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Tentativi per scrivere correttamente la lingua locale

 

di Piero Murineddu

Non è per niente una bella senzazione quella provata quando si vuol scrivere nel modo e con le parole che abbiamo sentito e usato gia dai primi giorni di vita, e rimaniamo bloccati  da  atroci dubbi su quel  suono gutturale, aspirato e quant’altro. E poi, conosco gli antichi termini oppure uso un ridicolo  dialetto italianizzato? Si, qualcuno dice che la lingua, come tutte le cose, si evolve. Ma una cosa è la legittima evoluzione, un’altra è l’imbastardimento della lingua, mortificante della nostra Cultura. Sarò esagerato, ma a me sembra che se pasticciamo il modo in cui abbiamo comunicato coi nostri genitori e coi nostri fratelli nella casa in cui siamo cresciuti, c’è realmente il rischio di perdere anche la nostra identità, e questo si che è grave.

La ricerca che lo studioso Gian Paolo Bazzoni ha fatto sull’argomento, può essere un validissimo aiuto per chiarirci le idee , spesso molto confuse.

 

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IO SONO 1 001IO SONO 2 001io sono 3 001

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Paolo_Bazzoni

SUL RIPRISTINO DELLA VIABILITA’ NELLA LITORANEA DI SORSO

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Sossu  14 LUGLIO 2014

 

Il sindaco Morghen: “Il Genio Civile ha bocciato il progetto. Chi pensa che si possa aprire il ponte prima di settembre se lo deve dimenticare perchè sarà impossibile”

Il Genio Civile: “Nessun diniego perchè non abbiamo ricevuto nessun progetto”

La Provincia: “Il provvisorio blocco di cemento prefabbricato potrebbe essere installato anche domani”

Li sussinchi disorientati: “Oiaoiaoia…cozzanoicozzanoi!”

Li sussinchi  del’ “Esercito” del Decaduto di Arcore, ispiratore  del Consiglieredicascofornito:  “Anda bè!”

 

A.A.A. CERCASI (SALVA)TORE PA’ SOSSU. Ma non uno qualsiasi, però…

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di Piero Murineddu

Ditemi, che fine ha fatto quel particolare “Programmatore” che dopo aver minuziosamente analizzato i motivi che hanno portato la società di Sorso (e non solo!) all’attuale disastroso stato, aveva messo a punto un modo di convivere giusto, equilibrato, pacifico…..leggermente e vagamente utopico? Si, lui: l’agronomo – editore inventore della “Nuova Civiltà” che non ha trovato le cinquanta adesioni per presentare il suo scientifico e rivoluzionario Progetto da attuarsi in tre fasi, che si prefiggeva di ritirare l’uso di li dinà dal mercato interno, sostituito da carte di credito e scambio di lavoro e prestazioni, tipo la “Banca del Tempo” che voleva realizzare il nostro compianto amico Giovannino Marongiu, non attecchita per la famosa cocciutaggine e tradizionale diffidenza verso le novità di la sussinca mintariddai? Idee campate in aria? Boh! E chi lo sa?! Cercatelo,supplicatelo. Chiedetegli, adesso che non c’è alcuna imminente scadenza elettorale e potrebbe avere la rilassata seppur impegnativa possibilità di fare un lungo e meticoloso lavoro di persuasione, di far capire meglio le sue idee, forse poco comprensibili ai più. Anche lui non dovrebbe negare che appaiono un tantino utopistiche, specialmente davanti ad un popolino che ultimamente ha (forse) difficoltà a ragionare con la sempre sfuggente obiettività, succube (ancora forse) del “barone” di turno (almeno fino a quando non si sente tradito e gli fa cavalcare un ciuchettino per fargli raggiungere di corsa la Legione straniera!).  Pregatelo di non abbattersi per l’incomprensione con la quale è stata accolta la sua acuta novità. Convincetelo a tornare a lavorare in mezzo alle testarde e diffidenti teste sussinche per aiutarle a ragionare, studiare, analizzare, elaborare, programmare, sommare, sottrarre eccetteraeccetteraeccetteraeccetteraeccetteraeccettera…………

Coraggio, (Salva)Tore, se ci sei, batti qualche colpettino e buttati a capofitto in mezzo alla plebaglia sussinca a spiegargli con pazienza che caspita hai inteso dire nel libretto che hai fatto trovare  i li ianniri delle case.

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“Bilancio Partecipativo” a Sorso? Sempre più un’utopia

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di Piero Murineddu

Piste ciclabili. Il Desiderio Insperato di molti sta per concretizzarsi. Vuoi per i prezzi sempre alti dei carburanti, vuoi che mantenere un’auto equivale ad avere un figlio in più, vuoi che forse (forse!) la gente vuole riacquistare l’uso delle gambe per spostarsi e pensando anche al giovamento che la salute può trarne, fatto è che a Sossu s’inizia a parlare di “Mobilità Sostenibile”, ovvero incremento dell’uso dei mezzi pubblici e specialmente delle bici.

Ma dai! Ma avveru sei? Emmu: l’ha dittu lu giornale l’ha dittu!

I soldi, grazie al fattivo impegno dei nostri cari e preziosi (!) politici locali, sono stati stanziati. Gli appalti si è in procinto di affidarli con regolare (!!) e legale Gara. Oltre il rinnovamento e ammodernamento dell’intera litoranea, fornendola anche di queste preziose piste ciclabili, la cosa riguarderebbe anche la strada Sossu – la Marina, almeno la parte sinistra della carreggiata che porta a mari. A suo tempo, quando furono realizzate, le due piste erano una bella e gradita novità, seppur “ombreggiate” da un’impressionante “viale” di pali elettrici metallici.

Col tempo, le piante messe a dimora nelle aiuole che separano la striscia ciclabile (larga – porcaccialamiseria! – solo 1,28 m!) dal marciapiede, sono faticosamente riuscite a crescere. Per me, tutto sommato erano un’ottima cosa, e i soldi erano stati spesi bene. Una persona di buona memoria e di grande gentilezza m’informa:

“I  lavori furono fatti durante la giunta Bonfigli 1990/1995 e completati con la giunta Razzu 1995/2000.  Le aiuole e  le rifiniture furono fatte in questa seconda fase. La pista doveva essere più larga ma ciò avrebbe comportato l’esecuzione di espropri che avrebbero dilatato i tempi di realizzazione di anni e per questo è risultata così stretta. Il finanziamento era provinciale, essendo strada provinciale diciamo che la Provincia ha fatto i lavori mediante il Comune. Gli incarichi  furono fiduciari. Relativamente a quest’ultimo punto, sono stati sempre così, anche ora, quando i lavori sono fatti dal Comune. Le gare vengono espletate per l’impresa che effettua i lavori ma non per la progettazione tranne che questa non comporti un cofinanziamento da parte dei privati”

Quindi, come abbiamo letto, ci sono dei professionisti, locali o meno, che godono della fiducia dei momentanei governanti. Sappiamo quanto questa discrezionalità possa aprire il passo al “clientelismo”, in certi casi “selvaggio”. Anche qui si rileva la chiusura ad indire dei concorsi riservati alle persone professioniste (e capaci!) del posto, ma questo è un altro e lungo discorso.  Tornando alle due piste ciclabili esistenti, abbiamo constatato che la cura è spesso mancata. Le chiome che hanno mezzo invaso le due piste non hanno incoraggiato i purtroppo limitati appassionati sussinchi della due ruote a percorrerle. Le piante ma anche il fondo di cemento non hanno beneficiato della puntuale manutenzione.

Il solito punto molto dolente di tutte le opere pubbliche:

MANUTENZIONE

 

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Qual’è allora la già decisa e ormai imminente prospettiva? Spendere 400.000 euro per il completo rifacimento di una delle due piste: ricostruzione “al livello stradale”, con le “dovute sfumature cromatiche”. Sono due i mesi previsti per la realizzazione (più o meno come i giardini di via Europa!)

Più su dicevo del mio disappunto per l’1,28 m di larghezza, inferiore al regolamentare 1,50 che prevede la normativa (DL n.557 del 30 novembre 1999) se si tratta di pista monodirezionale (2,50 m per la bidirezionale). Ri-porcaccialamiseriaeanchezozza! Per appena 22 cm devono esser spesi tutti quei benedetti 400mila euro per rifarla ex novo! Oppure, perchè è proprio importante che le auto e le bici siano allo stesso livello, e anche perchè mancano le indispensabili “sfumature cromatiche? E quelle piante faticosamente venute su, che fine faranno?

Certo, oggi si è quasi obbligati a “buttare” invece che a “riparare” (prima era conveniente e c’era chi aggiustava telefonini, pc, lavatrici, orologi…….), ma quando si tratta di spendere soldi di tutti, bisognerebbe farlo con più, come dire, forse…… parsimonia?

Intanto, accennare al “Bilancio Partecipativo” (decidere le priorità di spesa insieme ai cittadini) è sempre più un’utopia con questa piccola politichetta nostrana che continua ad imporre le proprie decisioni ai cittadini sempre più disarmati e “assenti”.  L’attuale Opposizione, nel suo programma elettorale,  aveva accennato qualcosa al riguardo, ma si sa, le belle parole sono una cosa, l’impegno concreto tutt’altra.

Ma comunque, cari amanti delle due ruote, ci aspettano delle lunghe e allegre padalate. Chissà che il buonumore prodotto c’indurrà ad imprecare meno contro il  solito “governo ladro” e futtibecciu !

 

PISTA CICLA

 

Artisti nell’ombra – Franco e la sua silenziosa e continua Ricerca

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di Piero Murineddu

Sono diversi anni che con Franco Doro siamo legati da una discreta e per nulla stressata e stressante amicizia. Tempo fa mi aveva regalato una raccolta di versi prodotti dalla sua sensibilità creativa,“Unbluesevent’immagini“, titolo che fa trasparire, oltre la passione per quel particolare genere musicale afroamericano tuttora coltivato, anche l’intenzione di raffigurare attraverso delle metafore la sua percezione della vita. Venni a sapere anche della sua capacità di dipingere a china. Probabilmente forzai la sua volontà quando in occasione del mio matrimonio con Giovanna, dandogli una cartolina del Cristo Risorto gli chiesi di farne un dipinto. Ci accontentò, e il risultato di quel meticoloso e amorevole impegno, a distanza di 25 anni e avendolo collocato sull’uscio di casa, ogni giorno continuiamo ad averlo davanti agli occhi e lo teniamo molto caro.

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Franco, oltre a non essere mai stato particolarmente espansivo, l’ho visto anche sempre restìo a mettersi in mostra e tanto meno ad esibire le particolari capacità creative che indubbiamente possiede. La mia proposta di pubblicare alcuni suoi versi gli ha creato un’iniziale perplessità, non ritenendoli particolarmente degni di essere conosciuti. Dopo che gli ho chiarito che per me e probabilmente per qualcun altro avevano valore in quanto esprimono sinceramente il suo vissuto, ha acconsentito.

Accanito e attento lettore, è anche appassionato di viaggi, alcuni dei quali l’hanno portato a percorrere qualche tappa del Cammino di Santiago di Compostela. Quest’esperianza, come per molti altri, esprime sicuramente il desiderio di superare la quotidianità non raramente banale e ripetitiva di una vita di provincia, aprendosi con spirito di adattamento a nuovi incontri e volendo  ardentemente ricucire la frammentarietà di un’esistenza così spesso spezzetata dalla durezza di questi tempi che viviamo. Alcuni viaggi ci hanno visti insieme. A Parigi ricordo quel bollente the sorseggiato presso la Moschea, servito  a riscaldare le nostre gelide mani e probabilmente i nostri umori, incupiti da una giornata piovosa  e fredda. Una settimana trascorsa in Val d’Aosta, di mattina presto mentre il resto della compagnia era ancora abbracciata al cuscino della notte,  ci vedeva spesso incamminati in stretti sentieri scoscesi, rincorrendo sensazioni che ci avrebbero accompagnati anche al rientro nella normalità quotidiana.

E’ questo “sentire” diverso che penso mi accumuni a Franco ed entrambi cerchiamo di esprimerlo nel modo a noi più congeniale.

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Da  “Unbluesevent’immagini” ,  di Franco Doro

Ciò che rimane


Ho smarrito gli anni

barcollando nel tuo sguardo

in una notte d’inverno.

Ho camminato sino all’alba

guidato dal tuo respiro

per giungere in questa stanza

dove l’amore

inutilmente si nascondeva.

Ho corso come un pazzo

sfondando pareti

di dolore e di realtà.

Ho corso sui tuoi pensieri

su quelli che non hai fatto

sul tuo amore

di un bambino mai nato.

Sono precipitato

nelle tue mani

sulla tua pelle sudata

in questa rete dove

la mia e la tua libertà

sfiorandosi le labbra

inventano un nuovo intreccio.

Rimane la libertà

il legame più grande.

Senza biglietto

Cosmopoliti spiantati

respirano fumo nella biglietteria

Lontani dal proprio paese

e dalla logica

Messaggeri di strada

senza valigia e senza pretese

Farebbero a meno di dormire

per un bicchiere di ricordi veri

Treni sempre svegli

le unghie incollate ai binari

aggrediscono il silenzio

ad ogni partenza

Agenti afferrano la notte per il bavero

decisi a farla cantare

L’Orsa Maggiore senza biglietto

cercava di raggiungere un amore

Ragazzi spiantati

inventano una colletta

per una notte che non può pagare

Notte di fumo e di ricordi veri

  Viaggio

Stiamo correndo

avvolti in proiezioni

correnti

venti e tempeste

i piedi bruciano

700 trombe

per un grido celeste

sono poche

perchè restiamo pazzi

e non ricordiamo più

dove seppelliamo

le nostre coscienze

Stiamo affrontando

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ma non sappiamo che farcene

visto che non crediamo più a niente

Abbiamo sistemato dio nel cruscotto

lo tireremo fuori

quando smetterà di raccontare storie

e farci promesse di eternità

Dentro una macchina

senza la ruota di scorta

(perchè il viaggio si esaurisce

giù sotto le querce-tenebra)

viaggiamo

e ridere e non capirci niente

è una perfetta bussola per noi

Incrociamo treni

aerei e brontosauri

carri di emigrati

pelle e ossa

corpi evasi dagli abiti

eremiti ancora in cerca

di visioni serene

Grattacieli assediati da sanguisughe

sono alle nostre spalle

il COMPUTER

nuovo re

nella sua corona di polvere

si sente già fratello

la nostra mente

è sedotta

da questo fratello – baro

che spiana gli orizzonti

 

 

 

Poeti come

 

Baciando un utero

il giorno di natale

ho aperto gli occhi

deciso a non cedere

alla seduzione dei codici

Perciò

ho un vomito scomposto

di parole da offrire

in mani d’argilla

ad un grappolo di amici

 

Tuoni sulla battigia

Su una spiaggia d’ombra

buste di cellophan

bottiglie infrante

amuleti di ruggine semisommersi

La schiuma li plasma

Una saetta nel cielo

apre un varco

ad una carovana di impressioni

diretti al nord

 

Film

 

Ragazzi senza nome

fanno la coda davanti al cinema

Capelli corti

e giacche di autorità precoce

Sorridono per un attimo

con apparente consapevolezza

poi i colori s’inginocchiano

ad una pellicola in bianco e nero

Astronavi scuotono lo schermo

con fantastica potenza

carri d’acciaio alzano le braccia al cielo

aerei schizofrenici ruotano

sconvolgendo l’assetto delle nuvole

Nella torre di controllo

il computer

ha occhi lucidi di commozione

la platea

ha duemila occhi di ghiaccio

L’immagine di un bambino

emerge nello schermo

una lattina tra le mani

un gemito d’amore

quasi una perla tra le labbra

poi la lattina cade dalle sue mani

e un fungo innaturale esplode

Tornano i colori

grigio e rosso

sul fondo verdazzurro

Una pioggia di frammenti

investe la sala

Mille coscienze

si spingono affannosamente nel buio

alla ricerca dell’uscita

CIVILTA’ DI MICROFONI

Agenti segreti

Investigatori

Truppe speciali

Controllori

Ognuno ha su di sé

cento occhi

Ci guardiamo l’un l’altro

con intuito superiore

Solo quelli

che hanno il coraggio

di stare calmi

non spiano,

non hanno mai pensati

di fare i furbi

e non si sentono affatto inutili

senza microfoni nascosti.

Abbiamo codici dappertutto

siamo un arsenale di notizie

(miniere d’inchiostro

per la prima pagina)

Sporgenze e buchi

del nostro corpo

sono un potenziale

nascondiglio di idee

i cani fiutano ovunque

La macchina sa

prima di noi

dove andremo questo fine settimana

sa quante volte restiamo svegli

a cullare l’insonnia

quante volte diciamo basta

ma non basta mai

Quando tutto sarà

perfettamente in ordine

e nessuno avrà più modo

di porsi domande

perchè anche il pensiero

sarà programmato i nprecedenza

La “libertà”

si aggirerà per le strade

fredde e deserte

finalmente realizzata in un mondo di uomini estinti

Guerriero

Eri un guerriero d’oro e nichel

in una guerra diamante

Ora non semini più panico tra i poveri

ma siedi nell’oscurità

di un rifugio sotterraneo

Ragni corrono lungo le pareti

e tessono ricordi

Una rete senza nodi

intrappola l’attesa

Ma non è ancora il momento

di abbattere la porta

Fuori c’è troppa luce

Piramidi di fuoco e fumo

azzurro di morte

L’ultimo missile

ha colpito il sole

Ora non giungono più segnali

La radio parla

ma nella tua mente

il suono è una linea

perfettamente orizzontale

Le tue mani tremano

Come farai ad accarezzare il futuro?

Maggio

Una ciliegia

senza progetto

pronuncia

il primo rosso

autentico

nell’immenso

incolore

Piste ciclabili in città: puro (e anche ingenuo) desiderio?

biciclette in città

di Piero Murineddu

E’ vero, i troppi  “azza e fara”  di Sassari ” (e di Sossu e Sennari!), non incoraggiano a rinunciare all’inquinante  “scatola di latta arroventata”  e decidere di spostarsi con un’ecologica  due ruote. Ci sarebbero le moderne bici elettriche, ma quanto costano, per la miseria! E dopo, usarle con tutto il traffico a motore che c’è in giro, sarebbe un grave rischio per la propria incolumità, psichica oltre che fisica. Tutti ormai constatiamo l’usanza “malsana” di non uscir di casa senza  metterci dentro la scatola di lamiera, qualsiasi sia la meta. E’ ancora possibile abbandonare questa …..norma? Mah!

Il recente viaggio a Padova per stare qualche giorno con nostro figlio, a me e a mia moglie ha dato la possibilità di muoverci in città sulla due ruote, e gioire di questo. In quei momenti di quasi spensieratezza, mi è venuto quasi da pensare che da quando ci siamo rinchiusi nelle nostre comode auto, ci siamo isolati un po tutti e forse intristiti. Per le strade non ci s’incontra più, e quando capita, sentiamo forse un pò d’imbarazzo, quasi un tantino vergognandoci di “farci scoprire” appiedati. Il supermercato è  divenuto il principale luogo d’incontro e con l’aria condizionata gratis, si va ancora più volentieri. L’argomento richiederebbe più approfondimento di quanto  ne abbia adesso voglia. Fatto stà, in quei giorni padovani, vedendo tutta quella massa di gente che si spostava in tutta sicurezza in bici, con Giovanna abbiamo programmato di rimettere in sesto le nostre due vecchie biciclette alquanto arrugginite, se non altro per potercele ogni tanto caricare in auto e andare a pedalare dove la mancanza di eccessivi  “azza e fara” ce lo possono consentire, con un pò di dispiacere per non risiedervi.

Piste ciclopedonali Padova

padova in bici

pista ciclabile

 

La proposta del lettore Franco Satta mi sembra sensata per incoraggiare a servirsi delle due ruote  a Sassari: pista ciclabile che colleghi Li Punti, viale Porto Torres, Corso Trinità, Centro Storico, via Pascoli, Buddi Buddi.

Anche la prospettiva che la litoranea sussinca sia fornita da una sicura e spaziosa pista ciclabile è ottima, anche perchè non sarò più preoccupato per l’incolumità dei numerosi atleti e ciclisti che vi vedo sempre transitare.

Oltre quello di riacquistare più forma fisica attraverso il moto e inquinare meno l’ambiente in cui viviamo, il problema, che seppur grave non è affrontato opportunamente e con la necessaria determinatezza, è anche quello di decongestionare il traffico cittadino. In questo senso, il capolinea del “Sirio” a Santa Maria di Pisa, quartiere periferico di Sassari,  è gia un’ottima opportunità per non intruffularsi con l’auto nel caos di la ziddai, ed è quello che solitamente faccio quando se ne crea l’occasione. Certo, il desiderio sarebbe arrivare in città con la bici dentro l’auto, parcheggiare in un posto ombreggiato e gratuito, indossare i pantaloncini e….via! Ho paura però che per realizzare questo sogno dovrò aspettare ancora per molto, e temo anche che con gli anni che passano inesorabilmente, saranno altri a gioire perchè finalmente ci si muoverà con buon senso e senza autodistruggerci, nella salute e nell’umore.

BICI

 

 

 

CITTADINI ATTIVI. NEI FATTI.

PULIZIE DI QUARTIERE

 

“Nessun vittimismo da parte dei cittadini volontari che hanno ripulito piazza e vie adiacenti (…..), per dimostrare a se stessi che unendo le forze si poteva ottenere un decoro migliore della zona (….). Il quartiere satellite a Porto Torres   “(particolarmente) percorso durante le varie campagne elettorali, salvo poi essere poi poco calcolato quando c’è bisogno d’intervenire realmente per risolvere i problemi”
di Piero Murineddu
Dopo la mancata risposta da parte dell’istituzione pubblica, alcuni abitanti del “villaggio satellite” di Porto Torres si sono organizzati per ripulire le strade adiacenti alle loro abitazioni. Ancora una volta, le promesse fatte in campagna elettorale spesso non vengono rispettate. Come non definire  siffatti politici parolai e ciarlatani? Dei cittadini che decidono di darsi da fare nei fatti per migliorare l’ambiente in cui trascorrono le loro giornate, come in questo caso, è un grande segnale che riempie di speranza, e questo al di là del numero degli aderenti. Alle frequenti negligenze da parte degli organi competenti rischiamo di farci l’abitudine. Normalmente la reazione è di rabbia o peggio di rassegnazione. Ma che volontariamente ci si organizzi per porre rimedio, è una grande prova di civiltà, oltre che di coraggio. E’ anche un modo efficace per dare una lezione a chi omette di adempiere al proprio dovere per cui è stato delegato alla gestione della Cosa Pubblica, e la solita “mancanza di finanziamenti” non è sufficiente per giustificarsi. Chi si è proposto di rappresentare gli altri, deve fare di tutto per far vivere meglio i propri concittadini. Di tutto. Specialmente in questi magri tempi. L’amministratore pubblico, assessore o consigliere che sia, dovrebbe avere  il dovere d’infondere fiducia nei propri concittadini, per molti motivi scoraggiati e demotivati. E questo lo si fa specialmente fuori dalle aule istituzionali. Gli eletti sentono questo dovere, morale prima ancora che politico?

 

Sbatti il mostro in homepage. Cosa (non) abbiamo imparato dal caso Yara

BOSSETTI

di Federici Sbandi

Partiamo da un dato di fatto: il caso Yara, in un altro Paese, sarebbe rimasto ai piani alti dell’agenda nazionale per neanche mezz’ora. Nessun dettaglio morboso, nessun criminologo improvvisato, nessun parlamentare in festa. In Italia sta paralizzando l’opinione pubblica.

Apripista del romanzo criminale è stato ovviamente, l’annuncio in diretta interplanetaria di Angelino Alfano, il solerte Ministro dell’Interno che in odore di bandwagon effect ha deciso di mettere la firma su una (presunta) vittoria altrui – come all’epoca della lotta alla mafia di Berlusconi, che a sentire il Cavaliere era sempre merito suo più che delle procure. Poi ad Alfano viene illustrata la follia della sua dichiarazione, e allora prova a rimediare su Twitter, stavolta peccando persino di logica elementare:

La soluzione del caso di Yara Gambirasio è un grande risultato. Ovviamente la presunzione di innocenza vale per tutti” ( Angelino Alfano )

Anche perché se il caso di Yara è stato risolto, vuol dire che si è trovato il colpevole e che Massimo Giuseppe Bossetti non si può dunque presumere innocente. Ma i paradossi non finiscono qui. Dopo aver sbattuto il mostro nella casa di tutti gli italiani, finge di invitare le persone alla calma. Nonostante il suo annuncio abbia, di fatto, indirizzato un manipolo di frustrati fuori dalla stazione dei carabinieri dando ai cani famelici un (presunto) assassino da azzannare.

Qualcuno prova a farlo rinsavire. Gli ricordano che in Italia si sono sempre fatte più leggi contro i giudici che contro le ingiustizie. Oppure che, così come all’epoca del Cavaliere, la torta del merito va spartita tra poliziotti, militari, investigatori, uomini della scientifica. E non tra i politici che attendono l’happy ending per propalare slogan inverosimili e far sembrare il Paese più solido. Lui non ascolta e pontifica: «L’Italia è un Paese dove chi delinque viene arrestato e finisce in galera». Grazie Ministro, ci sentiamo davvero tutti più al sicuro.

Ma se Alfano offre l’assist, la stampa nazionale non si tira indietro per la schiacciata vincente. Si scatena immediatamente quel turbinio di morbosità che una volta per tutte ci ricorda che in Italia non è mai esistita e mai esisterà una distinzione ferrea tra giornalismo alto e basso. E cioè che anche le testate nazionali più affermate vendono quotidianamente l’anima al diavolo con l’espediente della cronaca sensazionalistica acchiappa-click.

E allora voi col mostro in homepage, con Il Giornale che decide improvvidamente di orinare sul codice deontologico pubblicando su Facebook la cronaca dell’arresto al grido di: “Ecco l’assassino di Yara, clicca per scoprirlo!”. Come in un qualunque gioco a premi. Al quotidiano di origine montanelliana – se solo sapesse che fine ha fatto la sua creazione! – si affiancano tutti i quotidiani online che hanno pubblicato senza troppi fronzoli le foto della figlia di Bossetti. Dimenticandosi delle indicazioni fondamentali della Carta di Treviso che tutti i giornalisti sono tenuti a rispettare e secondo cui «il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di cronaca». Infatti, abbiamo visto cos’è primario: il click.

Fatto l’annuncio politico, pubblicata la notizia: parte il romanzo. Il crimine efferato, la vittima minorenne, una spruzzatina di adulterio – tanto per rendere la madre innocente ma comunque “sporca”, che fa sempre audience. Alcuni esperti in Tv iniziano a tracciare mirabolanti analisi psichiatriche a partire dallo studio del profilo Facebook del soggetto interessato, dei suoi status, addirittura dei profili degli amici. Elementi di assoluta normalità vengono decontestualizzati da Internet e presi come testimonianza della sua evidente vocazione criminale. Inquirenti che dovrebbero lavorare nel silenzio divengono showman, sempre a favore di telecamera. Nel frattempo l’opinione pubblica si infiamma sulla questione della presunzione di innocenza, sulla validità del test del Dna, sul giustizialismo a targhe alterne dei politicanti. Il tocco finale: offrire a tamburo battente la foto di Bossetti in primo piano, quando non ride, per dare a internauti e telespettatori un’immagine del “male” contro cui inveire. Il romanzo è servito.

social network, essendo per la maggior parte del tempo solo le protesi virtuali del chiacchiericcio da bar – e non quel magico laboratorio di democrazia partecipativa che tanti credono -, hanno la colpa di estendere a macchia d’olio i temi dominanti, con una minuziosità una volta impensabile. È una questione di agenda setting 2.0: semplicemente, non potete non averne sentito parlare. A tratti è inquietante sapere che se qualcuno, dall’alto, ha imposto che si parli di un argomento non c’è alcun modo di sottrarvisi, vero? L’unico potere rimasto nelle mani del cittadino è quello di decidere di dissociarsi da quella folla irrazionale, urlante e assetata di vendetta che ogni 3×2 rilancia l’idea sempreverde della pena di morte o, in alternativa, spera di scoprire che il colpevole sia extracomunitario per dare fondatezza alle proprie convinzioni razziste. Stop, tutto il resto è distrazione di massa da cui non si può scappare.

La sensazione è che in Italia siamo riusciti a desensibilizzarci al crimine e a normalizzare la violenza, da sempre. L’effetto perverso è che per ridar loro linfa vitale siamo dovuti andare a scavare nei retroscena, nelle case delle vittime, nelle famiglie dei colpevoli. E tutto questo solo per scommettere con amici e colleghi sull’identità dell’assassino, per poter dire «te l’avevo detto» a tavola. Tolta la paura, ci è rimasta l’indagine domestica.

Se sia più colpa dei politici, dei giornalisti o dei telespettatori/utenti non ho la presunzione di poterlo certificare. Ma c’è una cosa che so, e di cui sono certo: per ogni caso Yara c’è un Fiscal Compact di cui i cittadini non hanno mai neanche lontanamente sentito parlare. Niente complottismi, niente distopie. Semplicemente, se fossimo meno distratti, forse, saremmo un Paese più critico verso le questioni davvero rilevanti.

 

VIA FARINA A SORSO

di Piero Murineddu
Proponetevi di percorrere a piedi via Farina, oggi soffocata dalle auto parcheggiate e da quelle di passaggio, e fate attenzione a quelle case dove son nati gli scrittori Salvatore FARINA e Giovanni BARACA, il procuratore generale della Corte di Cassazione Antonio CICU e suo figlio “don” Ambrogino, il notaio COTTONI (padre di Saivadori), il generale e governatore dell’Albania Pinotto MANNU RICCI,il chirurgo e Rettore dell’università Pietro MAROGNA, il pittore e scultore Giuliano LEONARDI, il poeta Giannetto MASALA. Fatelo dopo aver letto queste pagine del caro e prezioso ultra novantenne Andrea Pilo, tratte dal suo libro “Ancòra ammenti…”

 

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VIA FARINA 2

VIA FARINA 3