Autore archivio: piero-murineddu

Ritagli sulla manifestazione di sabato 13 settembre a Capo fresca, in Sardegna

 

Manifestazione Capo Frasca in Sardegna contro Servitù militari

 

 

 

  1. Famiglie con bambini, militanti dei gruppi indipendentisti, esponenti di associazioni e partiti politici, insieme per dire NO alle basi militari
  2. No all’esproprio di 30mila ettari di territorio
  3. Si dice che le basi militari dà migliaia di posti di lavoro, ma anche la camorra lo fa e nessuno si sogna di legittimarla per questo
  4. Ritrovata coscienza “nazionale” dei sardi
  5. Lo stato italiano ha messo la nostra terra al centro delle strategie di guerra
  6. Dismissione dei poligoni, bonifiche a terra e in mare, riconversione economica dei territori
  7. Contro il collaborazionismo con chi spaccia azioni di guerra per missioni di pace
  8. Non è ammissibile che la nostra terra venga venduta per esercitazioni militari
  9. Per il futuro nostro e dei nostri figli dobbiamo salutare con favore il ritorno alla consapevolezza del popolo sardo su questi problemi
  10. Siamo qua per dare la nostra testimonianza contro tutte le servitù, militari e industriali
  11. Vinceremo questa “guerra”
  12. Danziamo non bombardiamo
  13. Non fate cadere in prescrizione il reato di disastro ambientale
  14. Come accettare che vastissime aree di terra, di mare e di cielo vengano interdette agli uomini e agli animali per buona parte dell’anno?
  15. Non possiamo e NON DOBBIAMO più subìre le imposizioni dall’alto

 

e per finire………..

 

diamo la sveglia alla coscienza civile da troppo tempo profondamente addormentata

 

Sorso: NUOVA VITA PER LA STRUTTURA SPORTIVA DI VIA PORTO TORRES?

di Piero Murineddu
Dopo anni di abbandono e di conseguente degrado, nel campo di via Porto Torres qualcosa sembra che inizi a muoversi. Le stanze adibite a spogliatoi sono state ripulite e i muri imbiancati. La catasta di forattini all’esterno fanno ben sperare, come tutto il movimento che vi si nota tutt’intorno. Ho sentito che la gestione è stata affidata ad una giovane e ben intenzionata associazione. ALLELUIA!
Si spera che i tempi di utilizzo non siano “biblici”, come stiamo constatando per i giardini di via Europa. A proposito, anche li qualcosa si muove. A rilento, ma si muove. Avete visto i pali di legno ben saldati a terra, prima fase di una bella e lunga staccionata? I camminamenti stanno iniziando a prendere forma e si vede anche piantata qualche palma.ALLELUIA!
Adesso aspettiamo che la gestione dell’anfiteatro de La Billellera venga regolarizzata secondo metodi di giustizia e di imparzialità e ne venga garantito l’uso a tutta la cittadinanza e agli ospiti di passaggio.
In questo caso, l’ALLELUIA sarà triplice, accompagnato da vari OSANNA ed EVVIVA. Gaudio massimo, insomma
Ecco i segni di rinascita della struttura di via Porto Torres
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Ed ecco il nascituro parco di via Europa
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Scuola: Il “miracolo” può farlo anche il singolo docente

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di Piero Murineddu

Durissime e spietate le considerazioni fatte in questa lettera, e pur tuttavia  corrispondenti al reale. Probabilmente molti ragazzi sono contenti di riprendere l’attività scolastica, ma lo sono principalmente (se non solamente) perchè ritrovano i compagni coi quali hanno intrecciato relazioni e coi quali condivideranno giorni, giorni e ancora giorni di….ansia. Ma si sa, mal comune mezzo gaudio. Certo che la cosa è triste, se non drammatica. La Grande Opportunità quali sono gli anni studio fino alla cosiddetta Maturità, il più delle volte è  vissuta come un incubo, come afferma il Piero con le sue parole estremamente puntuali. Ed ecco ragazzi stressati ( e chi ha figli lo sa benissimo) e insegnanti perennemente sull’orlo di una crisi di nervi e potenzialmente studenticidi.

“Eh, ma la scuola è stata sempre così!“, direbbe l’immancabile fatalista. Magari ha ragione, ma il fatto è che NON DEVE ESSERE COSI’.

Da qualche parte, nei giorni scorsi ho letto di un corso per aiutare gli insegnanti ad affrontare particolari “urgenze” educative. Va bene, diamo il benvenuto a questi corsi di formazione, ma qui si tratta si averla la capacità educativa, non quella per le “urgenze”, ma quella normalissima, strettamente connessa a quella dell’insegnamento scolastico, e chi non la possiede, i ripetuti corsi&ricorsi, specialmente se fatti per adempiere ad un dovere, non possono fare il miracolo.

Io penso che possa essere anche il singolo insegnante a fare questo benedetto miracolo di portare i ragazzi a gioire di frequentare la scuola, e questo nonostante i tanti e oggettivi problemi. Certo, il “coraggioso”  maestro o prof dovrà lottare fino all’inverosimile (retribuzione bassa, mancanza di spazi adeguati, Dirigente ottuso, colleghi invidiosi, insufficiente materiale didattico, iperattivismo infantile e adolescenziale……..) ma la matura consapevolezza di essere responsabile della crescita umana e culturale di persone che ripongono in lui comprensibili e giuste aspettative, può portare a compiere il “sogno”: ragazzi che non vedono l’ora di entrare in classe la mattina.

Statue,processioni, esorcismi……e i fedeli rischiano la rissa

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di Piero Murineddu

I legittimi “proprietari”,  gli stessi fedeli, sfrattati dalla loro chiesa insieme alla statua di Maria Vergine. “Festa molto sentita tra i cittadini”. Il parroco che dimezza i tempi della Messa ( meno canti? Meno omelia? Menodituttounpo, insomma….) per poter praticare un esorcismo  nell’intimità della comunità da lui fondata. Ci si aspettava la recita del rosario in processione, e invece….

Per tutto questo e probabilmente per malumori reciproci accumulati nel tempo, “i fedeli rischiano la rissa”. Da una parte i “normali”  parrocchiani, dall’altra i seguaci del parroco-pugile – musicista Max (senza la erre in mezzo…pa cariddai!), giovane e carismatico prete con particolari capacità di liberazione, fornitegli direttamente da Iddio l’Altissimo.

Si dice che l’amore solitamente è anche “litigarello”, per cui può capitare che all’interno di una qualsiasi comunità ( che s’intende attività e si spera ideali comuni) ogni tanto può sorgere qualche incomprensioncella. Suvvia, se capita non casca mica il mondo!

Piuttosto, la cosa che voglio brevemente considerare è a margine di questa vicenda, ovvero questo tradizionale carico di devozioni e processioni con le quali nel tempo è stato appesantito il Messaggio Evangelico. La cosa continua a provocarmi un non so che di…….fastidio? Si, forse è proprio fastidio. E perchè mai? Va bene che la “religione” ha bisogno di segni esteriori, ma chissà perchè, col tempo mi sto  convincendo sempre più che Gesù Cristo non aveva nessuna intenzione di fondare una nuova religione, ma semplicemente darci indicazioni per renderci la vita più significativa e più fraterna. Nello stesso tempo tra gli scritti che ci sono arrivati, aveva affermato che lui era venuto non per portare la pace ma la “spada”  (MT 10, 34…), e non vi è contraddizione alcuna. E sarebbe?  Approfonditevi la cosa……. se ne avete voglia.

Grida per la vita

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Grida per la vita

  di Alex Zanotelli
“Grida, grida, grida, grida per la vita
per i vivi, per i morti
per il deserto, per il mare
per i pesci avvelenati
per gli uccelli con ali spezzate
poeti senza parole
cantautori senza canto
Grida, grida, grida per la per la vita
per i bambini
che combattono sulle strade
che giocano con giocattoli, con fucili, con granate
per le madri afroamerindie
che urlano per il dolore
e che  si domandano che cosa sarà
del futuro dei loro figli
Grida, grida, grida per la vita
per il coraggio
per la speranza
per la foresta
per il fiume
i corpi possono morire, lo spirito non muore
e la nostra lotta
aspettando che un nuovo giorno
incominci ad arrivare
che l’alba arrivi
E mentre aspettiamo per questo giorno
noi canteremo nella gioia
grida, grida, grida per la vita!”
 

“Son carta e penna i miei migliori amici” – Tetta Sechi

TETTA SECHI

I pensieri del cuore

di Leo Spanu

Perchè una persona, anzi una donna nello specifico, cerca rifugio nella scrittura? Tetta Sechi ci confida: “ Son carta e penna i miei migliori amici”.

Una risposta che inquieta. Dove sono gli altri, gli “esseri umani”? E’ davvero così difficile comunicare?

“ Mostrare i sentimenti profondi / sarebbe così bello / mostrarli senza pudori”.

Convenzioni consolidate e abitudini antiche, figlie dell’ipocrisia, ci costringono a metterci una e cento maschere per vivere e sopravvivere. Sorridere meccanicamente per nascondere le paure, la solitudine, il dolore. Avere dentro un mondo da raccontare e magari da regalare:

“E invece sono qui / con carta e penna / unici confidenti / dei miei giorni.”

Strana società la nostra dove, nessuno lo ammette, ma tutti cercano di fuggire, magari un metro più in là, alla ricerca di amore, di comprensione, di solidarietà. Tutte cose che abbiamo gettato via per inseguire sogni di carta e brandelli di successo. Per raggiungere uno “status” sociale che spesso ci lascia stanchi e delusi e che paghiamo col rimpianto di un tempo e di un’innocenza che abbiamo perduto. Allora scrivere parole su un foglio bianco diventa l’ultima frontiera, un tentativo per recuperare i frammenti della nostra umanità, sparsi in giro come sassi nella foce di un fiume.

“ E noi come pietre / veniamo levigati dal fiume / lento della vita / macerati dal rimorso / di quello che non siamo.” Si prova a reagire allo sconforto, all’angoscia.“ Non è tondo e levigato / come una pietra di fiume / il mio amore per te / una roccia aspra / affiorata dal terremoto / dell’anima.”

Si cerca in continuazione l’amore, ancora e sempre amore, per non soccombere, per resistere:

“ ti avrei donato volentieri / tutto il tempo che da vivere / mi resta…per qualche attimo / soltanto d’amore. / L’ intera mia vita / per un solo attimo / della tua lunga vita.”

L’ amore, eterna e inutile medicina contro il male di esistere. L’amore aggiunge nuovi dubbi, sconvolge i pensieri, consuma desideri e speranze. I giorni diventano anni e il tempo si confonde nelle pieghe della memoria. Alla fine restano solo ricordi che fanno male.

“ I miei ricordi / mettili nel tuo letto / vicino a te. / Rimbocca bene le coperte / e spegni la luce.”

C’è un profondo pessimismo nella poetica di Tetta Sechi, dolorose esperienze personali hanno lasciato ferite profonde ma, malgrado tutto, lei cerca ancora di fuggire dal peso di pensieri tristi che, come mosche moleste, s’infilano tra parole e immagini.

“Ci vuole silenzio / per scrivere parole / ci vuole amore / per scrivere il silenzio. / Riempio fogli / e svuoto il cuore colmo di rumore / colmo, dell’antico rancore. / Urlo di rabbia sudata / rabbia stantia / come quel pezzo di pane / che non ho mai mangiato / come il cielo / che non ho mai guardato.”

Bisogna raccogliere, uno ad uno, i momenti felici, sparpagliati come perle di una collana spezzata. “ Quei giorni persi sulle vie / erano giorni di poesie / erano giorni tanto amati / erano giorni dimenticati.”
Da qui la rabbia ma anche la volontà di non arrendersi: “ cuore raccontami / i tuoi melodiosi canti, raccontami la fiaba / delle nuvole bianche / che danzano nel cielo. / Raccontami i tuoi giorni / quelli che io non ricordo / racconta cuore mio, raccontami.”
E’ un continuo ritornare al passato per trovare la risposta ad un futuro che sembra non offrire più speranze. Un passato con troppe ombre e un dolore sempre vivo. Un passato che propone nuove domande.
“ La strada muore / in un angolo, / dietro l’angolo la tua ombra / un muro rotto. / Vola un ricordo / e cresce un pensiero.”
Riprendendo la domanda iniziale, perchè ci si confida con un foglio di carta? Per “ fare poesia” o altro? Ognuno di noi può trovare la risposta più giusta e corrispondente alla propria sensibilità.
Tetta Sechi forse trova nella poesia un momento di consolazione. Va bene così. Non tutti possiamo fare “ alta letteratura” ma tutti, nel nostro piccolo, possiamo “ fare poesia” e ritrovare il fanciullo pascoliano smarrito tra gli affanni e le preoccupazioni quotidiane. Magari non finiremo in nessun libro ma ci aiuterà ad ascoltare il mondo intorno a noi, a sentire e condividere le emozioni degli altri. Magari ci aiuterà ad essere migliori.

NOTE
I versi citati sono tratti da “I pensieri del cuore. 1985-1995 ” una raccolta uscita in forma artigianale e in poche copie. Mi fa piacere che poi siano stati pubblicati nel libro citato ma ho preferito lasciare la versione originale in italiano piuttosto che la traduzione in sardo.

“Noli me Tollere” è l’unica Madonna da venerare a Sossu. O no?

 

di Piero Murineddu

Sempre attento a buttare l’occhio su materiale che possa aiutare a ricostruire la Memoria di Sorso, cittadina  amata ma per certi versi anche “subìta” da buona parte dei suoi stessi abitanti, mi sono imbattuto in questo bollettino di oltre dieci anni fa curato da padre Giulio dei conventuali francescani, custodi del Santuario Mariano “Noli Me Tollere”.

 

 

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Avete letto con attenzione? Certo, gli spunti sono tanti, ma per forza di cose devo commentarne solo qualcuno.

Dalla lettura di altri scritti del “carismatico” frate oggi ottantacinquenne, ho dedotto che ci andava giù molto duro nelle sue categoriche affermazioni. Da una parte è segno apprezzabile, perchè indice di coraggio e probabilmente di conoscenza degli argomenti trattati, dall’altra potrebbe essere segno di spregiudicata presunzione, magari protetta dalla “riverenza” e rispetto che  qualsiasi tunica religiosa incute nel popolo di “fedeli”  buona parte dei quali considera il “religioso” portavoce incontestabile di verità rivelate. Per la verità, ammetto di non annoverarmi tra questi ultimi, specialmente quando il frate, la suora, il prete, il vescovo e lo stesso Papa pronunciano giudizi su questioni che esulano dallo stretto Messaggio Evangelico., ma questo è un altro discorso.

Nell’occasione, il religioso azzarda delle considerazioni abbastanza pesanti che, fatte da qualcun altro senza saio, probabilmente avrebbe scatenato reazioni risentite. Ma si sa, dai buoni fraticelli si accetta tutto, dato più che impegnano le loro giornate a diffondere il Vangelo, certo, ma specialmente ad incrementare il culto della Madonna di Sossu, cosa quest’ultima che a me crea qualche perplessità, ma ai sussinchi va più che bene. Personalmente condivido abbastanza l’analisi sugli aspetti caratteriali di noi sorsesi, se non di tutti, almeno di una buona parte:

menefreghismo (per i localiminnaffuttismo“)         

– snobbamento de facto delle proprie eccellenze culturali e artistiche  

 – triste e stupida applicazione del “nessuno è profeta in patria”

e ancora blablabla……….

 

Come raccontato dal prezioso prof Andrea Pilo, appare verosimile che l’ingegnere Sisini, modernizzatore dell’agricoltura sarda e non solo, abbia deciso di allontanarsi “per dispetto”. E’ anche un fatto che molti, specialmente giovani, continuano a realizzare la propria vita in “Continente” o in Paesi lontani. Abbiamo anche letto che il sussinco prof. Nicola Tanda ha donato il suo ricco e preziosissimo archivio di libri e di documenti letterari, filologici, bibliografici al Comune di Ozieri, di cui è cittadino onorario. Un motivo ci sarà sicuramente.

Non mi ci soffermo, anche perchè altri in varie circostanze hanno già rilevato queste strane anomalie che portano alla mancata valorizzazione dei personaggi che in vari campi hanno dato lustro a Sorso. Ma perchè insistere ancora con questa vecchia e ormai noiosa storia? Diciamolo chiaramente: non per mero campanilismo, per pavoneggiarci stupidamente davanti agli altri e per cantare miseramente in coro “Semmu di Sossu e semmu li più forthi!”,  ma per riconoscere che grazie al loro impegno (letterario, artistico, musicale….) ci siamo elevati umanamente e culturalmente. Naturalmente, è necessario che ne conosciamo l’opera di questi nostri concittadini, cosa che non è scontata.

Tornando all’articolo in questione, lungi da me l’azzardo di provocare la suscettibilità del vecchio Baldus (e di tutti li sussinchi!) mettendo in discussione la storicità della vicenda che la Madonna sarebbe apparsa ad un povero muto chenonsochecosa. E nonmeladiadio che così dicendo io stia mancando di rispetto ai sentimenti religiosi dei sorsinchi devoti!).  Mi colpisce tuttavia la sua conclusione, che stringi stringi, è l’obiettivo che a lui preme: a Sossu l’unica “Madonna” che sarebbe sensato venerare è  “Noli me Tollere”. Mah…..

Lungi da me comunque che io voglia provocare la facile  (e per certi versi “pericolosa”) suscettibilità dei “buoni” fedeli sorsinchi, per cui silente mi ritiro in disparte, non prima di aver chiesto preghiere per la mia “conversione” 

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di Piero Murineddu

Il “pavoneggiarsi” è sicuramente una tendenza generalizzata, e nell’esemplare macho (o presunto tale) italiota è comprensibilmente un bisogno, un ideale da perseguire a tutti i costi, pena la sensazione di veder vanificata la propria esistenza. L’ “apparire” a tutti i costi è diventata una delle  preoccupazioni principali di diverse categorie di persone. E sicuramente non è prerogativa solamente giovanile. L’argomento non si limita alla sola sfera sessuale, evidentemente. La nascita nel 2004 del social network “Facebook”, come ha dato nuove e rivoluzionarie opportunità comunicative,  ha sicuramente anche incentivato  la possibilità di esibire gli aspetti meno nobili del bagaglio personale di ciascuno. A questo proposito, l’amico Leo  mi ha mandato questo suo particolare “elogio della controtendenza“. Scorrerne la lettura mi ha divertito, contribuendo in parte a superare l’affutta di dover rinunciare, per colpa di quest’ incerta estate mai iniziata, ad esibire le mie lisce gambettine striminzite e senza sodi&duri polpacciotti che reggono la pancetta prominente, un busto di muscolisguarnito  e un toracino senza pelo alcuno, facendo col bermuda di fantozziana memoria i miei amati tuffi “di pancia”  da “Punta la grabba“.

Mio grande dilemma di questo fine ferie:

come farò a dimostrare a mia moglie che nonostante la vicciaia incipiente,  prestante&efficiente sono ancora?

 

silvio

 

DECALOGO PER SOPRAVVIVERE ALLA STUPIDITA’  IMPERANTE

 

di Leo Spanu

 

 

1) Controllate attentamente che in bagno non ci siano macchine fotografiche e assimilati quando vi fate la doccia. L’esibizione gratuita su FB delle vostre nudità fatiscenti non è cosa buona e giusta ma un penoso spettacolo di deterioramento della materia.

2) Lo specchio serve per farsi la barba, schiacciarsi un punto nero sul naso ed altre attività di pulizia del vostro viso. Inutile domandarsi : Specchio delle mie brame chi è il più bello (o la più bella ) del reame. Non siete voi.

3) Non mostrate le foto ( spesso tremende) dei vostri figli su FB. Non sono scimmiette ammaestrate da esibire sul grande palcoscenico mediatico per sentirvi dire “quant’è bello” anche se rassomiglia in modo preoccupante alla figlia del rag. Fantozzi.

4) Per le signore. Un seno perfetto, secondo un antico detto francese, è quello che sta nelle mani di un “honnete homme” che non significa un uomo onesto ma uno con le mani appena più grandi della media. Ricordatevelo quando vi fate un autoscatto (un selfie per le persone colte). Francesco Nuti parlava di “poppe a pera” ma esistono anche in forme di altri vegetali: a zucchina, a banana, a carruba, a melanzana, a oliva, a cocomero, a patata bollita, a susina (in tutte le varianti), a carciofo senza spine, a cipolla, a barbabietola. Tutta roba buona da mangiare. Ma non fanno arrapare.

5) Per i signori. Durante la stagione estiva non diventate protagonisti di un film dell’orrore con zombi e mostri vari che passeggiano su e giù per le spiagge. Fare i diciottenni  indossando solo uno slippino, quando si ha una pancia vasta quanto una mongolfiera, due gambine striminzite che sembrano ossa dipinte, un torace scheletrico ricoperto da ciuffi di peli che fanno tanto scimmie spelacchiate, non è solo uno spettacolo terrificante. E’ pure penoso.

6) E’ vero che signori si nasce, lo stile e il buon gusto sono qualità innate. Ma con un po’ di buona volontà e un pò di buona educazione si può evitare di sembrare (ed essere) dei perfetti cafoni.

7) Non abusate del turpiloquio. La lingua italiana è ricca di parole e di immagini che esprimono gli stessi concetti con più eleganza e con più intelligenza. L’abuso di “c…i” nel linguaggio quotidiano indica solo  una vostra carenza culturale. E forse anche fisica.

8) Ogni tanto leggete un libro. Non quelli idioti che vi propone la pubblicità o quelli che vendono milioni di copie. Chiedete consiglio ad un libraio, saprà indirizzarvi bene. Ma se proprio non volete sfidare la vostra pigrizia allora leggete uno qualunque dei quattro vangeli. Non come un libro di religione ma come un libro d’avventure. Scoprirete una storia straordinaria e qualche motivo di riflessione.

9) Una volta all’anno provate a pensare il contrario di quello che pensano tutti. Provate a nuotare controcorrente per qualche minuto. Si aprirà nella vostra mente una visione diversa del mondo e magari ritroverete un sorriso ed una speranza che avevate perduto.

 10) Non scrivete mai decaloghi. Non li rispetta nessuno e l’ultimo che ci ha provato ( Mosè) è stato esiliato nel deserto del Sinai dove, dopo aver fatto sparire le acque del mar Rosso, adesso fa il rabdomante.

 

La lunga estate supercafona del nuovo edonismo renziano

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di Nanni Delbecchi

 

C’era una volta l’edonismo reaganiano degli opulenti anni Ottanta. Il nostro premier, che non si fa sfuggire una rottamazione, lo sta riadattando ai tempi di crisi, e questa estate ha buone chance di passare agli annali come quella dell’edonismo renziano. Di questo nuovo edonismo un emblema eccellente è il gavettone, così perfettamente in bilico tra la caserma e il campo scout, tra il Gran Mogòl delle Giovani Marmotte e il colonnello Buttiglione. Non parliamo tanto dei gavettoni subtropicali che il cielo ci ha regalato quasi ogni giorno, ma quelli gelidi che, in nome della lotta alla Sla, stanno facendo il giro del mondo, stabilendo nuovi record d’immagine. Se tanto ci dà tanto, per il vecchio Telethon si apre la strada della soffitta. IL SUCCESSO in rete dell’Ice Bucket Challenge, che quanto a contagio se la dà con l’Ebola, si spiega con il corto circuito tra un fine nobile, un mezzo puerile e un sottotesto volgarotto. È lo sdoganamento definitivo del selfie, la sua nuova frontiera. Guarda come sono bravo e come sono buono. Ma soprattutto guarda e riguarda, sui social e sui siti, dalla mattina alla sera. Una campagna mediatica così a costo zero chi se la poteva sognare anche solo cinque anni fa? Ci sarebbe qualche obiezione; per esempio, che questa pagliacciata della secchiata in testa, variante idrica della torta in faccia, mal si sposa a chi detiene un’immagine e una responsabilità pubblica. Quindi, nessuno stupore che un Barack Obama abbia declinato l’autocazzeggio, pur aderendo alla donazione. Papa Francesco (nominato anche lui, nientemeno che da Shakira e Belèn Rodriguez) è andato oltre, dichiarando che “Il cristiano fa atti generosi ma nascosti.” Difficile dargli torto, sebbene quasi tutti si regolino al contrario; nell’era di internet la strada dell’inferno non è mai stata tanto lastricata non solo di buone intenzioni, ma anche di vanità sospetta.

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Dalla secchiata, che alla fine è un selfie per procura, la tiepida estate dell’edonismo renziano ci porta alle copertine dei rotocalchi. E qui, dove un tempo tenevano banco calciatori, veline e tronisti, oggi la prima scelta sono i politici. Sui rotocalchi le quote rosa sono già un dato di fatto, una riforma compiuta, e non c’è da sorprendersi: dopo avere conquistato i salotti televisivi, adesso le onorevoli scalano il gossip, e attraversano le più diverse variazioni iconografiche. Più del ministro Giannini, più delle pose preraffaellite di Marianna Madia e più delle scene di conversazione di Federica Mogherini e famiglia, un altro specchio dei tempi è la foto che immortala il bacio appassionato tra il deputato Pd Alessandra Moretti e Massimo Giletti. La politica che slingua la Tv (e non il contrario).

 

 

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PER MARIA ELENA Boschi, è stata addirittura caccia selvaggia: il bikini mostrato da Alfonso Signorini su Chi come fosse lo scalpo di Toro Seduto.

 

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Il servizio in cui il ministro delle Riforme indaga sulla coppa del suo reggiseno meglio dell’ispettore Clouseau; la copertina dell’ultimo Panorama, che la ritrae con un sorriso enigmatico, degno dell’Ignoto marinaio di Antonello da Messina; ma di ignoto in questo caso c’è poco, e l’enigma è meno metafisico: “Come si rimorchia ai tempi della Boschi?” Da Chi a Panorama : non ci vuole Sigmund Freud per scoprire che l’universo mediatico del Berlusca. è sedotto dalle muse dell’edonismo renziano. Dunque rottamate anche le cene eleganti di Palazzo Grazioli e le feste d Villa Certosa? Addio alle olgettine, ai lelemora, con la Minetti sprofondata dalla nipote di Mubarak al figlio di D’Alessio? Pare di sì, ma è interessante notare come il Calippato berlusconiano, pur in evidente declino, stia organizzando una controffensiva mediatica tutta basata sul basso profilo e perfino su una certa sobrietà; Silvio stesso che rispolvera il look total black, come ai vecchi tempi del Cavaliere nero;Francesca Pascale versione dama bianca, con il panama sulle ventitré. Potrebbe essere una mossa da non sottovalutare, se è vero che l’unica altra tendenza di questa estate all’insegna dell’edonismo narciso sta in certi eccessi ultracafonal. Gli italiani che fanno la spesa  a Barcellona, i turisti che fanno in Italia; da questo punto di vista l’unità europea sembra cosa fatta. Ma ci sarà qualcosa in comune tra le secchiate fatte a fin di bene e le bravate concepite a fine di spazzatura? Naturalmente no, a parte il fatto che tuttavia anche quelle bravate impazzano sui media; e che forse sono in aumento esponenziale proprio perché chi le fa ha buone possibilità di diventare una stellina mediatica. Oggi tutte le strade portano all’esibizione di sé, e chi di narcisismo ferisce di narcisismo può anche perire. L’estate tiepida sta per finire, e presto comincerà un autunno più caldo: tra i tanti tagli annunciati dal governo, non sarebbe male prevedere qualche taglio anche alla propria immagine.

“Vicini al suo compagno” e il prete benedice la coppia gay (1)

 

 

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di Marco Preve

 

In una parrocchia in cui si celebra il funerale di un uomo morto tragicamente il prete pronuncia parole semplici, ma che non passano inosservate: “Preghiamo anche per Emanuele, compagno di Francesco”. Una sola frase, ma è quella con cui, in una chiesa, viene riconosciuto agli omosessuali il diritto al conforto e alla consolazione della fede. Un episodio importante in un paese in cui i gay, dallo Stato laico, non ottengono ancora gli stessi diritti degli eterosessuali.

Un infarto, la fine improvvisa e tragica di un’unione ventennale, un funerale, l’affetto degli amici. Momenti dedicati al dolore, al raccoglimento, quasi sempre privati. Ma Emanuele Ricci, 43 enne professore di inglese in un liceo di Genova, ha deciso di dare al suo lutto una valenza pubblica. Perché Emanuele e Francesco Metrano, un architetto di 54 anni morto all’improvviso pochi giorni fa mentre era in visita alla sorella in Toscana, erano dal 1994 una coppia a tutti gli effetti.

Ma essendo omosessuali Emanuele pensava che antichi e nuovi pregiudizi si sarebbero trasformati in imbarazzati silenzi al momento clou delle condoglianze. Invece. “Invece è accaduta una cosa inaspettata  –  racconta  –  a cominciare dai miei studenti che hanno dimostrato di essere una generazione che si è disfatta dei vecchi preconcetti. E poi c’è stato quel breve ma importantissimo momento in una giornata tanto terribile”.

È successo a Porto Santo Stefano, paese di cui era originario Francesco, nell’omonima parrocchia della località all’Argentario. “Il parroco
–  continua Emanuele  –  don Sandro, che mi conosce bene perché da Genova in estate andavamo sempre a trascorrere qualche giorno dai parenti di Francesco, ha citato anche me assieme ai famigliari all’inizio della cerimonia. Sentire pronunciare il mio nome è stato ottenere un riconoscimento non personale, ma per entrambi, per la storia mia e di Francesco”.

Don Sandro Lusini, docente di teologia e parroco dell’Argentario, non ha difficoltà a spiegare: “Non è stato un gesto deciso per compiacere una persona ma del tutto naturale. Ho voluto accomunare ai famigliari di Francesco anche Emanuele, che è stato il suo compagno e amico da una vita. Conosco entrambi da tempo, si preparavano a partire per una vacanza nei paesi baschi e gli avevo anche chiesto di fermarsi a Lourdes per me, per una preghiera”. Si potrebbe pensare che questa apertura sia il frutto del vento che soffia da Roma, dopo l’avvento di papa Francesco. “Anche se è vero che il nuovo Papa sta mandando segnali forti, per quanto riguarda il sottoscritto non è affatto così  –  risponde il sacerdote toscano  –  . Anche in passato, rispetto a certi temi, ho avuto lo stesso atteggiamento che ho tenuto in occasione del funerale di Francesco. Credo che, a prescindere da qualsiasi categoria, i legami affettivi vadano riconosciuti. Per questo ho citato Emanuele in chiesa”.

Paradossalmente, è la Chiesa che sembra essere più sensibile a certi temi rispetto allo Stato laico. “Non credo  –  dice il professore che a Genova insegna al liceo scientifico Primo Levi  –  che tutta la Chiesa abbia lo spirito di quel parroco, ma è un dato di fatto che la morte di Francesco è stata dolorosa anche per alcune cose accadute dopo, che mi hanno fatto scoprire di essere un cittadino diverso per il mio paese. Episodi banali come non avere il diritto di chiudere le utenze di un appartamento che Francesco possedeva nel centro storico. Ci sono poi situazioni spiacevoli di cui parlo con difficoltà perché potrebbero essere equivocate. Io ho un mio stipendio, non ho bisogno di soldi, ma Francesco aveva versato con sacrificio 25 anni di contributi alla cassa di previdenza degli architetti che ora andranno persi. Se fossimo stati una coppia etero avrei avuto diritto a una reversibilità e avrei così potuto, ad esempio, aiutare i suoi nipoti. In situazioni diverse dalla mia è un’ingiustizia che può rendere drammatica la vita di una persona”.

Il desiderio di raccontare questo momento privato è venuto ad Emanuele soprattutto di fronte all’affetto e alla solidarietà dimostrata dai suoi studenti, attuali ed ex. “Il giorno dopo la morte di Francesco  –  forse per sfogarmi, dopo aver parlato con due care amiche, Anna e Maria, ho scritto un breve post su Facebook. Da quel momento sono arrivate decine di commenti, e poi messaggi privati e ancora sms e lettere tradizionali. A scuola non ho mai parlato della mia vita privata ma neppure ho mai nascosto la mia omosessualità con i colleghi più amici. Semplicemente ho fatto come tutti gli insegnanti, a prescindere dalle loro tendenze e gusti. Per questo forse non mi aspettavo,

sbagliando, questa risposta dai ragazzi. Ho ricevuto anche un bellissimo post da un ex allievo con idee di destra, con lui in classe avevamo anche avuto discussioni accese. Ma di fronte al mio dolore non ha avuto nessun problema a riconoscere che l’amore non ha percorsi prestabiliti.
(1) tratto da REPUBBLICA.IT