di disagio, aiutò i suoi concittadini a liberarsi dei pregiudizi (conseguenti alle paure) e a diventare veramente un popolo accogliente e solidale, fra loro principalmente, ma nello stesso momento con tutte le persone che sono in difficoltà, siano essi neri, marron, turchese, gialloglioli ……..

 

Dicevo all’inizio del Sean portotorrese chechissàcomesipronuncia, ma di questo argomento, che si preannuncia (speriamo)  molto interessante, ci sarà tempo per parlarci su.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel mio quotidiano (e faticoso!) pendolarismo

Binario-trenitalia

 

di Piero Murineddu

E anche oggi devo fare il sacrificio di rinunciare alla pennichella pomeridiana per potervi raccontare ciò che mi è successo in mattinata. Va bè che basta semplicemente essere presenti a quello che si vive in ogni momento per trovarci materia di racconto, ma se continuo ad essere troppo “attento”, dopo pranzo …….non riposo proprio più!

Allora, vediamo…..da dove posso cominciare….. Faccio così, salto tutte le cose interessantissime vissute dalle 6,30 alle 13 e trendadue esatti e parto direttamente dall’una e trentatrè.

Appena salito sul Sirio, il preziosissimo e unico tram circolante a Sassari, riconosco il “Prof” sussincu, tal Nicola Tanda docente universitario, storico, conferenziere e non so cos’altro ancora. “Professo’ Tanda!“- dico io – “E ga sei?”  “Piero Murineddhu soggu”  “Ah, ischusami Biè, ma da gandu vaggiu ghisthu problema all’occi no cunnosciu assai la ienti“. La conversazione di pochi secondi fino alla fermata successiva in cui deve scendere è intensa. “Bisogna chi femmu casche cosa pa ghissa Banca di la Mimoria chi sei fendi“, mi dice mentre in piedi lo reggo perchè non cada. “E difatti….. Parò bisogna ghi zi muvimmu achì mi nè passendi la gana. D’ugna dantu diggu in giru di mandà gasche cosa su chissu chi è sthaddu Sossu e Sennari di li tempi passaddi e puru d’abà, ma ga ripondi sò umbè pogghi. Ma comunque già vaggiu l’innummaru soiu. Appena pussibiri lu giamu”, gli prometto. “Avvidezzi sani” . “Eiè“. mi risponde.

Arrivato alla stazione, affretto il passo, con la preoccupazione che ci sia la capostazione col berrettino rosso e il fischietto ansioso di squillare, la qual signora solitamente fa  partire il treno alle 13,40 spaccate, e non credo che capirà mai di aspettare la coincidenza del Sirio per far viaggiare col “suo” treno gli anzianotti affaticati come me che ogni volta si chiedono ” ce la faccio o non ce la faccio!?”. Meno male la gentil signora capotreno non è di turno ed il treno è lì, aspettando pazientemente proprio me.

Prendo posto nel sedile davanti ad una donna di una certa età che quando vede che il macchinista è un donna, si fa d’istinto il segno di croce, scuotendo preoccupata la testa. Diffidenza ….di genere? Possibile. Le faccio un timido sorriso d’incoraggiamento, volendola rassicurare che a Sorso saremmo arrivati sani,salvi e probabilmente ancora interi.

Il treno  è partito da qualche minuto, quando sento la macchinista dire al controllore che le è a fianco: “Eccolo, è ancora lì…me lo immaginavo“. Nel mentre inizia a suonare il ridicolo clacson (clacson?) e a rallentare. Io mi sporgo per vedere cosa succede. Più avanti, a meno di mezzo metro dai binari, c’è una persona a dorso nudo, accovacciato e immobile: aspirante suicida, malessere o cos’altro? Non ottenendo reazione alcuna, la macchinista ferma il treno costruito nei primi anni ’60 e viaggiante ancora, seppur a malapena. Coraggiosamenteeteroicamentesifaperdire, mi offro per dare eventuale aiuto al controllore, scendendo insieme a lui e dirigendoci verso quella persona eventualmente da soccorrere, la quale, sentito l’invito a spostarsi, finalmente si alza e si allontana. Mi accorgo che è barcollante e che è intento ad iniettarsi qualcosa d’indefinito nella vena del braccio.

Mentre il treno può riprendere felice e risollevato la sua corsetta verso Sossu, il controllore mi ringrazia con una pacchetta sulla spalla. Al nostro passaggio lungo i sedili, mi accorgo dei tanti visi interroganti su cosa fosse successo, ma purtroppo per loro, l’ interrogativo rimane senza risposta. Magari, ora che vi ho fatto sapere la cosa. potete essere voi a risolvere il di loro amletico dubbio.

Considerazioni? Fate voi. Io intanto mi distendo e cerco di recuperare quella pennichella che dicevo all’inizio.

Non è per dire, ma quel sali&scendi mi ha sfiancato

Chissàcomechissàperchèperupepè

 

di Piero Murineddu

100_0122

Viaggiare coi mezzi pubblici è comodo e poco dispendioso. Se lo si facesse in tanti, sicuramente l’aria sarebbe meno inquinata e in giro ci sarebbe meno stress,meno nervosismo e forse ci si saluterebbe di più.

Il fatto è, che quando al rientro dal lavoro, intorno alle due di pomeriggio d’estate, devi percorrere la strada per casa in salita, la cosa si fa leggermente pesantina. E infatti, quando sono a metà circa di via Europa (stò parlando di Sorso, il solito paesotto allegretto e spensierato etc etc…dove ho avuto l’avventurasventura di nascere e vivere), mi viene da pensare “ma per quale zozzo miseriaccio motivo non fanno una bella scala mobile per i vecchietti come me, sulla soglia del pensionamento?”

Ma al solito mi devo rassegnare, fare una piccola pausetta, e proseguire a schiena curva verso casa, tinendimi bè li gùmmari.

All’incrocio – menomaleperò – costeggiante il famoso  e mostruoso edificio dove vi lavora mezza Cina, mi consola il fresco prodotto da quelle verdi e rigogliose magnolie coloratissime ( e velenosissime per gli animali e per i cristiani). Il fatto è – miseriacciarizozza – che percorrendo gli ultimi cento metri che mi separano dall’agognatadesiderata pastasciutta del mezzodì, devo fare sali&scendi dal marciapiede perchè le sviluppate fronde ne impediscono il passaggio.

La cosa si ripete ormai da quel dì, per cui mi chiedo, e questa volta fuori dalle buffunature:

ma a Sorso i cittadini sono tutti uguali, nel senso che indistintamente si hanno   diritti e doveri da rispettare, oppure qualcuno è più uguale degli altri?

Qualcuno non riesce a capire il perchè di questa mia domanda? Subito chiarito, allora:

perchè non s’impone al proprietario (del famoso e mostruoso edificio etc etc….) di lasciare libero dalle fronde il pubblico marciapiede, oggi, domani, posdomani e sempre?

Passi che a suo tempo si è permessa simile obbrobriosa costruzione, chissàcomechissàperchèperupepè;

passi che sia stato permesso di costruirvi sopra appartamenti che personalmente non vorrei neanche a gratisi, chissàcomechissàperchèperupepè;

passi che si è impedito la nascita di un bellissimo parco centrale,chissàcomechissàperchèperupepè;

passi che i mostri meccanici, scavandoscavandoeancorascavando, per mesi  e mesi avevano messo a dura prova il sistema nervoso di noialtri che già abitavamo tutt’intorno, una quindicina di anni orsono,chissàcomechissàperchèperupepè;

passi che dedicando tale via a quel povero carabiniere trentenne caduto in un conflitto a fuoco coi banditi gli si è disonorata quasi la memoria,chissàcomechissàperchèperupepè……….

ma che rincasando ogni giorno intorno alle due pomeridiane d’estate debba fare su&giu dal marciapiede…. no eee… questo proprio non lo sopporto,

          porcaccialamiseriazozzona !!!!

 

100_0124

 

100_0123

 

100_0121

BENE COMUNE “GOVERNATO” DA TUTTI? Eia…..sisi…..

Breve premessa con proposta

di Piero Murineddu

 

REGOLAMENTO COMUNALE PER LA PARTECIPAZIONE NEL GOVERNO E NELLA CURA DEI BENI COMUNI”

Si, avete letto bene. In altri termini, i cittadini che partecipano al governo della Cosa  di loro proprietà. Eia,finalmente loro a governare ciò che a loro appartiene.E quanto leggerete in fondo all’articolo che segue, sempre che abbiate la buona ed intelligente volontà di leggerlo fino alla fine. Questo succede a Chieri, cittadina micapiccola piemontese posta a ridosso delle colline torinesi. Tra qualche settimana, precisamente dal 9 al 12 luglio, ci sarà il “Festival Internazionale dei Beni Comuni“, tre giorni di dibattiti e proposte a cui parteciperanno anche personaggi di rilievo della vita pubblica non solo italiana.

Purtroppo vorrei partecipare con tutto il cuore e frattaglie varie, ma purtroppo non posso. Faccio comunque una piccola proposta, indirizzata più che altro ai miei vicini conterranei sardignoli, più precisamente sussinchi, sinnaresi e porthuddorresi anche: io, se qualche amministratore delle nostre parti è disposto a parteciparvi e ad impegnarsi a realizzare qui le cose che sentirà, sono disposto a pagargli il caffè dei tre giorni del festival. Qui lo dico e non lo nego. Qualcun’altro potrebbe pagargli il caffelatte e la pastina, i biglietti degli autobus, il giornale, l’entrata al museo, il menù economico a pranzo e la pizzetta a cena, la birrettina e il pacchetto di caramelle alla menta…. Lo finanziamo noialtri, insomma. Però alla condizione che ho su detto. Se invece lui va, e al suo rientro in Sardegna dice che in Romangia tale cosa non si può attuare per la diversità delle  condizioni socialieconomiche&storiche e blaterazione varia, lo invitiamo a venire nella pubblica piazza e lo bersagliamo di grassi scarrascioni maschili e gentili sputelli femminili, facendogli pesare tutto il nostro sdegno a  vergogna per  essere guidati da siffatti politici sifaperdire. C’è ancora tempo. Chi ci stà, lanci un un sonoro ruttone maschile o un delicato e gentile ruttino femminile. Ma comunque sia, e qui è il siculo novantenne Camilleri ad insegnarmelo, chi non è d’accordo con le mie “stravaganze mentali” , si faccia liberamente le sue, con buona pace di tutti. E così sia

 

index

 

                       IL BENE COMUNE QUESTO SCONOSCIUTO

di Piergiorgio Tenani

Questa riflessione nasce dalle nostre esperienze e da scritti ed azioni di tanti che in Italia e nel mondo si impegnano da sempre per rendere il nostro vivere una continua ricerca del Bene Comune. Cosa hanno in comune l’acqua potabile, una foresta, una piazza, con la salute dei cittadini o i flussi di conoscenza che scorrono nella rete, oppure con la salute e la democrazia?

La risposta è che in tutti casi si tratta di “beni comuni”,vale a dire beni che non appartengono né possono diventare proprietà esclusiva del singolo o dello Stato e proprio per questo non possono essere oggetto di mercificazione.

L’acqua non può essere privatizzata perché, come l’aria, è condizione essenziale del diritto alla vita; la piazza perché costituisce luogo di incontro e di socializzazione per chiunque in qual momento vi sosti, l’informazione perché è strumento irrinunciabile di sviluppo dell’intero genere umano e così via. Il Bene Comune è ciò che offre in termini di qualità della vita un vantaggio a tutti: la sua caratteristica intrinseca è quella di esseremezzo/strumento essenziale alla sussistenza/convivenza, senza essere merce.

Parliamo di beni in comune, in condivisione, “cose ” necessarie per vivere… cose che, non potendo vivere da soli, si manifestano come necessarie per vivere con altri, viveretra altri, cose necessarie a convivere (vivere con, tra; ma anche prima e dopo, fino all’inter/transgenerazionale che, fra l’altro, è insito nel concetto di sostenibilità).

Per beni comuni si intendono quelli naturali/materiali, locali o globali, ricevuti in eredità e da conservare per le future generazioni –ambiente, paesaggio, acqua, aria, terra, territorio, oceani ma anche il linguaggio e i saperi, il lavoro –quelli sociali, intesi come servizi costruiti dagli uomini come la sanità e il socio assistenziale, le infrastrutture, la salute. che assicurano il bene comune cioè il benessere della comunità.

I Beni Comuni sono anche cose immateriali, come le relazioni, la fiducia, i sistemi sociali, la democrazia, la partecipazione, la cultura, l’istruzione, la sicurezza e la pace, la giustizia.

il problema originario dei beni comuni era quello di stabilire delle regole che permettessero l’uso tendenzialmente universale della risorsa prevenendone l’esaurimento; con il tempo, il concetto si è allargato, e con esso gli obblighi che derivano dall’uso dei beni comuni:

– la prevenzione dell’esaurimento della risorsa;

– il mantenimento della qualità originaria;

– il mantenimento – o addirittura l’incremento – della disponibilità della  risorsa, stante l’incremento demografico e dei consumi;

– l’accesso universale;

– la difesa della proprietà comune del bene;

– Il recupero del controllo democratico sulla loro destinazione d’uso e gestione.

Un bene comune richiede, più che il rispetto della legge che esprime l’interesse generale, l’impegno di ciascuno come condizione di mantenimento e valorizzazione del bene comune stesso.

Una vita umanamente degna e un vivere insieme costruttivo sono un diritto universale e un dovere collettivo. Da qui deriva l’inevitabilità della responsabilità e della cura, anche individuale, di tutti i beni e servizi essenziali e insostituibili alla vita. La questione è di passare dal concepire un patrimonio personale, da tramandare alla propria discendenza, ad un patrimonio collettivo, comune,territoriale, partecipando alla sua cura e manutenzione affinché si mantenga e possa essere tramandato a tutti. La scelta del bene comune presuppone una auto responsabilizzazione delle persone, che decidono di voler essere protagoniste nella costruzione della comunità locale in una visione globale. Il bene comune vive e migliora con azioni quotidiane alla nostra portata, con nuove interpretazioni dei nostri ruoli contemporanei di individui, genitori/coniugi/figli, lavoratori, abitanti, automobilisti, turisti, amministratori, imprenditori, cittadini, ecc. A ognuno di noi decidere cosa è un bene comune per noi e quale impegno vogliamo dare per preservarlo e mantenerlo a disposizione di tutti in una visione NON parziale ed interessata ma in una visione del mondo ecologica, fondata sulla comunità, su olismo e una dimensione altamente qualitativa, dove la sopravvivenza individuale è legata al rapporto con gli altri, con la comunità, con la terra, con l’ambiente. È importante anche che le organizzazioni ed i cittadini impegnati in una fattiva operazione di cittadinanza attiva vengano valorizzati e si valorizzino grazie a questi percorsi.

A Chieri, anche grazie alle possibilità aperte alla popolazione grazie all’approvazione del “REGOLAMENTO COMUNALE PER LA PARTECIPAZIONE NEL GOVERNO E NELLA CURA DEI BENI COMUNI” sono diversi mesi che cittadini ed associazioni hanno cominciato a chiedersi come sia possibile riappropriarsi e fare rivivere alcune parti della città, ad esempio l’ex fabbrica Tabasso.

Abbiamo iniziato a cercare di capire sia come usare questo in funzione del bene comune sia come valorizzare quanto già molti fanno in città nell’ottica dei beni comuni con l’intenzione di armonizzare, condividere ed estendere ancora di più l’azione dei singoli e dei gruppi.

Una ulteriore occasione di approfondimento e riflessione sarà costituita da “AREAFESTIVAL INTERNAZIONALE DEI BENI COMUNI”, dal 9 al 12 luglio, una manifestazione culturale promossa dalla Città di Chieri, per promuovere un modello di collaborazione nuovo tra cittadinanza e amministrazione pubblica per la partecipazione al governo e alla cura dei Beni Comuni.

Il festival è nato quale luogo aperto per discutere, confrontarsi, condividere esperienze, tessere relazioni costruttive, capire insieme quali, cosa e chi sono i beni comuni, partendo dal territorio locale per passare progressivamente alla scala nazionale e giungere fino all’ambito internazionale.

Tutte le informazioni ed il programma sono visibili su http://www.festivalbenicomuni.it.

Sii il cambiamento che vuoi vedere attorno a te

 

Articolo trattto da “c.d.b. informa” – Foglio d’informazione della Comunità Cristiana di Base di Chieri -n° 61 –  giugno 2015

 

 

 

 

 

Un fugacissimo e piacevolissimo incontro domenicale con LUCIANO ASARA

 

LUCIANO ASARA

 

di Piero Murineddu

Rientrando a casa a fine mattinata, dopo aver gustato un decaffeinato davanti al mare insieme ai miei amici ultranovantenni Albino e Salvatore, vedo sfrecciare sul marciapiede con la sua motoretta da invalido lo spericolato Luciano. Prontamente risponde al mio invito a fermare il suo trabiccolo per chiacchierare un po’.

L’incontro sembrerebbe casuale ma non più di tanto, e infatti Luciano, spesso insieme ai suoi  compagni  d’avventura(sventura?) motorizzati, lo si vede per le strade di Sorso che se la passeggia più o meno allegramente. Si tratta solo di volersi fermare per parlocchiare. E così è stato quest’oggi.

Mi chiede subito se ho già visto il filmato che qualcuno ha caricato su youtube, realizzato nel lontano 2001 a Biancareddu per una festa di beneficenza, in cui la sua potente voce è egregiamente accompagnata dai bravi Giuseppe Cubeddu, fisarmonicista di Ossi, e Tore Matzau, chitarrista sennorese. “Che mangiata quella sera! –  mi dice – pecora in capotto e gnocchi alla sarda che non ti dico“. Chissà quanto vino hai anche bevazzato, gli domando maliziosamente. “ Ma gosa – risponde lui – biggu eba da gandu soggu naddu”. “M’ammentu la sgiaradda di barzelletti ghi aggiu raccuntaddu la sèra. Sinnò ghiss’altrha vostha ghi soggu sthaddu da mezzanotti fin’a li zincu di manzanu sempri raccontendi barzelletti….una fatt’a l’altrha…”

Luciano, che il prossimo 20 agosto compie la bellezza di 62 anni, ha fatto il macellaio fino al 2000, attività che per problemi cardiaci ha dovuto lasciare. Tuttavia, per continuare a vivere, non si è allontanato di molto dall’ambiente delle bestie ammazzate per saziare gli stomaci umani. Ha infatti continuato a fare l’esattore per conto della Sarda Alimentari Carni almeno per quattro o cinque anni. Ricoverato per qualche problemuccio renale, poco prima della dimissione viene colpito da un ictus che gli paralizza la parte sinistra del corpo. Lunghi e sofferti mesi di riabilitazione, combattendo nel contempo anche la solita e immancabile depressione, in agguato come spesso accade, specialmente quando la tua vita è colpita da eventi che te la stravolgono. Grazie a tanti fattori e sicuramente a persone che non gli hanno fatto mancare il loro aiuto e il loro affetto, oggi Luciano è riuscito ad accettare la sua condizione di disabile, e – mi dice lui – d’ugna manzanu soggu cuntentu di pudè  aibrì l’occi. La vita, quella grande e strana cosa che  solitamente si dà per scontata e si inizia  a capirne il valore quando la si sente scivolar via dalle proprie dita. Così per me come credo per tutti. Mi dice Luciano che sicuramente il suo carattere lo ha aiutato tantissimo per riprendere a vivere, e tutti quelli che giornalmente lo incontrano, senza dubbio confermano.

Non ho mai frequentato Luciano. In qualche occasione l’avevo sentito cantare, e le sue doti vocali mi avevano sempre impressionato. Suo babbo Francesco, contadino come molti dei nostri padri, era cantadore alla sarda, e chissà quante volte si son trovati col mio di babbo, Antonino di nome e contadino e cantadore pure lui. Il cantare in “Re” è stata sempre la sua predilezione.  A differenza dei loro due figlioli Luciano e Piero entrambi astemi, chissà quanto se ne son bevuto di quello buono nei buttighini della Sorso che fu!

Luciano, cantante all’italiana, cantadore alla sarda e alla sassaresa e, sopratutto barzellettaro. Bisogna che mi fermi più spesso con lui, per farmi venire il buon’umore con il suo vastissimo repertorio di barzellette, compresa qualcuna leggermente zozzoncella.

Godetevi la sua voce in questo filmato che dicevo prima.

 

La città non cambia solo grazie ai politici

lettere 1

Se non cambia la mentalità della gente, la città non cambia

di Piero Murineddu

“Porto Torres –Ora i 5 Stelle possono cambiare la città. Questo è il titolo che il curatore delle lettere su La Nuova Sardegna ha voluto dare a questo testo su che spero abbiate letto. Io, cambiandolo, ho voluto mettere in rilievo ciò che a me preme maggiormente, eppoi perchè credo che non possa essere un partito o un movimento a cambiare una città, ma bensì può farlo una sinergia di forze ben intenzionate e, sopratutto, che ci sia veramente volontà di cambiare nella testa dei cittadini, di tutti i cittadini. Sappiamo che ciò è un lungo lavoro, culturale sopratutto.

Adesso a Porthuddorra c’è una nuova dirigenza che si appresta a guidarla, fatta di persone probabilmente “inesperte”, ma sicuramente mosse da forti motivazioni, specialmente quella di coinvolgere la popolazione nelle decisioni che riguardano tutti. Se così non fosse, sarebbe un’altra occasione persa e una semplice gestione del potere, sterile come spesso accade. In altro spazio ho già detto che le caratteristiche personali del nuovo sindaco, la sua “diversità”, per me sono buoni segni di un possibile cambiamento, ma naturalmente aspetto, come tutti, i fatti concreti.

Dicevo del titolo, estratto dal contenuto della lettera: Se non conosci un politico o un suo amico, non lavori, non hai prospettive. Una realtà, a Porto Torres, come probabilmente nella località dei pochi che leggono  queste mie considerazioni, e come – ma questo sicuramente – a Sorso, la cittadina dove mi è capitato di nascere e vivere. L’Azienda ospedaliera è stato (e probabilmente continua ad essere, ma con meno sfacciataggine di non molto tempo fa) l’ente di cui maggiormente hanno beneficiato –chissàperchè – tanti sussinchi . Questo già al tempo dell’allegro sindaco – poeta Bonfigli, che dell’Azienda sanitaria ne è stato dirigente massimo. Considerando le proporzioni, sotto il cartello che all’entrata della cittadina ne indica il nome, SORSO – SOSSU, si potrebbe aggiungere tranquillamente “SUCCURSALE DELL’ASL 1 “. Anch’io sono un dipendente dell’ASL nummarunu, ma non certamente perchè ho goduto dei favori dell’Allegrone di allora e tanto meno del Tristone di questi strani e controversi tempi, quanto in conseguenza di un’antica legge , la 285, chiamata “per l’occupazione giovanile”, nel lontano 1979 o giù di lì.

Ma lasciamo l’aspetto personale della vicenda, e torniamo al discorso generale. E’ risaputo che per molti, la politica è servita per sistemare se stessi, i propri familiari e i propri sodali, oltre molti questuanti …clienti. Ed è appunto qui che voglio parare: se non cambia la mentalità della gente, la città non cambia sicuramente. Il cambiamento nell’amministrare la Cosa Pubblica, lo si vede se si rinuncia ai privilegi, per sé e per i propri. Questo come punto fondamentale. E non solamente all’inizio, ma per tutta la durata del mandato. E anche se viene riconfermato. Sempresempre, insomma. I cittadini sono molto sensibili a quest’aspetto, e non gli si può dare torto, considerato il ripetersi di truffe amministrative e illeciti imbusciaccamenti di lorlazzaroni che ogni tanto vengono scoperti. Avete letto del sindaco goceanino appena rieletto e sentito per telefono che stava manovrando illecitamente?In attesa della conclusione delle indagini e di un’eventuale giudizio di condanna, deve continuare ad amministrare in “terra neutra”, fuori dal suo paesello. Incredibile? Ma gooooooooosa……In Italia siamo!

Quindi, onestà.E se non lo si ha di natura, se vuoi rappresentare gli altri, lo devi per forza diventare onesto, costi quel che costi. Oppure, molto più semplicemente, te ne stati a casa tua a farti gli affaracci tuoi e amici come prima. Eppoi naturalmente c’è l’intelligenza, non solo da avere, ma sopratutto da applicare, chiedendosi continuamente qual’è il Bene Pubblico. Ma comunque, se proprio sei tentato di cercare il tuo interesse personale, abbi il coraggio di toglierti dalle scatole, e se la tentazione è molto forte e vuoi vincerla, chiuditi in qualche monastero a fare un lunghiiiiiiissimo ritiro spirituale.Magari ne esci rinnovato realmente e potrai riguardarti allo specchio senza sputarti in faccia per lo schifo che ti fai. Dopodiché, qualora avessi sistemato qualche familiare, parente o “socio” , all’ASL o in qualsiasi altro posto, scavalcando qualcun altro che ne aveva più diritto  ma era sprovvisto di appoggi influenti, llo inviti  a dare le dimissioni, e fin quando non riesce a trovare uno straccio di lavoro  (ma questa volta lecitamente e partecipando a concorsi non truccati!!), li sostieni finanziariamente tu  con tutti i soldi lecitamente e illecitamente guadagnati. O meglio, con quelli che hai guadagnato in modo illecito realizzi delle opere realmente per il Bene Pubblico. Che dici,si può?

Se ne avete voglia, leggetevi anche quest’altra lettera pubblicata sempre ieri su La Nuova. Ogni tanto leggo questo Francesco Manai, col quale mi ritrovo spesso d’accordo. Un tipetto con le palle che non mi dispiacerebbe conoscere personalmente.

 

lettere 3

“Sindacopoli”: Torra!!

sardegna

 

di Piero Murineddu

Torra! E sarebbe? Torra, nel senso di ancora! nuovamente!

Il riferimento è alla vicenda della “sindacopoli” goceanina venuta fuori in queste ore grazie alle “intercettazioni ambientali”, quella strabenedetta invenzione che ogni tanto viene autorizzata dal giudice per prendere in castagna i malandrini di diversa specie, specialmente quegli impiegati nella pubblica amministrazione, che hanno incarichi pubblici o che sono proprio dei delinquenti incalliti, ma anche che sono vocati ad esserlo.

Volete saperne di più sul caso a cui mi riferisco? Eh no, questa volta fate uno sforzo di andare a comprarvi il giornale chequelleuro&20 non v’impoverisce, oppure abbiate la forza e il coraggio di rinunciare ai tanti insulsi programmi d’intrattenimento televisivo e sintonizzatevi su qualche tg locale, che intanto i tg nazionali sono impegnati a farci partecipi delle ultime sparate di Salvini o di qualche altro muro messo su da qualche Paese della Comunità (Comunità?) Europea per non condividere ciò che ha con chi disperatamente chiede aiuto.

Ho detto torra! perchè non è di molto tempo fa un’altra vicenda simile venuta fuori in terra sardignola: appalti e concorsi truccati a beneficio dei soliti ingordonaccioni. Lo so, lo stivalone italico è pieno di queste vicende di ruberie varie, ma quando vedi che succede non lontano da te, si ha quasi la sensazione che la cosa si stia avvicinando sempre più, che prima o poi tocchi persone che respirano la tua stessa aria, percorrono giornalmente le tue stesse strade e che magari parlano il tuo stesso idioma locale. Nessuno è immune, è vero, e quando ci si trova con la manina vicino, molto vicino, prossimissima alle leve del comando – di qualsiasi comando! – , la tentazione di arraffare qualcosetta è sempre fortissima. La realtà è questa, diciamolo. Anzi, giusto per dire che io non sono meglio, ammetto di non essermi mai candidato a niente proprio perchè conosco la mia fragilità e la mia scarsa forza nel vincere le tentazioni. Non ci credete? E daaaaai….credeeeeeeteci……

Mi chiedo continuamente come caspita l’abbiamo organizzata questa nostra convivenza sociale, dove davanti alle decisioni che riguardano la collettività non è possibile sedersi tutti intorno e votare a maggioranza. Per forza di cose dobbiamo delegare qualcuno che lo faccia, o almeno, che lo dovrebbe fare al nostro posto. Questo  “qualcuno” pianpianinopianpianetto acquisisce un piccolo potere, e secondo le sue capacità,intenzioni, agganci e  mosse giuste, questo iniziale poterino  può diventare sempre più grande, fino ad ingigantirsi. Talmente gigantesco che ad un certo punto possono venirgli manie d’onnipotenza, dimenticandosi l’origine del suo attuale stato. E allora sono guai. Per gli altri, non per lui. Questi è o dovrebbe essere controllato da un controllore, che a sua volta è o dovrebbe essere controllato da un controllore che a sua volta…….Ma che volete, ad un certo punto sono talmente “controllati” a vicenda che fanno e disfanno ciò che più gli aggrada. E sì, in effetti ci son parecchie cose che non quadrano in questa organizzazione sociale. La storia sarebbe lunga, ma finisco ponendomi e ponendovi una domanda:

sono più le persone che fanno finta di occuparsi del Bene Comune oppure quelle la cui unica e principale preoccupazione è la propria carriera, a qualunque prezzo e qualunque essa sia?

Lo so, la cosa non cambia, ma stamattina presto mi son svegliato con questo bizzarro pensiero in testa.

 

INTELLIGENTE SOLIDARIETA’

francesco

 

di Piero Murineddu

Fino a qualche tempo fa, pensavamo e forse speravamo  che la Sardegna non venisse toccata dai continui arrivi di profughi migranti provenienti da condizioni invivibili nei loro Paesi. Una volta invece arrivati, il Capo di sopra (Sardegna settentrionale) pensava e forse sperava che fosse un problema che dovessero affrontare solo quelli del Capo di sotto (Sardegna meridionale). E no, così proprio non  è stato e continua a non essere, purtroppo per molti sardi “nordici”. Il Prefetto di Sassari Mulas, da poco sostituito, stava dimostrando molto equilibrato decisionismo, e anche chi ha preso ora il suo posto stà continuando necessariamente su questa scia. Ancora qualche sindaco continua coi suoi ” si, va bè,ma…”, ma la tendenza è che ai profughi bisogna, è doveroso dare ospitalità  nel miglior modo possibile. Oltre tirreno e in altre altitudini, i soliti ex appartenenti all’ormai vecchia filosofia del celodurismo – in realtà afflosciati (forse) irrimediabilmente nel senso umanitario, almeno i loro capi – continuano ad essere quelli che sono (evito definizioni che sarebbero troppo forti), arrivando addirittura a voler occupare le Prefetture per imporre il loro credo ai rappresentanti del Governo ( “rom e immigrati fora da i ball, a prescindere….”). Grazie a Dio da noi in Sardegna, probabilmente perchè abituati a patire le altrui prepotenze, ancora abbiamo conservato una buona scorta di umana solidarietà, e ai profughi che quasi giornalmente arrivano, si riesce ancora a dar loro un’adeguata sistemazione, seppur provvisoria.

 

campioni

 

Questi “fuggitivi” che arrivano sono persone come noi, con sentimenti e necessità più o meno simili alle nostre. Provengono da mesi, settimane, giorni e ore di patimenti e soprusi di ogni genere, ecco perchè è possibile anche qualche loro comprensibile protesta, e la cosa non deve meravigliare più di tanto. Certo è che questo volersene lavare le mani da parte di vari Paesi europei lascia parecchio perplessi, oltre che vedere allontanarsi sempre più quegli  effettivi Stati Uniti d’Europa. Se non si condividono gli oneri, che caspita di condivisione è?

Tornando a noi italiani e sardi in modo particolare,  non tutti ancora si è accettata questa nuova situazione d’emergenza, per cui, invece di gioire quando le popolazioni che accolgono aiutano questi profughi ad inserirsi dando loro aiuto e solidarietà, qualcuno continua desolatamente a brontolare. Diversi giorni fa è apparsa la notizia che qualcuno dei profughi ospitati a Lu Bagnu, nei pressi di Castelsardo, si è addirittura (addirittura!!) fidanzato con qualche ragazza del posto. Ho sentito qualche commento, tipo : “Abà pratendini vinze di cuiuassi inogga chisthi nieddhi!(Ora pretendono anche di sposarsi ( con le nostre donne) questi neri)Appunto, come dicevo: si ha difficoltà a considerare questa massa enorme di profughi persone a tutti gli effetti, ma ho  tuttavia fiducia che lo sbigottimento sia passeggero, e che il buon senso e la ragionevolezza alfine prevalgano. Stiamo venendo a sapere che qualche sindaco delle nostre parti (no, di Sorso e Sennori no: loro tacciono desolatamente) si stanno attivando concretamente perchè queste nuove presenze  vengano trasformate  da problema da “grattare” a risorsa da valorizzare, non assistendoli solo ma valorizzandone le capacità. L’intervista che segue, che  invito a leggere, focalizza l’attenzione sulle campagne sarde in abbandono, per esempio. Qualcuno si allarma e fa allarmare il suo uditorio, dicendo che così facendo, ruberebbero il lavoro ai residenti. Insomma, la solita infondata e persistente posizione di chi del prossimo in difficoltà non gl’interessa granchè. Comunque, è meglio ribadire ancora una volta che finora, generalmente gli immigrati hanno fatto i lavori rifiutati dagli italiani, e di solito, dagli italiani sono sfruttati e sottopagati. In questo frangente particolare, si potrebbero fare delle convenzioni per valorizzarne le vere capacità, come dicevo prima. Di sicuro non ruberebbero il lavoro e le case a nessuno, ma la loro rispettata presenza potrebbe veramente arricchirci in tutti i sensi. Si tratta di allargare le nostre vedute e finirla di essere aggressivi  a causa delle tante paure che ci portiamo dietro.  Non lasciamoci perdere questa occasione per crescere, ciascuno per quello che può.

 

165218569-ed6aab20-816d-4c34-8be4-f4df0754ff49

“Potremo dare risposte adeguate solo affrontando l’emergenza in tutta la sua complessità”

Intervista di Pier Giorgio Pinna a Efisio Arbau

arbau

“Tutti devono fare la loro parte per aiutare i profughi”

Efisio Arbau crede nel coordinamento tra Ue, Italia, Regioni, Comuni. E respinge con forza l’idea di una divisione nord-sud della questione migranti. «Potremo dare risposte adeguate solo affrontando l’emergenza in tutta la sua complessità», spiega il consigliere comunale. Nei giorni scorsi ritornato sindaco di Ollollai, l’avvocato-pastore non ha dubbi sui doveri di solidarietà. Di recente balzato in primo piano per la proposta di consentire la vendita a 1 euro simbolico degli immobili abbandonati per favorire il ripopolamento delle zone interne, Arbau vede un domani gli immigrati come possibili co-protagonisti del rilancio di agricoltura e pastorizia. «Ma per il momento non mescolerei i due piani dell’assistenza immediata agli esuli e degli interventi per utilizzare al meglio case e terreni lasciati in uno stato di degrado», puntualizza.

Perché è indispensabile un’azione congiunta in favore dei migranti?

«Nessuno può permettersi di voltare la faccia da un’altra parte di fronte a una catastrofe umanitaria di queste proporzioni. Siamo tutti chiamati a dare il nostro contributo, ciascuno nel proprio ruolo, e perciò mi sento di accogliere l’appello del prefetto di Sassari: i sindaci possono dare una mano per indicare sedi destinate all’ospitalità nei diversi territori».

Come mai pensa che in futuro tanti immigrati possano contribuire al rilancio delle campagne sarde?

«Perché vedo che molti di loro già oggi fanno gli allevatori e i contadini nell’isola. E tanti sono competenti, preparati. Così com’è evidente che la manodopera può rivelarsi un aiuto per la ripresa dell’agro-zootecnia. Naturalmente, oggi come domani, è indispensabile il rispetto delle regole: non è pensabile che siano i Comuni a farsi carico anche di queste difficoltà».

Non tutti però la pensano così: i leghisti, per esempio…

«Beh, lo ripeto: la linea di Maroni si commenta da sé. Né lui né Salvini esprimono posizioni responsabili. In questo momento non li vedo neppure come interlocutori seri. Sfruttano la questione semplicemente per scopi elettoralistici, magari sperando di guadagnare uno 0,5% in più alle prossime votazioni. Tra i leghisti salverei solo Tosi, che almeno si è preoccupato di dare un tetto agli esuli».

Che cosa pensa della possibilità che ogni Paese europeo si faccia carico di una quota di migranti?

«Ritengo sia l’ipotesi più sensata da seguire: Grecia e Italia non possono essere lasciate sole. Finalmente sembra che adesso anche a Bruxelles siano arrivati a queste conclusioni, nonostante per spingere la Ue a questa scelta ci sia voluta l’ennesima strage in mare».

 

(La Nuova del 10 giugno 2015)