Autore archivio: piero-murineddu

Peppino Manzoni

 

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Giuseppe Manzoni era nato a Sassari il 20 luglio 1930. Il 15 giugno 1960  sposa  Grazia Antonietta Salis e viene ad abitare a Sorso. Prima di dedicarsi all’insegnamento, grazie al diploma in Agraria aveva concentrato i suoi interessi nella coltivazione degli agrumi e negli impianti delle vigne. Tra Sorso e Sennori molte vigne sono nate col suo contributo. Pensava infatti che lo sviluppo di una comunità doveva passare necessariamente attraverso la valorizzazione di quello che di buono possiede e produce. E’ stato anche il primo in assoluto in Sardegna a utilizzare le serre per coltivare i legumi.

Essendo stato a lungo segretario dei Consorzi Stradali, incaricato quindi di rifare a nuovo le strade di penetrazione agraria, conosceva quasi tutte l campagne di Sorso. Negli anni ’70 aveva progettato anche i giardini di via Borio, di fronte al cimitero. Ne aveva deciso le piante da mettere a dimora. In quel periodo succedeva che le piante messe di giorno, la notte venivano fatte sparire. Ma questo naturalmente è un altro discorso.

La sua famiglia era originaria di Castelsardo e negli anni 50 proprio questo comune, conoscendone l’intelligenza e la capacità di adattarsi a qualunque lavoro, gli aveva affidato la direzione di un cantiere – scuola per il recupero delle strade nel centro storico del paese e sono molte le persone anziane che ancora si ricordano di lui.

Amico di Petronio Pani, condividevano la passione per l’archeologia del territorio, e non solo sui libri, ma recandosi sui siti, molte volte per liberarli dall’abbandono e dall’incuria. Oltre alla sua famiglia e al suo lavoro, amava molto Sorso e la sua gente. Parlava perfettamente non solo il sardo settentrionale, ma anche il sorsese del quale conosceva e utilizzava termini purtroppo caduti ormai in disuso. Questa sua confidenza col particolare dialetto (lingua?) è stata di fondamentale aiuto per la realizzazione dei due volume di Andrea Pilo dedicati ai ricordi e ai racconti della Sorso di una volta e scritti in sorsese e in italiano. Trascorrevano ore e ore a concordare la scrittura esatta di certi termini, ed è facile immaginarne la fatica dal momento che una grammatica non è stata mai definita. Andrea dettava, e Peppino – come era conosciuto da molti – batteva con entusiasmo sui tasti del computer, indugiando non poco prima di tradurre in lettere certi suoni espirati, cacuminali e fricativi, tipici della parlata locale.

Il 29 luglio 2013 una breve e brutale malattia l’ha strappato alla vita.

 

(con la preziosa collaborazione dei figli Nicola e Giantommaso)

FACEBOOK, un mare magnum ricco si di pesci,ma anche di plastica, mucillagini, idrocarburi e tutto quanto la stupidità umana ha seminato di spazzatura

Io ho cercato di far avvicinare il dottor Leo – prossimo 70enne(*) –  a “facebuk”, ma la sua tenace resistenza mi ha portato a desistere. Credetemi, in un primo momento ho insistito nell’evidenziargli la grande (e immediata) opportunità comunicativa che offre questo strumento, che trattandosi appunto di uno strumento, ognuno ha la possibilità di usarlo come meglio crede. Niente da fare. In effetti, vista la stupidità che stà prendendo il sopravvento in questa piazza virtuale, e sentiti i tanti che per questo motivo hanno staccato la spina, entusiasmo nel continuare opera di persuasione non è che me ne sia rimasto tanto. Per dirla tutta, il più delle volte evito accuratamente di entrare nella home page dei più o meno amici fittizi, e quando mi và, vado a guardare la pagina di qualche amico che mi ha dato prova di usare con intelligenza questo mezzo. Certo è, che quando la curiosità mi ha fatto “scendere in piazza”, in mezzo a qualche  attrattivella ho trovato sopratutto tante cretinatelle. E poi vi sono questi  “dialoghi” fatti di supersoniche battutine e slogans che vorrebbero essere intelligenti e fulminanti, il tutto condito da milioni e antipaticissimi puntini di sospensione e orrori di ortografia (oltre che di pensiero!).

Comunque sia la vostra posizione a riguardo, leggetevi ciò che ne pensa il Leo, il sorsinco  giaenonancora.

 

(*) Faccio riferimento all’età di Leo non per fargli torto e far sapere in giro che non è più un giovanotto aitante e che ha più anni alle spalle che davanti, ma semplicemente per ricordare, a me  prima di tutti, che noi persone anzianotte facciamo fatica ad avvicinarci a questi moderni mezzi di comunicazione, e quando quattiquatti osiamo, lo facciamo molto guardinghi e diffidenti….. grazieaddio

(Piero Murineddu)

 

 

     AMICIZIA AI TEMPI DI FACEBOOK UOMO DONNA - Copia                       

                                                       

                                                                                                      Facce da…facebook

 

di Leo Spanu

 Il 2004 è stato un anno importante, forse tra i più importanti degli ultimi decenni perché ha rivoluzionato il nostro modo di esistere grazie a Facebook. Una trovata geniale ( e redditizia per il suo inventore) che ha trasformato in realtà un’intelligente intuizione di Andy Warhol: un giorno tutti potranno avere il loro quarto d’ora di fama. Sto semplificando un concetto un po’ più complesso ma la sostanza non cambia. La più famosa applicazione della legge di Warhol  è stata l’uccisione plateale di John Lennon ( ex Beatles) ma è evidente che il metodo non può avere un’applicazione universale: gli imbecilli in cerca di gloria sono decisamente troppi rispetto alle persone famose da sparare. Facebook, oltre a poter essere utilizzato da tutti (ma proprio tutti!) è meno cruento, lo spargimento di sangue è solo virtuale. Almeno si spera. Io sono tra quelli che (colpa o merito della mia veneranda età ) fino all’ultimo ha resistito alle sirene di questo network infine armato di pinne, fucile ed occhiali mi sono tuffato in un mare magnum ricco si di pesci grandi e piccoli ma anche di plastica, mucillagini, idrocarburi e tutto quanto la stupidità umana ha seminato di spazzatura. Ho raccolto una collana di impressioni che preferisco tenere per me e messo su una collezione di mostruosità degne di un museo degli orrori. Ve ne presento alcune in regolamentare ordine alfabetico.

ALIMENTAZIONE. Viviamo in un mondo di cuochi che in realtà si considerano artisti sublimi della padella e della pentola. Dipingono, scolpiscono, creano capolavori colorati e profumati poi tutti a mangiare da McDonalds.

AMICIZIA. Tutti che chiedono amicizia. Scambi continui di complimenti e di gentilezze poi ti incontrano per strada e manco ti salutano. Forse perché nemmeno ti conoscono?

BAMBINI. Fotografati a testa in giù o vestiti da cretini sono le vittime innocenti di genitori all’americana che dicono ogni cinque minuti “Ti voglio bene” ma non sanno niente dei loro figli che a dodici anni si ubriacano e s’impasticcano. Quando non fanno di peggio.

FOTOGRAFIE 1. E’ uno dei pochi settori dove si possono trovare cose interessanti. Peccato che devi assorbirti anche quanto descritto in FOTOGRAFIE 2.

FOTOGRAFIE 2. La parola autoscatto è stata tradotta in “selfie” e qui la fantasia degli internauti spazia per l’universo mondo. Si va dalla faccia felice e sorridente tipo buffone di corte alla faccia sensuale e arrapante quanto un cavolo bollito. Volti e corpi inquadrati in cornici improbabili, tra una spiaggia tropicale di Disneyland e lo sfondo della torre Eiffel, nell’intimo della casa con puffi e pupazzi di peluche al gruppo di amici condannati all’allegria nella pizzeria alla moda.

Le fotografie finiscono per diventare una pericolosa testimonianza autolesionista, un inno al come non dovremmo mai farci vedere.

GOSSIP. Una volta riguardava solo il mondo dei VIP. Oggi, grazie a facebook, siamo tutti VIP nel nostro piccolo, per cui via libera a pettegolezzi, chiacchiericci, bugie e tutto quanto la nostra malignità riesce ad inventare. Si salvi chi può!

PAROLE. Si va dal miele di “quanto sei buona” detto all’amica cesso di novanta chili al “vaffa” in tutte le sue varianti indirizzato ad “anonimo” che rientra in queste rare categorie: amico/a, marito, moglie, parente più o meno stretto diretto e acquisito, vicino/a di casa, collega di lavoro, esponente politico (nazionale e locale). I bersagli sono infiniti, nel bene e nel male, le parole sono poche e sempre le stesse anche perché, con la diffusione dei mezzi d’istruzione, aumenta l’ignoranza di massa.   

POETI. Lo stile di questi masturbatori di parole è tipo telegramma per raccontare  grandi amori finiti e desolazioni di cuori infranti. Da comprarsi quintali di carta igienica per asciugare le lacrime.

POLITICA. Qui si concentra, purtroppo spesso a ragione, il massimo “dell’incazzismo” della gente.

Così la critica seria si perde tra banalità, luoghi comuni, demagogia, populismo, ignoranza, malafede e presunzione. La verità è che i nostri politici rappresentano in pubblico quello che noi siamo nel privato.

RAZZISMO. E’ la parte più preoccupante e pericolosa di facebook. La miseria e la fame del terzo mondo suscitavano la nostra pietà quando erano lontane. Oggi che migliaia di profughi ci invadono cercando una speranza di vita, la maschera di perbenismo dell’occidente civile e democratico si sta sgretolando e l’egoismo della nostra cattiva coscienza parla e sparla con parole feroci. La storia non ci ha insegnato niente.

SALUTE. Il grosso è dedicato alle diete dimagranti. La nostra società, sempre in crisi ma sempre benestante, tende sempre più ad allargarsi e ad accumulare, oltre alle ricchezze rubate ai paesi poveri, strati di ciccie insolubili  e  irreversibili.

Un settore a parte riguarda l’intimo femminile che ormai tanto intimo non è più con assorbenti che prendono il volo, creme per il prurito di “quelle parti lì”, seni da depilare e peli da rassodare.

UMORISMO (volontario e involontario). Per chiudere in bellezza e con un sorriso ecco qualche citazione da facebook. Vere!!!  Fea che ru mandattu di cattura in di vennari e santu; Chi ti vegghiani peggiu di ru chi sei; Ma basta con ste’ foto con il bacio chiuso a culo di gallina;   A “Uomini e donne” : quest’anno fanno cagare i tronisti (cosa non si fa per il successo!); Da una ricetta di cucina: io farei un pds         ( partito democratico sardo? ) tagliato a strisce e poi rivestirei lo stampo. 

 

Ancora su “I ragazzi delle case INCIS” di Leo Spanu

LEO SPANU

 

 

 

 

 

 

 

 

di Piero Murineddu

In altra occasione, ho avuto modo di fare qualche considerazione sul  contenuto del primo libro  pubblicato da Leo Spanu, medico mancato nato a Sorso e qui (forzatamente?) residente, dopo esser cresciuto in diverse città del nord Italia, dove il padre era dipendente dell’UTIF (Ufficio tecnico imposte di fabbricazione). Come potete leggere nella breve biografia in fondo alla pagina, Leo ha fatto diverse esperienze, sia lavorative sia in campo sociale. Negli anni, insieme all’impegno di stimolare i giovani sorsinchi alla pratica dello sport e aiutarli a non abbandonare mai questa importante e salutare attività, ha incrementato sempre più la passione per la scrittura che  ha avuto da sempre. Oltre la firma stabile nel periodico “Il Corriere Turritano”, dove tra le altre cose mostra di avere capacità di critico d’arte -ma guai farlo sapere a quel “simpaticone” di Sgarbi, lui si esperto d’arte per antonomasia  (diocenescampieliberidallasuamodestia!) –  ma anche di critica politica e di costume, so per certo che prossimamente darà alle stampe il suo secondo lavoro letterario. Sperando che ciò avvenga quanto prima e che sia il proseguo di una – gli auguriamo e ci auguriamo – lunga serie, voglio regalarvi alcune paginette del suo  (quasi autobiografico)” I ragazzi delle case INCIS”, dove il giovanissimo protagonista Leandro descrive sentimenti e fatti della sua periodica permanenza nel paese di origine, Sorso. Ho omesso la parte in cui l’impatto con la locale scuola è stato particolarmente traumatico, sopratutto per la vigliaccata dei compagnetti nei confronti di uno che veniva dal “continente”, aggravata dalla reazione divertita degli adulti presenti, “compiaciuti per la vivacità dei loro figli”. Apro una piccola parentesi. È questo un atteggiamento che ho riscontrato personalmente in diverse situazioni: il gruppo che, facendosi forte del numero e della individuale imbecillità, si fa gioco (violentemente e vigliaccamente) del debole e del “diverso”. Chiudo subito, anche perchè non c’è bisogno di lunghi commenti. Le pagine che seguono sono testimonianza di quello che siamo stati ma, per qualche aspetto, anche di quello che continuiamo ad essere.

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Vito Mancuso: Amore omosessuale e vita cristiana

di Piero Murineddu

Naturalmente, la lunga e dotta relazione che segue, riguarda specialmente chi nella propria vita dà importanza  agli insegnamenti evangelici e alla dottrina sociale e morale della propria Chiesa di appartenenza. Sappiamo comunque che anche all’interno della vasta Comunità Cristiana vi sono tante sensibilità e diverse letture, e ciò non vuol dire essere “eretici” o pecore “nere” che volutamente e presuntuosamente vogliono prescindere dalle indicazioni dei Pastori.

“Il primo luogo nel quale avviene l’accoglienza è la mente. La mente, e poi il cuore”, dice Mancuso. D’altronde la ragione è uno dei maggiori “doni” che abbiamo ricevuto, ed è  doveroso usarla, anche e sopratutto nelle questioni di Fede.

Credo che la riflessione di Mancuso sia utile anche a chi si ritiene “laico”, cioè a chi imposta la sua vita senza riferimenti religiosi, senza preconcetti e nel modo più libero possibile. Sappiamo che questa condizione nel giudicare la vita e i fatti non è per niente semplice, e spesso chi si considera “laico” è più condizionato di altri. Ma ragionare senza preconcetti e in modo libero deve essere necessariamente dovere di tutti, “religiosi” o meno, ed è con questo atteggiamento mentale che spero si  affronti questo argomento, oltre naturalmente con la dovuta calma e attenzione.

Buona lettura

 

 

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Trascrizione integrale della relazione tenuta dal teologo ad Albano Laziale il 31 marzo 2012

 

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Io dirò delle cose e sono sicuro che la gran parte di queste cose, probabilmente tutte le cose che dirò, sono a tutti voi già note, tento però di dar ordine, di sistematizzarle; la forma in cui i contenuti si possiedono a volte è ancora più importante dei contenuti stessi. Uno dei compiti del pensiero, diceva già Aristotele e ribadiva Tommaso D’Aquino, è proprio mettere ordine e tento di farlo con questo.

Il titolo che Andrea (ndr del gruppo Nuova Proposta di Roma) – che ringrazio molto per la fiducia di avermi chiamato qui – ecco, il titolo che all’inizio mi aveva proposto era il seguente: “Prospettive teologiche per l’accoglienza e l’inclusione delle persone omosessuali e transessuali nella chiesa in cammino”.

 

Questo era il tema che mi avevi assegnato. Io ne ho scelto un altro… Ne ho scelto un altro non perché non intendo confrontarmi con questo argomento proposto, ma perché penso che la prima forma di accoglienza sia la comprensione, l’intelligenza. Il primo luogo… Il primo luogo nel quale avviene l’accoglienza è la mente, la mente… e poi il cuore.

 

Se non si sciolgono le barriere della mente, anche le barriere del cuore fanno fatica a essere abbattute ed è per questo… ed è per questo che – già Andrea accennava – la nostra chiesa per secoli e secoli e secoli e ancora oggi fa fatica ad accogliere l’amore omosessuale.

 

Non è per cattiveria, è proprio per queste… per alcuni blocchi mentali… per alcuni problemi mentali, per alcune cose, in particolare due, che tenterò di affrontare. Quindi, senza conoscenza, senza la luce della conoscenza, non si può accogliere.

 

L’ignoranza genera il contrario dell’accoglienza oppure è un’accoglienza di serie B, di serie C, un’accoglienza che sa tanto di tolleranza… Avete capito cosa intendo. Quindi è per questo che io ho scelto questa mattina con voi di affrontare le due obiezioni più forti in ambito cristiano contro l’amore omosessuale. Sono due obiezioni e sono entrambe molto forti, molto radicate.

Quindi quali sono queste due obiezioni, che cosa dicono e perché a mio avviso si possono, si devono superare. Questo è quello che tenterò di fare.

La prima è l’obiezione nel nome della natura, della na-tu-ra, la seconda è l’obiezione nel nome della Bibbia.

La prima è diciamo preminente in ambito cattolico. La seconda è preminente in ambito protestante, ma ambito cattolico e ambito protestante spesso si ritrovano uniti e quindi anche in ambito cattolico spesso vi sono obiezioni contro l’amore omosessuale esattamente a partire dalla Bibbia e immagino che anche in ambito protestante si possano fare obiezioni nel nome della natura. Allora io procederò in questi termini… primo: l’obiezione che proviene dall’ambito della natura, della cosiddetta legge naturale; secondo: l’obiezione nel nome della Bibbia; terzo: conclusione.

 

Beh, l’obiezione contro l’amore omosessuale nel nome della natura è la grande obiezione del Magistero ecclesiastico ed è la teologia ufficiale che ne dipende. Dicono, cosa dicono? Dicono quanto segue: “C’è un imprescindibile dato di fatto naturale che si impone nella coscienza di qualunque persona retta.” Un-imprescindibile-dato-di-fatto-naturale, che si impone, si impone al punto da diventare legge, una legge naturale. E tale legge stabilisce che il maschio cerchi la femmina, la femmina cerchi il maschio e che ogni altra ricerca di affettività sia innaturale e quindi immorale. Ciò che è innaturale è necessariamente anche immorale. È un obiezione da poco?

No, non è un’obiezione da poco, non lo è, visto che la vita si diffonde così per quanto riguarda noi Homo sapiens sapiens da duecentomila di anni e si diffonde così da milioni di anni, se consideriamo gli altri… gli ominidi per esempio e da miliardi di anni, se consideriamo gli esseri viventi; escludendo qui i batteri, che si riproducono in modo asessuato, per il resto tutte le specie di esseri viventi si riproducono esattamente così, unione sessuale di maschio più femmina.

Ciascuno di noi, qui oggi presente, è venuto al mondo così, grazie all’incontro, quella notte, quella mattina… Io ogni tanto ci penso: chissà i miei quando l’hanno fatto, come l’hanno fatto? Ognuno di noi è venuto al mondo così.

Come rispondere a questa obiezione? Io ci ho pensato… Ho pensato che noi siamo in primavera, siamo anche fortunati adesso che è una bellissima giornata di primavera; io quindi vorrei partire dal significato profondo del termine primavera e dalla sua connessione con il termine verità: riflettere sulla primavera ci può aiutare a comprendere come l’identificazione della natura, con la necessità e con la legge – natura=necessità=legge che si impone – questa identificazione della natura con la necessità e con la legge è parziale e quindi è sbagliata. Come si dice primavera in latino?

 

Mentre venivamo… mentre venivamo in macchina mi è stato detto che Albano laziale contiene… me lo diceva Franco… Albano laziale compete con Roma per quanto riguarda i resti archeologici degli antichi Romani; è quanto mai appropriato porre qui, parlando in italiano, che è la continuazione naturale del latino… porre questa domanda: i nostri padri come dicevano quando volevano dire primavera?

Come si dice in latino primavera? In latino primavera – qualcuno l’ha già detto – si dice “ver”, genitivo “veris”, “ver/veris”; è la medesima radice da cui viene l’aggettivo “verus-vera-verum”, da cui viene l’avverbio “vere”, da cui viene il sostantivo “veritas/veritatis”. Questa stretta connessione primordiale tra verità e primavera ci fa comprendere che verità è ciò che fa fiorire la vita, ciò che consente alla vita di passare dal gelo dell’inverno al tepore primaverile da cui sorge la vita. Verità=vita, verità=logica della vita, verità=primavera. Siamo sì in presenza di una legge naturale, certo; è la legge naturale, questa?

Sì, è la legge naturale ma non è una legge naturale nel senso di nomos/norma, ma è una legge nel senso di logos/logica. Nomos/norma è una legge che ti imprigiona, che ti incatena alla necessità naturale, che ti dice “è così e non può essere che così, fai così”.

Logos/logica è una legge dinamica, che ti pone all’interno della processualità della vita e che ti fa fiorire, fa fiorire te in quanto pezzo di mondo che vivi dentro di te la primavera, la stagione della primavera, della fioritura, cioè dei legami e che, al di là per gli esseri umani della dimensione semplicemente stagionale e temporale, si dà come dimensione costitutiva. Costitutiva di ogni nostra manifestazione. Poi, anche nel pieno dell’inverno, anche il quattro novembre o se volete il due che è ancora più… possiamo fiorire e fioriamo, abbiamo aspetti di primavera, diciamo (?) questa dimensione di una legge naturale che è logos/logica.

Perché, vedete, quando parliamo di vita, soprattutto quando parliamo di vita umana, noi sbaglieremmo, sbagliamo – togliamo pure il condizionale – noi sbagliamo se ci limitiamo a pensare che la vita sia “bios”; qui ci viene in aiuto l’altra grande lingua classica, il greco antico: gli antichi greci quando parlavano di vita sapevano bene che non avevano a che fare unicamente con la vita come “bios”, tant’è che in greco antico per dire vita ci sono tre termini, non uno solo: c’è la vita “bios”, la vita biologica, la vita di queste palme che vedo lì e degli ulivi, come “bios”, ma vita in greco si dice anche “zoé”, è la vita animale, la vita della zoologia e noi siamo vita biologica ma siamo anche vita animale; vita in greco antico si dice “psyché”, anche ed è la vita psichica, la vita del carattere, del temperamento, delle emozioni, dei sentimenti. Il fenomeno umano poi prosegue.

Non è semplicemente e solo “bios”, vita biologica, vita animale, vita psichica, giunge anche a essere “logos”, vita della mente, vita razionale, vita progettuale, calcolante e giunge a essere “noùs”, “nòesis”, “noùs”, che è intelletto e anche spirito, che è la dimensione della libertà, dimensione della libertà che significa che noi siamo sì determinati dalla nostra biologia, siamo sì determinati dalla nostra zoologia, siamo sì determinati dalla nostra psicologia, ma non al punto tale da essere necessitati da tutto ciò.

Noi possiamo talora oltrepassare tutto questo, produrre (?) qualcosa di nuovo, creare, essere capaci di creatività. L’amore è il momento più alto della creatività. Quindi nel suo senso più radicale la verità è strettamente connaturata alla natura, scaturisce dalla natura, l’obiezione che viene fatta nel nome della legge naturale va presa sul serio: non ci può essere nessun pensiero adeguato che si contrapponga alla natura.

Noi siamo natura. Non c’è nessuna possibilità di pensarsi in contrapposizione, di pensarsi a prescindere dalla natura, ma quello che io ho sottolineato è che questa legge naturale non è una norma che congela il fenomeno umano unicamente sul “bios”, ma è una legge che favorisce la logica della relazione armoniosa, perché il fenomeno umano possa fiorire in tutti questi suoi cinque aspetti costitutivi, fino a giungere alla creatività, alla libertà della vita spirituale.

Questa secondo me è la vera legge naturale, questa armonia relazionale che fa fiorire la vita in tutti, in tutti i suoi aspetti.

Un approfondimento al riguardo: io dirò delle cose adesso, non so se voi siete d’accordo o no, poi ci sarà il dibattito, ma io dico le mie idee, come sono abituato a fare in qualunque ambito e in qualunque situazione, senza piegare il mio pensiero agli interlocutori, stando attento all’interlocutore ma senza piegarlo e non lo vorrei piegare neanche qui; vedete, io personalmente non ho dubbi sul fatto che la relazione fisiologicamente corretta sia quella della complementarietà dei sessi maschio+femmina, femmina+maschio, la-relazione-fisiologicamente-corretta…

Cioè, cosa vuol dire fisiologicamente corretta? Vuol dire che esiste appunto un “logos”, una “ratio”, una logica all’interno della “physis”, all’interno della natura e vi è una clamorosa innegabile attestazione della natura al riguardo…

Gli esempi li ho già fatti prima, insomma, a partire dal fatto del nostro essere qui… Poi tra l’altro per noi cristiani c’è anche l’esplicita attestazione biblica in Genesi 1, 27 e in tanti altri passi anche del Nuovo Testamento e così via, quindi primo polo del problema; secondo polo del problema, non ci sono neppure dubbi, però, che il fenomeno omosessualità avviene, si dà, si è sempre dato, sempre si darà, sia negli esseri umani, sia negli altri esseri viventi, quindi sono questi due poli che occorre tenere insieme: esiste una fisiologia di fondo ed esiste una variante rispetto a tale fisiologia.

La questione diventa: come definire tale variante? Come la definiamo? Difformità? Alterità? Alterazione? Trasgressione?

Normalmente la storia e non solo la storia, anche la cronaca, la cronaca dei giornali nei nostri giorni, presenta due interpretazioni, normalmente, superate dalla scienza, superate dalla… ma normalmente parlando, ancora oggi sono due: malattia e peccato. Questa variante o è una malattia o è un peccato o tutte e due. A mio avviso nessuna delle due è convincente e occorre lavorare a livello del pensiero, il pensiero è importantissimo, lavorare sulla cultura, lavorare sulle idee, è decisivo, è importantissimo, perché una società – e non solo una società – insomma perché ci possa essere effettivo progresso. Decisivo.

Quindi bisogna lavorare per sconfiggere questa modalità che ancora oggi è largamente maggioritaria secondo cui appunto l’omosessualità sia o una malattia o un peccato. Non lo si dice magari, non lo si dice, magari perché si sa che non è più “politically correct”, però mi pare di poter affermare – non sono un esperto a riguardo – che nella… come si dice, nelle dimensioni profonde del nostro Paese, ancora questa sia la convinzione e occorre lavorare per superare questa convinzione, perché l’omosessualità non è una malattia da cui qualcuno possa guarire né tanto meno un peccato che uno volentieri commette.

C’è il documento della Congregazione per la Dottrina della fede del 1986 secondo cui l’omosessualità è una manifestazione del peccato originale. Potete leggere questo documento firmato dall’allora prefetto Joseph Ratzinger…

Il paragrafo 6 dice: “Il deterioramento dovuto al peccato continua a svilupparsi nella storia degli uomini di Sodoma. Non vi può essere dubbio sul giudizio morale ivi espresso contro le relazioni omosessuali”. Ecco, io sono del tutto contrario a questa prospettiva. Combatto, combatterò, ma rimane il problema: che cos’è, allora? Come la definiamo? È importante… Come la definiamo questa variante, questa altra manifestazione? Io penso che questo sia il compito che ciascuno di voi debba fare per se stesso. Io non ho nessun titolo per parlare al riguardo.

Dico solo: quelle… due modalità… quelle due modalità o peccato oppure malattia sono inaccettabili, vanno superate, poi è compito vostro, è compito di chi pensa queste cose in modo… e chi le vive e chi le pensa di giungere… Io mi limito a dire due cose al riguardo. Primo: tale stato di fatto si impone al soggetto. Non c’è una scelta, poi voi mi direte se è vero o no quello che dico, ma non c’è scelta da parte sua, così come gli eterosessuali non scelgono di essere eterosessuali; è la natura che esibisce dentro di noi questa attrazione, di cui noi siamo a volte persino vittime.

Se penso alle prime manifestazioni della mia sessualità, della mia attrazione per il sesso femminile, beh, sono dolorose a volte queste situazioni di dipendenza. Si è necessitati da questo punto di vista, c’è qualcosa che si impone, c’è qualcosa di più forte di noi che ci si impone. Secondo: tale stato non deve in nessun modo essere negato, represso, messo a tacere. Io mi limito a dire queste cose e aggiungo: può essere sublimato questo stato? Può essere sublimato? Lo avverto, ne sono consapevole, ma non lo esercito attivamente, lo sublimo. Può esserlo? Sì, io ritengo di sì.

La spiritualità cristiana presenta esempi molto luminosi di sublimazione della sessualità, ovviamente sia eterosessuale sia omosessuale. Alcune delle persone migliori che conosco – non tutte le persone migliori che conosco – ma alcune delle persone migliori che conosco sono esattamente persone che hanno sublimato questa forza della sessualità che agisce dentro di loro in funzione di un amore più grande.

Ancora nell’ultimo libro che è adesso arrivato in libreria del cardinal Martini che è un dialogo con Ignazio Marino – “Credere e conoscere”, pubblicato da Einaudi – ancora adesso il cardinal Martini ribadisce questa sua profonda convinzione secondo cui la forza della sessualità può essere sublimata in funzione di un amore più grande. E quindi la risposta è sì, certo e questo vale naturalmente tanto per gli omosessuali quanto per gli eterosessuali.

 

Vedete, a differenza di altre specie, proprio per il fatto che noi non siamo solamente “bios” e non siamo solamente “zoé”, per chi è solamente “bios” e “zoé”, cioè per – voglio dire – gli animali normalmente intesi, non c’è questa possibilità di sublimazione, perché la forza della sessualità diventa una costrizione. Visto che noi possiamo giungere anche ad essere “noùs”, il momento più alto della vita umana, cioè libera creatività spirituale, esattamente per questo noi possiamo sublimare l’energia sessuale.

Però questo vale per tutti e soprattutto questo non significa che la condizione omosessuale debba essere necessariamente sublimata, come vuole il Magistero attuale. Lo si può fare ma non deve essere necessariamente così, non deve essere necessariamente così. La sublimazione della sessualità non può essere imposta a nessuno, né agli eterosessuali, né agli omosessuali. Perché? Perché noi siamo passione. Qual è il nostro nome… dal punto di vista emotivo qual è la caratteristica che ultimamente definisce noi stessi?

Secondo me – poi ciascuno può rispondere alla sua maniera – ma secondo me è esattamente la passione. Noi siamo passione. L’intelligenza, la volontà, l’istinto, tutto questo… ultimamente convergono, sono uniti, sono definiti dal nostro essere passione e il nostro essere passione naturalmente può essere distruttivo, può essere distruttivo, ma una sola cosa è sicura: se si spegne la passione si spegne la vita. Allora, se la sublimazione è in funzione di una più alta passione, va bene. Se la sublimazione è in funzione dello spegnimento della passione, va male e va combattuta.

Ecco, questa è la modalità – non so se sono riuscito – questo è il succo del primo punto di questo mio intervento: c’è un’obiezione nel nome della natura, questa obiezione è seria, non è un’obiezione ridicola, ha un preciso fondamento, ma si supera nella misura in cui si comprende che la legge della natura non è una norma che si impone al soggetto come qualche cosa che lo schiaccia e che lo definisce unicamente in funzione del suo essere vita biologica e vita zoologica o di essere in funzione della riproduzione… non è, non è una legge che si impone in questi termini, ma questa legge naturale, per gli homo sapiens sapiens si dà anzitutto come fioritura di tutti i livelli della vita, tutti, il principale dei quali, il più alto dei quali, è la vita come “noùs”, come spiritualità e quindi è conforme alla vera legge naturale ciò che fa fiorire la vita del singolo, del singolo concreto, del singolo individuo concreto in tutti i suoi aspetti. Vengo adesso alla seconda obiezione, quella in nome della Bibbia: (…)

ULTERIORE SPIEGAZIONE DEI 5 TERMINI GRECI PER “VITA”

“Bios”: vita biologica, vita delle piante; “zoé”: vita animale, che è quella della riproduzione, dell’alimentazione; “psychè”: psiche, che è la vita psichica; carattere, emozioni, temperamento… ciascuno di noi ha il suo carattere: c’è chi di noi è un allegro, c’è chi di noi è un allegro assai, c’è chi è un andante, c’è chi un allegretto, c’è chi un largo, ciascuno di noi ha il suo temperamento; “logos”: la ragione calcolante, progettuante… la ragione, la vita della mente in quanto ragione: c’è un bellissimo libro di Hannah Harendt, “La vita della ragione”… “Nous”: che normalmente viene tradotto come intelletto e si distingue in intelletto attivo e intelletto passivo, ma che in questa prospettiva è ancora più giusto forse tradurre con “spirito”, la vita dello spirito, cioè la capacità di creatività, di porre qualcosa di nuovo, perché fino a quando noi ci fermiamo nel nostro essere viventi alla dimensione di “bios”, di “zoé”, di “psyché” e anche di “logos”, noi semplicemente ripetiamo la struttura, la struttura che ci ha generato, (?) possiamo solo trasgredire la struttura, innovarla, rivoluzionarla, infrangerla per porre strutture più grandi, migliori, più aperte, esattamente perché c’è questa quinta dimensione della mente e della vita umana che è la dimensione della creatività.

 

Le obiezioni in nome della Bibbia. Dicono: la parola di Dio condanna esplicitamente la pratica omosessuale, non condanna la tendenza, ma condanna senza appello ogni forma di pratica attiva, diciamo così, di amore omosessuale. È un’obiezione da poco? No, non è un’obiezione da poco, per chi è cristiano, per chi vuole, come dire, prendere sul serio la Bibbia, non è un’obiezione da poco.

Vi sono testi biblici molto espliciti al riguardo. Li conoscete, sicuramente, ma ne leggo alcuni, per esempio il Levitico. Levitico 18:22: “Non ti coricherai con un uomo come si fa con una donna, è cosa abominevole”. Tra l’altro questa prescrizione si trova tra due condizioni che sono, uno: l’infanticidio e, secondo: la bestialità. Capite che ci si muove su terreni come dire ad alta elettricità. E se uno lo faceva?

Levitico 20:13 dice: “Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio. Dovranno essere messi a morte. Il loro sangue ricadrà su di loro”. Si potrebbe pensare che trattandosi di brani del cosiddetto Antico Testamento, siano superati nel Nuovo. Ci pensa però il Vaticano, con un documento della Congregazione per la dottrina della fede, quello citato sopra, a fare chiarezza. Adesso farò una lunga citazione di questo documento: San Paolo vi propone la stessa dottrina, elencando tra coloro che non entreranno nel regno di Dio anche chi agisce da omosessuale.

Si cita prima Corinzi 6:9: “Non illudetevi – scrive San Paolo – né immorali, né idolatri, né adulteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio”. Continua il documento vaticano: “In un altro passaggio del suo epistolario egli, fondandosi sulle tradizioni morali dei suoi antenati, presenta il comportamento omosessuale come un esempio della cecità nella quale è caduta l’umanità.” E poi si fa riferimento a Romani 1:18-32; in particolare il versetto 27 dice: “Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento.” E poi si cita anche – prima – Timoteo 1:10 dove anche qua c’è un elenco che in mezzo a sacrileghi, a profanatori, a parricidi, a matricidi, ad assassini, a fornicatori, a mercanti di uomini, a schiavisti, a bugiardi, ecc., in mezzo a tutti questi ci sono anche coloro che sono definiti sodomiti. Quindi che dire?

Il documento vaticano ha ragione e l’obiezione è un’obiezione pertinente e non c’è nessuna scappatoia esegetica, a mio avviso, nella misura in cui si sta in questi testi, che non potrà mai negare come questi testi siano esplicitamente contrari con una carica direi proprio quasi di aggressività, una grande carica di aggressività esplicitamente contraria all’amore omosessuale. E Gesù?

Gesù come si pone, che cosa dice? Gesù non dice nulla. Fanno notare gli esperti, gli studiosi, che Gesù sul discorso dell’amore omosessuale non ha detto una parola. E non disse neppure una parola… E quindi?

E quindi è molto curioso vedere come, a seconda della prospettiva che si vuole affermare, vi siano esegeti che dicono: “Vedete? Gesù non ha detto nulla. Quindi? E quindi evidentemente accetta in questo l’impostazione tradizionale giudaica, quindi evidentemente accetta la condanna proprio perché non ha detto nulla. Quando Gesù non era d’accordo lo diceva. Non avendo detto nulla, accetta. Chi tace acconsente.” Infatti, se voi leggete il libro il cui titolo è “L’omosessualità nella Bibbia” edito dalla casa editrice San Paolo, trovate esattamente questa prospettiva.

Di contro, ci sono altri teologi, altri teologi che dicono che il silenzio di Gesù va inteso non come un consenso rispetto alla prospettiva tradizionale ma come una sospensione del giudizio. Vi leggo le parole di Giannino Piana, che è un teologo morale che ha scritto un libro al riguardo, proprio al riguardo del problema di cui stiamo dibattendo: “Si tratta di un silenzio eloquente che non può non sorprendere e che deve essere seriamente tenuto in conto. Forse proprio da questo dovrebbe prendere spunto il Magistero della chiesa per riformulare la propria posizione sull’omosessualità e più in generale su tutte le tematiche connesse all’esercizio della sessualità”.

 

Cioè, Giannino Piana dice: “Prendete esempio, cari vescovi, cari cardinali, da Gesù, tacete su questa cosa, non dite nulla e fate che ciascuno determini…” Allora, che cosa dobbiamo pensare? Che cosa pensare? Come rapportarsi da credenti con i testi dell’Antico Testamento, con quelli del Nuovo Testamento, con il silenzio di Gesù? Certamente tutti voi conoscete, sono sicuro che tutti voi la conoscete, perché è così bella questa cosa, questa pagina che vi sto leggendo, che tutti voi la conoscete, l’avete letta, l’avete fatta leggere.

Tutti voi conoscete la pagina che ora vi leggerò. Risale a più di dieci anni fa, viene dagli Stati Uniti d’America, ma è intatta nella sua brillantezza, è una pagina piena d’ironia che aiuta a capire come uscire dal ginepraio dei precetti biblici. La storia si svolge in America e inizia quando una nota conduttrice di un programma radiofonico che si chiamava – anzi si chiama, perché è una signora ancora… almeno, Wikipedia English la dà come ancora vivente e operante – dottoressa Laura Schlesinger, nata a New York nel 1947, nata da padre ebreo e da madre italiana e a quel tempo ebrea osservante – era aderente appunto all’ebraismo ortodosso – in una sua trasmissione, basandosi su Levitico 18:22, afferma che l’omosessualità è condannata come abominio dalla Bibbia e quindi non può essere tollerata in nessun caso. Il passo è chiaro. Non c’è esegesi, non c’è possibilità di traduzione, quel passo lì è chiaro, basta leggere, si prende, si legge e fine della discussione. Chi vuol essere un cristiano e anche un ebreo coerente non può che trarne una conclusione.

Ora, qualche tempo dopo, un ascoltatore le scrive la seguente lettera che ora vi leggo, che immagino molti di voi, penso tutti voi, conoscete:

Cara Dottoressa Schlesinger, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore. Ho imparato davvero molto dal suo programma, ed ho cercato di dividere tale conoscenza con più persone possibile.

Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che è un abominio. Fine della discussione. Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e su come applicarle.

Primo: Vorrei vendere mia figlia come schiava, come sancisce Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?

Secondo: Quando sull’altare sacrificale accendo un fuoco e vi ardo un toro, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Lev.1.9). Il problema è con i miei vicini: loro, i blasfemi, sostengono che l’odore non è piacevole. Devo forse percuoterli?

Terzo: So che posso avere contatti con le donne solo quando non hanno le mestruazioni (Lev.15: 19-24). Il problema è come faccio a chiederle questa cosa? Molte donne s’offendono.

Quarto: Il Levitico ai versi 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?

Quinto: Un mio vicino insiste per lavorare di Sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?

Sesto: Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è considerato un abominio (Lev. 11:10), lo sia meno dell’omosessualità. Non sono affatto d’accordo. Può illuminarci sulla questione?

Settimo: Sempre il Levitico ai versi 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso gli occhiali per leggere… La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?

Ottavo: Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Lev 19:27). In che modo devono esser messi a morte?

Nono: Ancora nel Levitico (11:6-8) viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?

Decimo: Mio zio possiede una fattoria. È andato contro Lev. 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto. È proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Lev 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?

 

So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondere a queste semplici domande. Nell’occasione, la ringrazio ancora per essere così solerte nel ricordare a tutti noi che la parola di Dio è eterna ed immutabile. Sempre suo. Un ammiratore devoto.”

Credo che qualcuno potrebbe obiettare… ci fosse qui qualche teologo della Congregazione per la dottrina della fede potrebbe fare questa obiezione: “Mancuso, ma questi testi riguardano solo l’Antico Testamento.

Sono chiaramente superati dal Nuovo Testamento e i testi di San Paolo rimangono inequivocabili come condanna“.Ora, però anche con i testi di San Paolo possono nascere problemi analoghi; qualcuno per esempio potrebbe scrivere alla nostra dottoressa chiedendo spiegazioni sulla politica a proposito di Romani 13:1. Cosa dice Romani 13:1? “Non c’è autorità se non da Dio. Quelle che esistono sono stabilite da Dio” e riflettere un po’ su tutti i governi, i governi italiani… Insomma, siamo proprio sicuri? Sono proprio tutti stabiliti da Dio?

Si potrebbero chiedere spiegazioni sui rapporti con gli animali a proposito di Filippesi 3:2, quando San Palo dice “Guardatevi dai cani”. In che senso mi devo guardare dai cani? Devo mettere la museruola a tutti, portarli al canile? Si potrebbero chiedere spiegazioni sulla dignità della donna a proposito prima in Corinzi 11:10, dove si legge “La donna deve avere sul capo un segno di autorità a motivo degli angeli”. E infatti io ero bambino e ricordo ancora nelle chiese le donne che usavano il velo… Quando si entrava in chiesa. Mia nonna… Mia mamma non me la ricordo, ma mia nonna sì, con il velo. E viene da qui. Si potrebbe chiedere spiegazioni a proposito di Efesini 5:23-24: “Il marito è il capo della moglie e come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai mariti in tutto”.

Quindi sono molte le cose… tra l’altro… che si potrebbero chiedere come obiezioni a San Paolo e a questa ipotetica dottoressa… che… No, la dottoressa non era ipotetica per quanto riguarda l’intervento al Nuovo Testamento. Adesso entra in gioco con un’ipotesi per le cose che riguardano il luogo (?). Il punto qual è? Il punto è che occorre superare la lettera della Scrittura.

È lo stesso San Paolo che dice: “la lettera uccide” – in 2 Corinzi 3:6 – lo spirito della vita… la lettera uccide e che questa lettera biblica abbia ucciso e purtroppo continui ad uccidere a volte non solo moralmente ma anche fisicamente è un dato di fatto. La Bibbia non è la parola di Dio, la Bibbia contiene la parola di Dio. Dio non è un grande vecchio con la barba bianca che dice parole… Come le direbbe? In arabo, in greco, in ebraico, in latino? Come le direbbe? In inglese, oggi? Questa parola è questo logos/logica che fa fiorire la vita, questa è la-parola-di-Dio, questa primavera che fa fiorire la vita, l’energia che accompagna ogni fenomeno vitale perché fiorisca.

E allora, nella misura in cui tu ti poni di fronte alla scrittura, tu credente, prendi in mano le pagine dei Vangeli, le pagine dell’Antico e le pagine del Nuovo, ti poni di fronte a questa scrittura e trovi… e fai scaturire da questa Scrittura, da alcuni passi – non da tutti perché alcuni sono irrecuperabili – ma da alcuni passi fai fiorire questa logica/logos della vita che fiorisce e che vuole relazioni armoniose, che vuole l’amore, allora tu fai sì che dalla Scrittura scaturisca la parola di Dio, da intendersi come relazione, relazione armoniosa.

Se invece questo non avviene, la lettera diventa una grandissima gabbia entro cui la mente, il cuore e le vite delle persone sono rinchiuse.

Concludo… Ho risposto così alla seconda obiezione, facendo capire che uno: senza mistificare i testi… È vero, i testi dicono questo, ma ce ne sono altri che dicono delle cose che oggi sono impresentabili.

Vuoi degli esempi? Vatti a leggere la lettera della dottoressa Schlesinger. E quindi che cosa devo fare? Non è più la parola di Dio la Bibbia? No, la Bibbia la contiene, appunto ed ho spiegato in che senso.

Concludo, dicendo quanto segue: a mio avviso, sulla questione della condizione omosessuale e dell’amore omosessuale ci sono due estremi, che vanno entrambi evitati: da un lato negare la dignità della condizione omosessuale considerandola una malattia e una perversione, questo è un estremo e su questo mi sono soffermato.

Ce n’è un altro su cui non mi sono soffermato, perché il tempo è stato quello che è ed è quello di fare della condizione omosessuale il punto di vista privilegiato se non addirittura l’unico in base al quale considerare se stessi e le proprie relazioni con il mondo. Questo è l’altro estremo che a mio avviso va evitato. Vedete, voi siete cristiani, siete qui perché siete cristiani ed è (?) come se ci sia un compito rispetto ad un cristiano, consista nel far capire che la propria vita, la vita umana non è riducibile alla sessualità, non è identificabile il mistero della persona con la sua tendenza sessuale, di qualunque orientamento sia, etero o omo, quindi se il primo estremo è mortificante nei confronti della condizione omosessuale e va superato, l’altro estremo è quello di fare della condizione omo/eterosessuale, insomma della sessualità, il punto di vista privilegiato in base al quale pensare e vedere il mondo; è sbagliato, secondo me.

Commette, questo secondo punto di vista, lo stesso errore del primo, quello di pensare che la vita sia solo “bios” e “zoé”, vita biologica e vita animale. Non è così. La vita biologica e la vita animale sono importantissime. Senza la vita biologica e senza la vita animale non fiorisce l’anima, non fiorisce la vita spirituale. Ma la dignità ultima delle persone è più della vita biologica e della vita animale.

Io penso che lo specifico dell’essere cristiani in rapporto alla sessualità consista in una particolare visione antropologica che ritiene primo: che l’amore è la dimensione decisiva dell’essere uomo.

In che cosa ci compiamo noi come esseri umani? Nell’amore.

E, secondo: che tale amore riguarda anche lo spirito, anzi lo spirito ancora più del corpo, perché l’amore vive la sessualità, attiene a tutte le dimensioni dell’uomo, attiene al corpo, attiene alla psiche e attiene allo spirito.

Grazie per l’attenzione.

 

La via Bicocca a Sorso

 

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Mi raccomando, se avete difficoltà nel leggere i piccoli caratteri di questa spassosissima descrizione della via storica di Sossu, mettetevi anche due paia di occhiali da presbite, e se non bastano, cercatevi anche una lente d’ingrandimento. Vi assicuro che ne vale lo sforzo.
In modo scherzoso ma molto realistico, vi è descritta la vita che vi si svolgeva fino a non tantissimi anni fa. Gente chi si ni cababa l’occi, ma che dopo si riappacificava senza tenere particolari e duraturi risentimenti. Persone vive e vere dal carattere sanguigno, che conoscevano tutto di tutti. Una “convivenza”, seppur forzata e a strettissimo contatto, per molti inimmaginabile ai tempi nostri.
Oggi per lo più ci si limita al “buongiorno….buonasera” (quando c’è), ma quanta indifferenza e (di conseguenza) quanta solitudine!

Dopo una breve pausa per asciugarvi le lacrime provocate dalle risate, leggete e, se vi riesce,  immedesimatevi nella nostalgia del carissimo ANDREA PILO  – oggi novantenne – nel descrivere cosa oggi è diventata quella via, come tante altre strade: uno spazio inquinato dalle tante auto parcheggiate a tutte le ore del giorno e della notte. Il progresso.
(Piero Murineddu)

 

 

 

 

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Il naso rosso che aiuta Luca a non arrendersi

di Piero Murineddu

Quello che segue è un articolo apparso sul “Corriere Turritano” nello scorso aprile. Come mi ha detto l’autore, a causa della sua  collocazione  nella cronaca di Porto Torres probabilmente è sfuggito  ai nostri concittadini di Sorso. E’ possibile, e se i non  numerosi sorsinchi che leggono questo periodico solitamente si soffermano alla cronaca romangina,  la cosa è ancora  più verosimile.

Ritengo gli scritti di Leo Spanu (è suo l’articolo) sempre stimolanti, per cui spero di fare cosa gradita divulgarlo col modesto strumento di comunicazione qual’è questo mio blog, che seppur nel piccolo, è cosa certa che darà a qualcuno l’opportunità di conoscere la realtà di Ana e amici raccontata da Luca nel suo diario di una bellezza “straziante”.  Realtà triste sicuramente, ma il naso rosso da clown di Luca e di altre persone di buona volontà fa intravvedere piccoli lampi di speranza che indicano un’umanità non del tutto morta e sepolta.

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Ana che aveva gli occhi azzurri

di Leo Spanu

Luca fa il libraio e lavora presso la Koinè di Porto Torres. Le ferie e, quando può, il tempo libero li dedica ai ragazzi di strada della Romania. Armato solo di un naso rosso e della sua sofferta umanità, cerca di regalare un sorriso ed una speranza agli ultimi degli ultimi. Il suo diario è di una bellezza straziante, meriterebbe di essere portato all’attenzione di tutti, di essere letto integralmente da quelli, forse troppi, che preferiscono girare lo sguardo da un’altra parte. Ma lo spazio è tiranno. Con la sua autorizzazione, mi permetto di aggiungere qualche altra piccola storia e di raccontarla a modo mio non perché mi ritenga più bravo di lui nello scrivere ma semplicemente perché così mi sembra di essere, per un attimo, anch’io insieme a quei ragazzi. Anche se solo col pensiero.

Bucarest è una città bellissima, piena di storia e di memorie artistiche poi c’è “l’anima nera” della città. Una terra di nessuno dove la popolazione rom rovista tra la spazzatura litigando con i cani, dove i senzatetto e i ragazzi di strada vagano senza tempo ai bordi di un canale sotterraneo. Urlano e gesticolano; qualcuno sniffa la colla dentro un sacchetto di plastica. E’ il popolo degli invisibili, quelli che nessuno vuol vedere. Gli invisibili come George.

George ha 26 anni , da sempre vive nella strada, ha l’HIV, epatite, tbc e tutto lo spettro delle malattie infettive, è un eroinomane cronico, ed è stato trovato per le strade che non si alzava da giorni da terra. Era stato recuperato una volta come giocoliere, per dare un senso alla sua vita, poi di nuovo la ricaduta.  All’ospedale gli danno sei mesi di vita… sembra abbia 70 anni, la pelle del viso screpolata, senza denti e capelli ma promette di non farsi più con l’eroina e la colla. Si sa, sono solo promesse di marinaio.

Giovedì 13, al pomeriggio, c’è l’incontro più atteso e più temuto.

Nella piccola sala stretta ci sono circa 15 ragazzi di età indefinita…. corpi con deformazioni, lacerazioni nella pelle, un lezzo difficile da sopportare, una ragazza piange in continuazione disperata, hanno stracci per vestiti, si infliggono dolori fisici per non sentire quelli dell’anima, hanno movimenti auto-consolatori esagerati, uno raccoglie qualsiasi cosa da terra e la mette in bocca, si nascondono dietro braccia magre, sono quasi tutti senza denti e, se li hanno, sono marci, sono soli; ci sono ragazze senza seno ed altre lo hanno enorme.

Mentre scrivo queste righe tremo, mi rannicchio come un feto, piango, piango senza freno ma non per loro. Piango per questo mondo che indifferente non li vuole riconoscere ed accettare. Dove siete persone pie devote al vostro dio, al vostro budda, al vostro individualismo, al vostro edonismo e devote all’estetica. Dove siete perbenisti e benpensanti, maestri ed imbonitori solo nei media, progressisti da salotto, conoscitori solo del vostro tutto così povero, poco ed effimero, poveri che siete!

Ma bisogna reagire e allora con un bel naso rosso comincia il girotondo. Questi bambini bisogna prenderli per mano, alcuni sono diffidenti, altri non mollano più la mano. Pochi ordini, dei giochi motori con un palloncino; due ragazzi, Daniela e Andrei guidano il gioco e si sentono importanti perché sono responsabili del risultato. Anche la ragazza che piangeva disperata si calma. L’ora si conclude con i ragazzi che colorano i loro nomi per terra. Sono più tranquilli. Il primo impatto è stato positivo ma c’è tanto da lavorare. Sarà molto dura.

Giorni di impegno pieno e faticoso, qualche piccola vittoria quando quei ragazzi senza sogni diventano bambini che giocano ma spesso andando via  le solite scene forti: un bambino piccolissimo che piange sbattendo la testa ad una porta, una ragazza ci mostra il suo minuscolo seno ed un ragazzo porta in giro la sua erezione in pantaloni eccessivamente stretti, hanno tutti indumenti o troppo stretti o troppo larghi, rotti e consumati, tanti tengono su i pantaloni con le mani o con dei lunghi lacci, hanno tutti capelli rasati, si fa fatica a volte a distinguere una donna da un uomo, qualcuno non ha le scarpe e se le ha le ha troppo larghe e rotte. Ma non bisogna arrendersi.

Ana è una bambina di sei anni, timida, dolce, attenta ai suoi amici, gli abiti sempre intrisi di odore di fumo del camino, bella come la meraviglia. E’ una del gruppo che il padre vuole portare via dall’istituto. Il padre la picchia spesso, la madre ha problemi psichici e di alcol. Ci sono altri due figli e tutti vivono in una casa di una sola stanza. Ana, con i suoi capelli chiari e gli improbabili scarponi troppo grandi ai piedi. Ana che stringe gli occhi e sorride. Ana che ha gli occhi azzurro cupo come il mare davanti alle scogliere di Balai quando strati di nuvole bianche e grigie velano il cielo. Come le lacrime nascoste di un clown quando ha gli occhi velati mentre ride e fa ridere dei bambini perduti.

 

NOTE

Varie organizzazioni di volontari lavorano a Bucarest. Tra queste “Parada”, con cui collabora Luca Maricca.

 I corsivi sono tratti dal diario dello stesso Luca.

La mia allergia al diffuso e indegno genuflessismo

francesco

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di Piero Murineddu

La persona con “l’impercettibile lagrima” che racconta a Franzischinu lu porthudorresu l’evoluzione, o se preferite, l’involuzione antropologico-culturale–politico e la bagassamannachizafattu, mi sembra di conoscerlo – anche perchè non nuovo a queste maldicenze “antituristiche” ( del proprio paese, succeda quel che succeda,  bisogna SEMPRE PARLARE BENE….cazzucazzu!). Anzi, mi sembra proprio d’intravvedere nel traditore maldicente  lo zampone dell’homo baffutus, sorsinco di nascita ma non d’animo.

Più difficile, almeno per me, è capire chi possa essere il “bossetto di turno”, a cui ci si genuflette ormai senza più ritegno. Che sia intimamente legato con “Marpione I° , campione d’intrallazzi, spiccatamente scadente, di basso (e frequentemente bassissimo) sottofondo culturale……….   etc etc etc ? (*)

 

(*)  No, lo “starnuto” non è dovuto a raffreddore. Ho semplicemente una forte allergia per questo diffuso e indegno….. genuflessismo

 

 

 

 

 

 

A Sossu, jazziamo o non jazziamo?

jazz band

 

 

 

di Piero Murineddu

 

Il luogo è Sorso, cittadina in provincia di Sassari. Il periodo è tra il ’62 e il ’63. L’impegno per costruire una posa da gruppo musicale “forte” c’è, la sostanza probabilmente molto meno. Il particolare genere musicale è  “aburottu”, poco conosciuto ma molto praticato, specialmente tra amici che ogni tanto si ritrovano uno strumento in mano (o in bocca), immaginandosi magari di essere Duke Ellington, Charles Mingus, Thelonious Monk, quel simpaticone di Louis Armstrong o altri.

I due chitarristi sono Giuseppe Serra e Augusto Biosa, il trombettista è Antonio Piredda. Chi soffia disperatamente dentro il sax è l’amico Piero Tangianu, mentre mi è ignoto il perplesso spettatore appoggiato al muro. La strada potrebbe essere via Cappuccini. Ancora oggi, specialmente nelle giornate ventose, par di sentire l’eco dei vicini di casa di allora , costretti a sorbirsi il per niente rilassante genere musicale.

Piero era gia un anno che aveva iniziato a percorrere per lavoro le  strade intercontinentali, e qundo rientrava in paese, riuniva i suoi amici per cercare di sintonizzarsi in qualche accordo musicale, cosa che capitava con estrema difficoltà. Il divertimento era molto, ma gli ingaggi praticamente inesistenti. Loro non si scoraggiavano, perchè lo scopo lo raggiungevano in ogni caso: unicamente divertirsi.

Giuseppe, Augusto e Antonio, suonando strumenti a fiato, erano componenti della Banda Musicale “S.Cecilia” di Sorso, creata e “distrutta” dal parroco di allora, don Salvatore Ferrandu, e in attività per almeno tre anni. Piero, 18enne, aveva da poco intrapreso lo studio della tromba in Germania, e da quello che mi risulta, è l’unico che ha continuato lo studio e la pratica di questo poco silenzioso  strumento appartenente alla famiglia degli “ottoni”,  la tromba (e non il sax come appare nella foto).

Il fatto di non risiedere stabilmente a Sorso gli ha impedito di attivarsi per tentare la nascita di una Banda, ma il desiderio gli è sempre rimasto. In Germania dava il suo valido apporto ad una Banda molto conosciuta, mentre da quando è andato in pensione, ha avuto l’opportunità di essere membro di Bande e di gruppi musicali. Attualmente vorrebbe trovare altri musicisti disposti a formare una Jazz Band, genere da lui molto amato e che vorrebbe approfondire con altri che condividano la stessa passione.

Si spera riesca a concretizzare questo proposito. Il panorama musicale, a Sorso abbastanza ricco e variegato, troverebbe ulteriore arricchimento. L’invito è allargato a musicisti con capacità di leggere le partiture, residenti anche fuori dal limitato territorio romangino.

Per contattarlo, piero.tangianu@tiscali.it

 

tangianu