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Un centesimo di presa per i fondelli

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di Piero Murineddu

Sarà per mia “disfunzione” dinonsochecosa, fatto sta che da parecchio tempo la prima cosa che faccio quando compro il quotidiano “La Nuova”, è quella di cercare subito la pagina delle lettere per vedere se ….“l’hanno pubblicata”(!). Non solo. anche perchè spesso l’arguzia dei lettori è molto fine, salvo non si tratti di qualche Amministratore locale preoccupato di fare la solita cazzo di “precisazione”, oppure dire panzane, giusto per negare la realtà dei fatti e far passare i propri amministrati per idioti. Ma va bè. Anzi, va mal, ma questi abbiamo (gli Amministratori), e questi ci…subiamo (noi poveri amministratisifaperdire).   Oltre l’interesse delle lettere, anche le risposte del vecchio Brigaglia, costretto impietosamente a fare gli straordinari, spesso non mi dispiacciono. Azzardato appunto a Direttore ed agli organizzatori di convegni vari del circondario: ma lasciatelo un po’ in pace questo vecchio prof, che sebbene illustre, abbisognerebbe di trascorrere una vicciaia tranquilla, davanti al caminetto a leggere i fumetti di gioventù o a fare qualche breve passeggiatina in campagna (ciao, ziu Manlio).

Ma passo all’argomento. Quest’oggi vi ho trovato due lettere interessantissime: una di un anziano signore che in modo divertente e per me geniale, descrive la spettacolarizzazione  delle Messe cattoliche trasmesse in tivù (mio figlio l’ha gentilmente scannerizzata per voi. Leggetevela se ne decifrate i caratteri.

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L’altra lettera parla dei prezzi per le buste della spesa.Avete presente la scontata e irritante domanda della cassiera “Busta?” Eeeia… proprio quella. Azzecatissima! Parla anche della sparizione delle buste di carta e della fragilità di queste moderne buste a pagamento. Ma questa andatevela a leggere voi perchè Giuseppe (mio figlio) ha fame e adesso ha voglia solo di scannerizzare quelle bisteccone cucinate da mammà.

Aggiungo la mia diretta esperienza. Andando in una delle tante attività che ci sono all’interno di quella che una volta si chiamava Città Mercato (continuo a chiamarla così, perchè pronunciando questi nomi esteri, ho sempre paura di approssimarne miseramente la pronuncia). Ebbene, fatta una striminzita spesuccia, chiedo alla cassiera il prezzo della busta. Risposta: 4 centesimi 4. Si, avete capito bene:QUATTRO. Inevitabilmente ho fatto la mia battutina con la cassiera, che pazientemente l’ha presa sul ridere. Che dire, cosa non fa la spietata concorrenza mercantile per attirarsi i clienti! Come “cosa?”: ti fa risparmiare un centesimo. Furbescamente sanno che i clienti, pur di risparmiare, evitano di fare il giro di Prèdda Nieddha e puntano direttamente su City Marked  ex. Ops…. ischuseddi l’inglesu poscheddhinu, ma fa figo.Cosa fa la disorientata e spolpata clientela pur di risparmiare! Lo so, c’è la vecchia storia degli x euro,99 centesimi, ma questa presa per i fondelli è ormai stagionata e istituzionalizzata.

E Buona spesa, mi…

I 90anni di ANDREA PILO et Elezioni&DoUtDes 1° parte “O no è gussì?”

ANDREA PILO-011

di Piero Murineddu

Il prossimo 13 febbraio il mio caro amico ANDREA PILO compie la bellezza di 90 anni.

Embè – dirà qualcuno – e che c’entra questo col titolo “attribiddu” e il cui contenuto probabilmente farà incacchiare qualche sussincu poco incline ad azzittà la gritigga?

Che c’entra? E vediamolo,va…

Il  testo che segue è nato dalla fervida mente del caro Andrea e pubblicato nel suo libro “Ancòra ammenti”. Solo una precisazione. Evito di tradurlo, in quanto è esclusivamente riservato agli indigeni miei concittadini, e mi son permesso di cambiare qualche consonante, optando per lo scrivere come si pronuncia. In questo sono confortato dallo studio pubblicato da Gian Paolo Bazzoni, che nel suo tentativo di definire una grammatica della parlata sassarese e delle varianti sussincu e posthudorresu, “inventa” la possibilità di usare “consonanti variabili”, secondo la collocazione nella frase (es..: fuoco – foggu – lu voggu) e l’articolo ( es…: il fuoco – lu voggu – i ru voggu ).

Ischusiami, ziu Andrì, lu soggu ghi eddhu è pazientòsu e cumprendi questa mia “licenza”.

Ca è i ru voggu, s’ischasdhi

di Andrea Pilo

Erani sempri beddhi posthi.Camminabani tretti che fusu.

Erani gapazzi no soru di va l’inchinu a li vemmini, ma puru di basgialli la manu.

No abìani parò nisciuna gana di muggià l’ischina pa trabaglià.

In pogghi parauri èrani di ra ginìa di ghiddhi chi la ienti li gunnosci gumenti “beddhi in piazza”.

Gandu un parenti isthrintu ghi s’èra daddu a ra puritigga giusthrendi sempri cun unu e cun l’asthru,ma sempri cu lu più fosthi, è giunpiddu ad una “Caddrea” i ra Prubinzia, hani ischuminzaddu pianu pianu a runzalli in giru,fenniri milli genufressioni.

Finza ghi, impigni abà impigni dabboi,unu è finiddu addareddu ad una ischribania i ru Municipiu, un asthru ghi abbesumeu no sabbìa ne liggì e ne ischribì,bidellu in un’ischora e una nibboddi in una banca.

Gandu la ienti e tutti ghiddhi ghi abìani isthudiaddu chena mai riscì ad acciappà trabagliu s’è chisgiadda cu ri più manni, la ripòstha è isthadda soru una:

e no sabbìaddi ghi CA È I RU VOGGU S’ISCHASDHI? E voi addananzi a ru voggu no abeddi mancu un cani.

Ma ammintedibi puru ghi si voi l’abùssiaddi auddu, avaristhiaddi vattu lu ghi ani fattu eddhi.

O NO E’ GUSSI’ ?

 

Allora, è “normale” scaldarsi se si è vicini al fuoco, specialmente in questi “freddi” tempi di crisi, e questo a qualsiasi costo? È vero che davanti alla necessità, i princípi debbano passare necessariamente in secondo ordine? I princípi. Appunto.

Ma questi benedetti princípi e ideali coi quali una persona imposta, o meglio dovrebbe impostare la sua vita, valgono ancora, oppure l’importante è assè beddhu decciu, riempirsi lo stomaco fin’a gandu vi n’è e dill’althri ga sinn’affutti?

Diciamolo chiaramente e senza tergiversare oltre: il mio amico Andrea è in numerosissima compagnia nella sua conclusione, cioè che è da fessi non trarre profitto dall’occasione di avere vicino una PersonaChePuò. È una cosa Normale, Scontata, Giusta e addirittura Moralmente Giustificata. Ma è proprio così?

Dovute distinzioni

  1. Chiedere l’intercessione del Potente perchè si è nel bisogno e con le “vie normali” non si riesce ad ottenere ciò di cui si ha diritto
  2. Chiedere l’Intervento, consapevoli di prevaricare su altri e contravvenendo la Legge, per ottenere possibilmente ancora di più di ciò che già si ha in mano.

Sono situazioni differenti e diverso può essere il giudizio, ma non mi sembra  il caso di fare esempi.

Diciamo che quello di chiedere l’Intercessione è entrato ormai profondamente nel pensare comune. Perchè? Perchè si ha poca fiducia nella capacità di ottenere il proprio diritto muovendosi da soli e perchè si ha scarsissima fiducia nel buono e giusto funzionamento delle istituzioni pubbliche. Insomma, un vero e proprio casinazzo.

È sicuramente un argomento da approfondire. In questo momento di elezioni, però, voglio mettere in rilievo l’atteggiamento tipico dell’elettore medio:

ma cosa m’ha daddu pa dalli lu bottu oppure cosa mi dà se vuole che lo voti?

Do ut des imperante, e del significato della “Democrazia Rappresentativa”, ovvero, delegare una persona di propria fiducia e di provata capacità e moralità affinchè porti nei luoghi decisionali le mie istanze e quelle degli altri, se ne fà carta straccia con la quale pulirsi il culo.

In ogni appuntamento elettorale, questa posizione mentale trova conferma, e quindi, di fatto, lavoro per elevare il livello culturale e la capacità di giudizio della gente non esiste proprio. In questo senso, almeno a mio giudizio, responsabilità grosse l’hanno i politici che amministrano la “Cosa Pubblica” locale, omettendo di coinvolgere i propri elettori,e non solo nella vita “politica”. Responsabilità l’hanno le persone di una certa elevatura culturale e morale rassegnati all’ intantu no v’é nuddha da va’ Responsabilità l’hanno le guide religiose, le cui predicazioni molte volte sono distanti dalla vita concreta di ogni giorno, convinti che la promozione civile dei “fedeli” spetti ad altri. Non ho mai capito questa incredibile dicotomia tra le cose del “cielo” e quelle della “terra”e sono certo – CER-TO! – che non era nelle intenzioni  di Colui che ha proposto la Rivoluzionaria Buona Novella. L’atteggiamento che prevale nella maggior parte  di queste “guide” è ricordare (quando non imporre con fini metodi ricattatori e “terroristici”!) comportamenti moralmente buoni, il dovere di aiutare i poveri e via dicendo. E della povertà civili e culturali che originano tante altre storture e zozzure, siano altri ad occuparsene,,,,perdio! Responsabilità l’hanno tutti coloro a cui non sta a cuore la maturazione nella  Partecipazione Attiva della propria gente.

A questo punto, è fin troppo facile dedurre che i “politici”, certi politici almeno, in questa misera e per certi versi nauseante acqua stagnante ci sguazzano, essendo appunto espressione di questo “mondo”.

POZZANGHERA

BLABLABLABLA….e le cose che contano? Un esempio

 di Piero Murineddulotta-nel-fango23

In mezzo a tutto il baccano elettorale, le menzogne, lo scambio reciproco di accuse, il DEGRADO E LA MORTIFICAZIONE DI UNA VERA DIALETTICA CIVILE,dove prevale esclusivamente il

“VOTAMECHESONOBRAVOLUIECATTIVOENONECAPACEAFAREUNCAZZO,

qualcuno ricorda ancora i giorni della caccia al nero, la deportazione di massa, i casolari bruciati, gli africani gambizzati…..di Rosarno?

Lo so, è un PROBLEMASECONDARIOECHEPROPRIONONCIRIGUARDA.

A quei pochi sensibili e interessati, ecco un po’ di aggiornamento.

 

 GLI IMMIGRATI A ROSARNO

 

IMMIGRAZIONE:DA CASTEL VOLTURNO AL NAPOLETANO,SIT IN CASERTA

di Sandra Amurri

Esseri umani con occhi grandi e persi, cuore dolente e dignità negata. Questo sono i mille migranti costretti a vivere da due anni come quei sacchetti di plastica, quella carta straccia, quelle lattine arrugginite di pomodori che spuntano dalla montagna di spazzatura che circonda le loro tende. Di tende, in verità, con la scritta ministero dell’Interno ce sono solo 50, il resto sono baracche. Le hanno montate senza curarsi dell’acqua che manca e della luce che non c’è e non sono più tornati. Questi uomini non servono più. Le arance che raccoglievano nelle campagne attorno a Rosarno, per pochi euro al giorno vengono pagate troppo poco, meglio lasciarle cadere e usarle per concimare il terreno. Nessuna parola può bastare a raccontare quello che gli occhi vedono, il naso respira, le orecchie ascoltano arrivando in questa desolata periferia di San Ferdinando, a pochi chilometri da Rosarno. Arrivano dal Burkina Faso, dal Mali, dal Congo. Alcuni hanno il permesso di soggiorno, ci sono rifugiati, altri irregolari. HANNO la pelle nera e la luce nello sguardo ferito a morte. Molti sono giovani altri meno. Uomini di colore che non credono più alle promesse dei bianchi. E neppure a quelle di chi ha il loro stesso colore come la ministra Cécile Kyenge, del Pd, che quando è venuta da queste parti a ritirare un premio non ha trovato il tempo per donare un sorriso a questi fratelli; e alla richiesta di aiuto, rivoltale dal sindaco Domenico Madafferi, ha risposto con un “non posso fare nulla sono un ministro senza portafoglio”. Senza portafoglio e senza umanità, come se fosse stata nominata solo per rompere la monotonia del bianco nella compagine di governo. Alle promesse della presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi, candidata blindata in Calabria che qui è venuta in campagna elettorale e una volta eletta ha dimenticato i loro volti e le loro storie. Almeno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di promesse non ne ha fatte. Senza rispondere all’accorata lettera inviatagli, un anno fa, dal sindaco ha incaricato una ditta di Firenze di consegnare 450 coperte. Gli altri 550 possono anche morire di freddo, chi se ne frega. Così, mentre a Roma trascorrono il tempo a pesare sul bilancino dell’interesse personale un grammo di preferenze, due etti di soglia di sbarramento, qui a solo un’ora di volo dalla Capitale, nella bellezza struggente del Mediterraneo, mille esseri umani vivono in un lager. Non ci sono i forni crematori, certo. Non hanno sulle braccia numeri impressi a fuoco. Ma il diritto negato alla dignità ce l’hanno tatuato nell’anima. Non sono stati condannati da leggi razziali, ma vivono in una terra senza legge. Sono liberi ma non di vivere. “Da poco sono riuscito a fargli arrivare la luce abusivamente”, spiega il sindaco Madafferi. Un signore di 74 anni che ha strappato la tessera del Pd, eletto con una lista civica arrivato dopo che per ben due volte il Comune (governato dalla destra e dalla sinistra) era stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Un rappresentante delle istituzioni costretto all’illegalità per far tacere il suo cuore che non ce la fa più a sopportare il grido d’aiuto di queste persone. “Fai qualcosa per noi almeno tu, ti prego”, dice Akin quando vede passare davanti alla sua baracca con la bocca coperta dalla sciarpa per proteggere dal cattivo odore che sale dalle montagne di rifiuti, dalle pozzanghere putride, dai bagni biologici – an – che questi allestiti dal ministero dell’Interno – che scaricano a cielo aperto. Non sa che il mio potere sta solo nella penna, magari mi confonde con Laura Boldrini, l’ex portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati, come molti di loro, che da presidente della Camera qui non si è ancora vista. Eppure basterebbe così poco per restituirgli umanità. Poco più giù Geteye prepara il pranzo. Due pezzi di legna per riscaldare una piastra di ferro arrugginito, sopra due polli. Dentro la baracca, dove dorme, polli vivi chiusi nelle cassette della frutta. L’odore rende l’aria irrespirabile. Nella baracca accanto pezzi di carne coperti dalle mosche. Non hanno forchette. Non hanno piatti. Mangiano con le mani seduti per terra o su sedili di macchine abbandonate. Non hanno acqua potabile. E quella che c’è è gelida come l’aria che di notte spezza le ossa. Qualcuno lavora ogni tanto e ha bisogno di lavarsi. A vendergli per qualche euro acqua riscaldata dentro ai bidoni provvedono i fratelli più poveri. La povertà che aiuta la povertà più povera. Eh sì perché alla povertà, come alla vergogna e alla disumanità, non c’è limite.

Silvio&SignorM

forza-italia-2.0

 

di Piero Murineddu

 

 Necessaria premessa

31 gennaio 2014. In vista delle prossima scadenza  per eleggere la nuova Giunta della Sardegna, il Capo Indiscusso di Forza Italia Bis arriva a Cagliari per garantire con la Sua Presenza la Vittoria Certa del suo amato “figlioccio” Ugo, evidentemente affezionatosi alla Poltrona occupata per cinque anni, sempre per volontà Sua di Lui. E’ risaputo, infatti, che il Suo Pensiero è messo in pratica dal suo Esercito, senza se e senza ma: “E no ponini attribìssi a dischutì” (trad.: “e non  possono permettersi di discutere!”) Per non smentire la Sua di Lui fama di simpatico intrattenitore e trascinatore di masse (chiedo scusa per questa terminologia comunista,meglio “trascinatore di popolo”), il Nostro non fa mancare di far gioire gli astanti bramosi della Parola con l’immancabile barzelletta. La conoscete? No? Ma dai, in questo modo mi costringete ad allungare questa premessa! E poi mi rinfacciate di essere troppo prolisso! E va bè. State a sentire e preparatevi a scompisciarvi dalle irrefrenabili risate.

 “Un signore si presenta al Premier Silvio per chiedergli di poter cambiare il nome, che fin dalla nascita gli crea molto imbarazzo: Giancarlo M…A. La “Grande Comprensione” non esita ad accontentarlo. Dopo qualche giorno,  si ripresenta il signore, per esprimergli la gioia di poter essere chiamato d’ora in poi UGO…(Posso?) MERDA”

A quanto si racconta, confermando in questo modo la durezza di comprendonio sardo, in un primo momento l’Assemblea è rimasta disorientata, aspettando dalla claque incaricata se dovesse applaudire o che cosa. Anche l’Ugo, accettato seppur mal volentieri  il nuovo cognome – nomignolo e dopo un infinito attimo di perplessità per tutti di difficile interpretazione, riesce timidamente ad avvicinarsi al microfono di cui L’Eccelso si era impossessato appena arrivato, (sebbene in ritado di due ore) per ricordare simpaticamente e col sorriso forzato che i tre striminziti caratteri che formano il suo nome, U-G-O,gli permettono di arrivare …..sempre primo (sic) . Naturalmente l’ispirata battuta fa sciogliere la tensione e fa esplodere l’Assemblea ancora sbigottita. Dopo qualche giorno, l’aspirante alla Presidenza bis si affanna a far sapere alla stampa mondiale che lui non si è affatto offeso, e che, a differenza della maggioranza degli altri politici, possiede una’abbondante dose di Ironia&Autoironia, doti fondamentali per “rimanere a galla”. No, nessun riferimento a sostanza di rifiuto organico umano, credetemi.

 Aufffff….Fine premessa

Che dire? Innanzitutto, dal momento che il Presidente della Regione dovrebbe rappresentare tutti i sardi,ripeto, “dovrebbe”,  io mi sento offeso al suo posto e  non rispettato dalla bassa barzelletteria dell’ormai ex cav. (dal momento che è stato buttato fuori dal Senato con ignominia, ha perso anche il diritto alla C maiuscola). Comprensibilmente, però, l’Ugo regionale, in imperituro debito  verso il Padrone, deve necessariamente abbassare la testa, fino a voler far credere …..l’incredibile. E’ certo che buona parte del loro Esercito avrà tirato un sospiro di sollievo, magari pazientando con comprensione per l’età avanzata dell’Ex (maiuscola di proposito). Spero che qualche “discoletto e monellaccio” da quelle parti ci sia ancora e si senta indignato di tale irriguardoso trattamento, seppur …giusto per ridere.

Foto emblematica

Osservate con attenzione le espressioni del viso e l’atteggiamento del corpo.

UGO MERDA 2

 Fatto? Avete quardato con attenzione tutti i particolari? Bene. Proviamo a fare un giochetto. Immaginatevi un possibile scambio di battute  dei due amiconi della foto. Che dite, ci state?

Io ho ipotizzato il seguente.

1. Nel caso lo scatto sia precedente alla barzelletta
 

  Silvio: “Embè Ugo, e come va? Massacrando lo stai questo penoso rimasuglio di Comunismo sardignolo? Gia li ricordi bene gli ordini che ti ho dato: neanche uno ne deve rimanere in piedi. E mi raccomando i campi da golf, le villone e gli alberghi….li conosci i grandi progetti che ho in testa! Stai tranquillo, U’, che se ce la fai, ad Arcore, tu e i tuoi stretti collaboratori, avrete sempre le porte aperte. E gia lo sai che lì non ci si annoia!!”

 Ugo: Stia tranquillo. Lo sa che con me non c’è nessun problema. Nell’obbedire ai Suoi ordini sono il primo”

 

 2. Nel caso che la foto sia rimasta impressa dopo la barzelletta

 Silvio:Embè Ugo, piaciuta t’è? E come mai non ti sei spellato subito le mani per applaudire il mio fine umorismo!”

 Ugo: No no! E’ che a prima acchito non l’ho capita bene e veramente ancora ho qualche dubbio. Ma, mi stava prendendo per il culo o che cosa? Comunque, se l’ha detta Lei! Ma davvero è che mi farebbe partecipare alle allegre festone della Règgia di Arcore? E me lo permetterà di mettere un piccolo loculetto – mi perdoni se oso, Sire – vicino al Suo immenso Mausoleo? Arumancu (= almeno) potrò godere della Sua protettiva vicinanza in sempiterno!”

Silvio: ” Gia si vedarà! Tu intanto continua ad obbedirmi e a riferirmi di qualche eventuale  miserabile infiltrato chi tenta di tradire la Grande Causa. Capitò mi hai !?”

ps  

Avete notato  l’ultima strategia di Silvio&Ugo nel presentarsi come convinti Zonafranchisti e addirittura Indipendentisti?  Si si, avete ragione. Questo è un altro discorso.

E forza Itaaaalia…..lalalalalalala

QUEI BIANCHI,PULITI E SILENZIOSI GIORNI

merla

di Piero Murineddu

I famosi “giorni della merla” che fine hanno fatto? Sono ormai trascorsi, ma di particolare freddo ancora non c’è traccia. Verrebbe da pensare che, capitando nel bel mezzo di un’anticipata campagna elettorale,la signora uccella abbia voluto evitare d’incontrare alcune cornacchie sue antagoniste, dalle quali fa di tutto per tenersi alla larga. Che si fa? L’aspettiamo ancora o predisponiamo il cervello direttamente alla primavera? Anche perchè i mandorli sono gia in fiore, perbaccobaccoto! Boh! Lo dico francamente: non so più cosa pensare e che cosa devo aspettarmi, riperbaccoriperbaccoto !!

Magari qualcuno sta immaginando che il riferimento sia alla politica.
Pa cariddai, di ghissa no ni vabiddhemmu, specialmente qui a Sossu!
E dopo, un po’ di tregua, vi prego!

cettola

No no no. E’ proprio al cettolaq…. pardon, al  “tempo” che sto pensando.

E la neve? La dobbiamo ancora attendere, AFFINCHE’ RIGENERI L’ARIA E LA RIPULISCA DA TUTTE LE SUE IMPURITA’, o le diamo appuntamento direttamente al prossimo anno?

Boh boh!

Certo, l’altranno la sua abbondante caduta cheeraunameraviglia ha provocato qualche disagio, specialmente a noiatri non abituati, ma vuoi mettere la gioia nel vedere tantobiancointorno, tante brutture coperte, seppur momentaneamente, tanto silenzio,tanta allegra e libera giocosità di potersi divertire senza vergogna!?

Boh…booohhh…boooooohhhhhh !!

In attesa degli eventi e di capirci qualcosa, mi consolo almeno nel ricordare quei …..bianchi, puliti e silenziosi giorni

neve

31 gennaio 2014 CAPPELLACCI a SORSO

cappellacci 2

TORRA !!! NO BASTHANI TUTTI RI DANNI GHI HA GIA FATTU !?

 

 

 

di Piero Murineddu

 

Purtroppo, impegni improcrastinabili mi hanno impedito di dare il benvenuto e di rendere il giusto e doveroso omaggio al presidente della Regione Sarda, giunto addirittura …..sotto casa mia. Devo ammettere che attrazione e interessamento particolare non ne avevo, ma probabilmente la grande atmosfera di festa e di giubilo avrebbe giovato al mio frequente malumore. Qualche resoconto del grande evento, l’ho appreso da “La Nuova”. Si, si, avete ragione: giornale “partigiano” di cui è universalmente conosciuta la mancanza d’obiettività e di corretta informazione, specialmente nello scegliere i suoi corrispondenti locali per lo più “comunisti”. Almeno, questo a detta dei numerosi “bodyguard” e avvocatelli portavoce del non proprio giovanissimo ma dinamico “regnante” locale. Va bè che ormai ci hanno abituati a considerare “comunisti” tutti coloro che non si adeguano e non sono in sintonia col Pensiero di Arcore! A meno che uno non manifesta esplicitamente la sua nostalgia per il Ventennio (non l’ultimo, voglio dire, bensì quello degli anni ’20), diversamente chi dissente dal Pensiero che dicevo, diventa automaticamente seguace di Lenin – Stalin – Mao Tsetung.

Ecco, come spesso capita, mi son fatto prendere la mano e ho perso il filo del discorso. Dov’ero rimasto? Ah si, dicevo del resoconto del Memorabile Venerdì a Sorso. Vediamo.

Ugo dixit:

Capisco gli indecisi, i disillusi della politica. Ma il nostro sforzo deve essere convincerli ad andare a votare, per spendersi a favore di una proposta politica seria. La nostra”

Manco a dirlo!


E
ancora, rivolto al principale avversario, tale prof. Pigliaru:

…ha mandato via la donna scelta dal popolo delle primarie”

Ma dai Ugo….mandata via da lui! Nei partiti –  e “chi è senza peccato….” – certe manovre creano perplessità e crisi, che per forza uno si chiede perplesso e anche coi gabasisi girati: “ Ma che cazzo stanno combinando ! Lei si, gli altri no e poporopò…!?”, ma non puoi affermare che Francesco ha mandato via Francesca, perdinci! 

 

Rivolto alla scrittrice candidata con l’appellativo di “Signorina”, evidente e non casuale intenzione di scherno, come una volta si faceva nei confronti di chi in età avanzata non aveva “ancora” trovato marito lo scatenato oratore le rimprovera la sua docenza (volontaria e non retribuita) presso l’università di Aristan sull’argomento “odio”, facendo presumibilmente dedurre che tale sentimento  caratterizza la non molto alta e paffutella candidata di Cabrasa. Che dire? Solo un suggerimento. Andate a vedere cosa è questa università http://www.aristan.org/ . Probabilmente ne coglierete tutta la portata “rivoluzionaria”. Ops! Scusate il termine, visto l’argomento che stiamo trattando, è indubbiamente fuori luogo. Breve parentesi. E’ evidente il becero e penoso sessismo a proposito della cabrese candidata “Signorina”, mentre nello stesso momento, sui “Signorini” suoi protetti niente da ridire. Mah,vallo a capire il sorridente presidente! 

 

Alla sottosegretaria ai Beni Culturali che ha bloccato il suo PPS, il cui cognome riconduce ad una famosa marca di pasta, dice che ha ….le farfalle in testa. Ammetto che è una buona battta, infatti appena ho letta non riuscivo a contenere le risate, ma bisogna pur riconoscere anche che molti sardi (e non solo) ringraziano ancora la signora “Pasta” per questa sua iniziativa di vederci più chiaro. Ma si sa, tutti i sardi che non riconoscono i grandi passi fatti dalla Giunta uscente sono retrogradi e probabilmente …..anacronistici comunisti.

 

Dulcis in fundo, l’onorevole ospite ricorda la sua rinuncia all’indennità di presidente. Buona iniziativa. Ancora più apprezzabile sarebbe stato proporre agli “onorevoli” di approvare una legge che concedesse a se stessi e a quelli che verranno una retribuzione proporzionata a quella di un cittadino medio normale. Magari qualcosetta in più per l’obbligo istituzionale di rinnovare spesso il guardaroba, ma senza esagerare, però. Così facendo, avrebbe definitivamente tolto dalla testa della gente la convinzione che ci si mette in politica per i lautissimi guadagni. In questo modo si che avrebbe lasciato un Segno indelebile per i posteri, oltre che essere sinceramente apprezzato anche dai suoi oppositori, e persino dagli irremovibili “comunisti” a cui piaceva tanto la carne tenera degli infanti.

 

CRIBBIO

 

Scusate. C’è ancora la vera ciliegina finale. Come si usa nell’ambiente, l’immancabile “telefonata” al Capo Supremo, per informarlo che a Sossu sono rimasti giusto solo un paio di comunistelli inoffensivi. In effetti, la mia povera mamma, famosa e sfegatata comunistona, ci ha lasciati qualche anno fa, e così zia Marietta, zia Antonietta, zia Luisa, Antoninu, Giuanninu lu zoppu……Ignoranti e analfabeti, ma tutti convinti comunisti. Non ci sono più. Sono rimasti solo questi due poveracci rannicchiati in un buio angolo, autoconsolandosi al ricordo dei bei tempi passati, quando c’era passione per la lotta e per la giustizia sociale. Insignificanti sentimentaloni ! 

Comunque,

GLI OPPOSITORI SONO SCOMPARSI E SCONFITTI! 

AVANTI VERSO LA VITTORIA !

E  FORZA ITALIA…. LALALALALALALA

E DOMANI, TUTTI A  CAGLIARI …… A RIVERIRE IL  CAPO PREGIUDICATO! (nota di redazione)

 

Dopo una tale arringa, circondato da una totale acclamazione popolare (“popolo” nel senso di devoto a Silvio, s’intende), in uno slancio irrefrenabile,le mamme fanno a gara per mettergli i bambini fra le braccia e riceverne la benedicente carezza.

 

papa

 

 

ps

M’informa un’amica che la Murgia è sposata, al contrario di quanto pensassi io. A questo punto il motivo dell’appellativo  “Signorina” a lei rivolto dal sorridente Ugo, a me ed alla mia amica risulta di difficile interpretazione. Ma del resto, molte delle affermazioni del Nostro amato SignorM sono state e continuano ad essere non solo incomprensibili, ma sopratutto ….indigeribili, come tutto ciò che abbiamo dovuto sorbire dalla discesa in campo del suo Capo in poi.

 

 

Auguri, SIGNORA Murgia

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Propaganda Elettorale a Sorso NORMATIVE ALLEGRAMENTE DISATTESE E TRATTAMENTI DIVERSIFICATI

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di Piero Murineddu

La recente Circolare Regionale (prot. 343 del 9/1/14) ha ricordato a tutti i Comuni sardi le disposizioni in materia di propaganda elettorale, sancite dalla Legge n°212 del 4/4/56.

Nei giorni scorsi, a Sorso è stata fatta rimuovere la gigantografia di un candidato che dall’alto di una facciata sorrideva e salutava i passanti. Giustamente l’autorità competente l’ha fatta  rimuovere, dal momento che si trovava in uno spazio non consentito. Il fatto è che la Legge prevede norme anche per quanto riguarda la distribuzione dei tradizionali “santini”, che non possono essere sparsi nella pubblica strada. Sono certo che, con i numerosissimi fans sparsi per ogni dove, impegnati a fare opera di convincimento e distribuendone persino nelle strutture pubbliche,a più di uno continuano a caderne accidentalmente dalle tasche, sicuramente stracolme di questi comodi ed efficaci “elettoralini”. Ora, mentre per il “faccione”, per me simpatico umanamente ma non per forza  “elettoralmente” (e questo è meglio chiarirlo)  si è provveduto, i “santini” continuano pressoché ogni giorno a svolazzare liberamente e allegramente, a “ricordare” ai passanti cosa devono fare all’interno dell’urna nel giorno fatidico. L’antico spauracchio clericale dell’era democristiana “Dio ti guarda anche nell’urna” aggiornato, insomma.

In confronto al cartellone fisso,  i mini volantini  sparsi hanno almeno tre aggravanti:

1) il fiero volto, col suo sguardo insistente,ti fissa nei luoghi e nei momenti più impensati (figuratevi la mattina presto ancora buio!)

2) se, com’è  immaginabile, le figurine sono state prodotte in quantità industriale, gli addetti alla pulizia delle strade in questo periodo           avranno un aggravio di lavoro e conseguente  silenziosa e repressa lamentela (ma intanto, chi ascolta gli …spazzini?!)

3) per ultimo, cosa ancora più grave, per me un tantino gobboso per la “vicciaia” incombente, in più  ipovedente e quindi costretto a         guardare per terra mentre cammino, trovandomelo ogni giorno sotto gli occhi, c’è il forte rischio  che dentro l’urna la mia                             scelta cada proprio su di lui, diventato giorno dopo giorno un viso familiare. Certo, non si può escludere che altri, a forza di vederlo         martellante in tutte le salse mediatiche, siano essi cartelloni “corretti”, TV, internet, cartelloni “meno corretti” nelle vetrine….. e                qua, e  là……, potrebbe provocare la reazione  inversa, averne cioè  un inaspettato e scandaloso rifiuto. A me, al solito        bastian contrario,  potrebbe invece provocare  l’altra  reazione, quella che appunto dicevo.

 

Allora, per il “faccione” in “Pien di Iesgia” c’è stato un giusto provvedimento. Incredibilmente veloce, è vero, ma ripeto, giusto.

E per questi santini alati, per la maggior parte dello stesso candidato, che, sono sicuro, se messi insieme occuperebbero uno spazio “non consentito” di gran lunga maggiore di quel cartellone rimosso, che si fa?   L’Autorità competente cosa aspetta ad intervenire, non dico con le previste sanzioni stabilite dalla Legge ( ah, la Legge!), ma per lo meno a richiamare il candidato interessato, affinché dica ai suoi missionari itineranti di fare bene attenzione …….. a non perdere niente da tasca?

 

PERCHE’ I “CERVELLI” SCAPPANO DALL’ITALIA ?

CERVELLO IN FUGA

di Massimo Sibilio

 

Non se ne può più, ormai l’etichetta del cervello in fuga ce l’hanno (avete) appioppata e non c’è scampo. Vabbè, direte, c’è di peggio.
Beh, quel che è peggio è che nessuno si chiede realmente come mai ce ne siamo andati, si rimanda a storie personali oppure alle solite “maggiori opportunità all’estero”. Certo 68.000 soltanto nell’ultimo anno non sono pochi , senza contare quelli che non hanno trasferito la propria residenza ma che di fatto si incontrano regolarmente in aereo ogni venerdì sera sul Londra-Roma e ogni domenica al ritorno, chi da 10 chi addirittura da 15 anni. Molti, anzi, moltissimi i diplomati e i laureati che cosa strana, eh?

Ci chiamano cervelli eppure è mai possibile che siamo tutti così idioti da rinunciare alla compagnia degli amici, quando non all’affetto della famiglia, alle tiepide serate primaverili seduti all’aperto a mangiare una pizza o un gelato, a parlare la nostra lingua, a lavorare per la “mia gente” (che non mi si equivochi, prego: la mia gente è quella di tutto il mondo, ma quella della mia terra è un po’ più “mia“), alle piazze fra le più belle al mondo, ai mari tra i più divertenti, alle montagne senza fiato? Per stare in luoghi freddi, talvolta freddissimi, umidi talvolta umidissimi, indigesti, distaccati, dove nessuno mai mi capirà se avrò detto “la donna è mobile e io sono un mobiliere”? Ah, insuperabile Totò!

CERVE

Allora ecco il mio decalogo, quello dei miei perché, ma sono quelli di tanti, tantissimi che ho incontrato e con cui ho parlato finora, tanti che hanno fatto la mia stessa scelta e che svolgono professioni diverse dalla mia
1. Perché se mi comporto onestamente sono un fesso.

2. Perché ho bisogno delle raccomandazioni per fare. Tutto, tutto quello che mi spetta di diritto e senza raccomandazione.

3. Perché  se voglio lavorare bene sono visto male, perché ingolfo tutti gli altri, e se possono ti fanno da parte e se non possono cercano di eliminarti.

4. Perché negli ultimi 20 ( e dico venti) anni non sono riuscito a partecipare ad un concorso pubblico dove non si conoscesse già il vincitore. E perché nessuno si chiede come mai per alcuni posti non si facciano proprio, i concorsi.

5. Perché non si è mai tenuto conto di tutto quello che avevo fatto.

6. Perché si pensa sempre che siccome sei un professionista non hai bisogno di soldi (mai capita ‘sta cosa), e quindi ti pagano dopo sei mesi. O comunque ti pagano dopo sei mesi e se c’è qualche problema amministrativo non ti pagano affatto e danno per scontato che tu lo debba accettare.

7. Perché molti “manager” sono incompetenti piazzati da qualche loro amico politico ancora più ignorante.

8. Perché ho visto emeriti idioti ottenere ciò per cui io sto ancora faticando, solo perché conoscevano la persona giusta o hanno portato la borsa alla persona giusta, o hanno pagato la persona giusta, o hanno minacciato la persona giusta, oppure sono loro stessi la persona giusta, una volta tanto.

9. Perché molti di quelli che si lamentavano e predicavano di stare nelle tue stesse condizioni si sono rivelati essere i primi a volerti fregare. E ti hanno fregato senza un minimo di lealtà, voltandoti le spalle e prendendoti anche in giro.

10. Perché forse sono veramente un fesso ma anche riconoscere questo è stata una conquista che non devo a nessuno.

Basterebbe cambiare anche soltanto un paio di punti e immaginare quanta gente rimarrebbe in Italia.

CERVELLO

 

 

 

INDIGNAZIONE, RABBIA E FIDUCIA DI POTER CAMBIARE

Franco-marras-piume

(opera dell’artista Franco Marras)

 

 

di Piero Murineddu

“INDIGNAZIONE e RABBIA nascono dalla fiducia di poter cambiare. Nascono da una Speranza che è frutto della ragione” (Ferruccio Sansa). Nella realtà, però, spesso ci si sente rimproverare la propria manifestazione di dissenso e si viene accusati di disfattismo e di eterni “faccinieddhi”. Così quando non ci si accontenta di quello che passa il “convento”, quando si manifesta inquietudine per come è organizzata la vita sociale, quando davanti all’esibizione gridata di un qualsiasi successo politico si pone qualche dubbio e si avanza qualche riserva…. Chi, insomma, non si limita a dare sempre la colpa al “governo ladro” o al “tempo” se le cose oggettivamente non vanno, e accenna qualche tentativo di analisi razionale, ecco che sente arrivare il macigno: disfattista e rompicoglioni.

E qui non si tratta del saggio valore dell’accontentarsi per vivere meglio, del gioire per quello che si ha. Queste sono scelte intime e personali. No.Qui non è questo in discussione. Qui si parla di diritti e doveri sanciti dalla civile convivenza che ancora civile non è, dall’attuazione di una Costituzione che si vorrebbe cambiare senza averla  trasformata ancora in vita reale.

E poi, come non ammettere che l’Italia campa sull’auto assoluzione, specialmente da parte di chi gestisce il potere e deve decidere sulla vita degli altri? La colpa è sempre altrove, delle “oggettive contingenze avverse”. Al che a me mi si contorcono “li minuzzi” ed il sangue inizia ad affluire furiosamente alle tempie. Ma chi sono i responsabili se il nostro Paese è talmente impantanato che ogni movimento che fai per uscirne fuori, non fa altro che farti sprofondare sempre più? Ma esiste ancora questa benedetta responsabilità personale, delle azioni e sopratutto delle omissioni? Dicevo della “palude” italiana, dovuta anche al fatto che chi sbaglia ha spesso la possibilità di non pagare, e secondo il posto che si occupa nella scala sociale, e quindi tutti i conseguenti agganci costruiti, diventa arrogante certezza d’impunità.

Nei giorni scorsi, ho letto su “Il Corriere Turritano” alcune considerazioni fatte da Leo Spanu a proposito dell’esposizione a Sorso di due artisti, che tentano, attraverso il loro genio e i loro pennelli, di raffigurare l’ idea di “mutazione”. Riferendosi ad uno di loro, Spanu evidenzia la speranza di un’umanità ritrovata, dopo un passato animalesco:

Ci sono scaglie sparse sul corpo di colei che una volta era una sirena, piume per chi viene dal mondo degli uccelli. Tracce animali che stanno lentamente svanendo per restituire ad un mondo cupo e disorientato l’uomo e la sua anima perduta, malgrado colori violenti che sembrano raccontare cataclismi e apocalissi. C’è ancora del buono nell’essere umano, qualcosa di bello che si può ancora salvare e allora la metamorfosi diventa un PROCESSO DI CRESCITA DELLA COSCIENZA”

Ammetto la mia incompetenza riguardo alla pittura, tanto meno l’incapacità critica e di lettura, ma quando sono aiutato a capirne il messaggio, mi confermo nella convinzione che l’arte è uno dei modi privilegiati per comunicare, e quindi per riflettere e trovare applicazioni nella vita reale.

Il tema dell’umanità perduta, mi fa riagganciare alle considerazioni che facevo riguardo alla capacità o meno di critica e di giudizio, sociale e politica:

si riuscirà a prendere coscienza della sovranità civile di ciascuno davanti a chi vorrebbe privarcene, respingere sdegnati i tentativi di commercializzare la “partecipazione attiva” dei cittadini, specialmente in vista di conquistarne il voto per portare avanti, non sempre ma spesso, le personali ambizioni? Si può ancora sperare in un moto personale e collettivo di ribellione, davanti a chi vorrebbe impedirci di ritrovare questa “sovranità” perduta?

La risposta sta anche nella presa di coscienza e responsabilità individuale, e probabilmente si riuscirà anche a “ritrovare la chiave per liberare i nostri sogni”, come dice Leo Spanu a conclusione del suo articolo, e le “scaglie animalesche” che limitano tristemente la nostra libertà cadranno definitivamente.

 

SFRONTATA DEMAGOGIA CAPPELLACIANA

cappellacci

A proposito del PPS (piano paesaggistico sardo), quello che ha compiuto il Governo nazionale è un atto di arroganza che fa male alla Sardegna. Noi non ci lasceremo scippare del diritto di decidere da soli come gestire il nostro futuro e quello dei nostri figli. (….) La Sardegna ha bisogno di risposte, non di arroganza: questo i signori romani se lo devono mettere bene in testa e sostituire la demagogia con atti concreti. (….) I sardi devono sapere che i loro nemici, in questo frangente, sono lo Stato e l’Europa dei burocrati e degli strozzini che stanno impoverendo i cittadini con tasse e balzelli oppressivi”

 (Ugo Cappellacci a Cuglieri – 18 gennaio 2014)

Il mio del tutto ininfluente parere

di Piero Murineddu

Se non si conoscesse il nome di chi ha pronunciato queste parole, si potrebbe pensare ad un leader indipendentista che sfoga la sua rabbia per anni di “sottomissione al Governo Italiano, ladro e centralista”. Invece è il legittimo presidente della Regione Sardegna, fatto eleggere nel 2009 per volontà del potere assoluto dell’allora premier nazionale, rappresentante quindi a tutti gli effetti di quello stesso Stato così ferocemente avversato dal signor Ugo.Oggi il signor Ugo si ritrova ancora candidato per il prossimo quinquennio a governare l’Isolato Sandalo, sempre per Volontà Indiscutibile del sempre simpaticone Suddetto,questa volta ex premier, attualmente pregiudicato e momentaneamente all’opposizione per una serie di vicissitudini giudiziarie, ancora leader di un “rinnovato” partito sempre il solito, che continua a mostrare una (poco convincente) grinta del tipo “vi faccio vedere io chi comanda e che non sono ancora finito!

Ecco, questo è Ugo, novello Giovanni Maria Angioy che vorrebbe guidare il popolo sardo tutto a ribellarsi e a scacciare i padroni oppressori, questa volta non piemontesi ma romani e “comunisti”.

Noi non ci lasceremo scippare del diritto di decidere da soli come gestire il nostro futuro”

“Noi” chi? Gli aderenti al suo partito o tutti i sardi, compreso chi scrice questo ininfluente pensierino? No, no, non mi cercate, per carità. Non ho proprio nessunissma voglia di far parte di un esercito patriottico, pronto a prendere le armi e andare alla battaglia. Ho una certa età e gli acciacchi si fanno sentire. E poi, una volta che si cerca d’impedire il continuo scempio che i governanti sardi hanno fatto della Nostra povera Terra, vogliamo ribellarci? Mi scuserà, signor Presidente, ma non voglio essere dei suoi, ne questa volta ne mai. E di questo sono assolutamente sicuro.

Mi dispiace che di questo sfoggio di demagogia abbiano risuonato le mura dell’ex seminario regionale, luogo dove si son formati molti di quei preti che ancora oggi continuano a far conoscere un Coraggioso Uomo che circa 2000 anni fa non aveva paura di denunciare gli ipocriti e smascherare i “sepolcri imbiancati”.