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Amministrative 2014 a Sorso – Elogio dell’ ” OPPOSIZIONE”

 

partecipa

di Piero Murineddu

La “Partecipazione Attiva” della gente in politica, ovvero, la Grande Assente. La “Delega” istituzionalizzata ha sollevato i cittadini dall’onere di prendere decisioni per la loro vita personale, familiare, sociale, nazionale. L’antica cultura greca, insieme a tante altre cose, aveva  creato forme di democrazia diretta. Col tempo, “complice” anche lo sviluppo delle concentrazioni abitative, le Assemblee decisionali hanno dovuto lasciare il posto a diverse forme di delega e di rappresentatività. Da qui, conoscendo la tendenza umana di prevalere l’uno sugli altri e affinare quell’arte perversa di mirarsiconocchiovogliosoquella partedelcorpoarrotondataconunbucochesicollegaallinterorganismo,  iniziano gli inevitabili problemi. Ci sarebbero le regole, quelle santissime “Regole” che se rispettate servirebbero  a rendere la nostra convivenza meno da “giungla” (chiedendo scusa alle bestie, perchè loro non hanno malizia come gli umani e seguono semplicemente leggi naturali), ma anche le regole si finisce col farle non secondo principi d’uguaglianza, ma secondo altre di comodità, e allora vediamo (e sopratutto subiamo) gli scempi che distruggono e scompigliano la pax sociale. Che fare allora? Una sola cosa:

rimettere le pantofole profumate nell’armadietto, spegnere quell’elettrodomestico parlante che ti frulla il cervello, infilare gli scarponi legandosi bene i lacci, fare un fischio al vicino, trascinare giu dalla poltrona l’amico scoraggiato, andare nella piazza principale e gridare con decisione e senza ritegno:

                                “Embè, che caspiterina vogliamo fare?”

                                             AISCIDDAZZILUSONNUSIA !!

 Alleanze elettorali per sconfiggere l’Invincibile sifaperdire Arma da guerra “Prifèruvota” non se ne vogliono o possono fare (per regolamento, perchè gli altri non ci stanno, perchè è difficile trovare punti programmatici comuni, perchè quelli sono comunisti, perchè gli altri sono “teleguidati” da Genova, perchè quell’altro si vuole solo rifare di un torto subìto, perchè ormai le liste sono gia fatte e non c’è più tempo di organizzarsi, perchèquellochevolete….). Va bene va bene va bene …. Boh! Basthagussì !

Allora. Dico chiaramente che si può far benissimo buona politica stando all’opposizione, ma che sia un’opposizione fatta con impegno e con intelligenza. La funzione dell’opposizione è principalmente quella di controllare come vengono spesi i pubblici denari, è quella di tenere costantemente informata la popolazione di che caspiterina stanno combinando i governanti, è quella di farsi portavoce di che caspiterina vuole la gente, è quella di creare quelle caspiterine di assemblee pubbliche per far partecipare la gente chediparteciparenonnehapropriogana.

democrazia_diretta

Ma sapete che vi dico? Mi sto quasi convincendo che stare all’opposizione è molto più importante e costruttivo del governare.

Chi governa è pressato dalle aspettative che la gente ha riposto in lui, è costretto a fare il simpaticone e a sorridere anche se si è alzato di cattivo umore, di aggiornarsi continuamente il guardaroba, di prepararsi quei discorsoni che più pallosi non potrebbero essere, di sfogliare continuamente il dizionario per cercare termini ad effetto, d’imparare quei cazzo di termini anglosassoni di moda perchè senò non ci fai bella figura, di andare alle processioni dei frati per riceverne la benedizione davanti al popolo devoto e ben allineato, di vassilafacciaruia perchè nominato e ringraziato pubblicamente della sua presenza, di solennizzare l’evento con la propria autorevole persona e dover ripetere la solita papardella che più imbecillotta non si può, di dover essere continuamente ricercato per avere quella raccomandazione, di dover andare d’accordo col collega di partito o di giunta anche se lo detesti, eccetteràeccetteràeccetterà……

Indubbiamente, oltre i pesanti oneri, ci sono anche i previsti e “imprevisti” onori, e probabilmente è per questi ultimi che molti si ricandidano. Ma che stress dover subire quel continuo giudizio di tutti!

 Il mestiere di “oppositore” invece è molto più rilassante e molto più rispondente al ruolo di “rappresentante” dei cittadini. Ripeto: a condizione che lo si faccia con impegno e con passione, e ciò, al limite,  lo si può fare anche da soli. La forza del gruppo sarebbe un’altra cosa, ma anche da soli, se animati da propositi “democratici” e di coinvolgimento dei cittadini, si può lavorare, e lavorare tanto. Sarebbe necessario principalmente studiare i bisogni reali della gente, che non è solo il lavoro, a cui l’oppositore non può provvedere ma che può benissimo “insegnare a pescare invece che dare il pesce” ( a differenza di certi Graaaaaandi Governanticoli che dilloamechecipensoio, rendendo il cittadinello sempre più a lui ubbidiente e a lui legato, oltre che imperituro riconoscente finchemortenonlisepara).

Ma oltre fare opposizione all’interno del Consiglio Comunale, dove tra l’altro si è costretti ad usare un frasario politichese costruito che spesso fa pena, con quei continui “grazie” che se ti azzardi a dimenticartene fai la figura diruzerraggu, la Politica si può fare benissimo fuori da questo incravattato luogo, e i modi sono tantissimi. C’è solo da alzarsi le maniche e sbizzarrirsi con la fantasia. 

Ci sarebbero le Petizioni, un modo concreto di conoscere l’opinione delle persone su un determinato argomento. Si potrebbe lavorare per arrivare ai Referendum propositivi ( quando la consapevolezza politica italiana arriverà ad una maturità tale?).  Ci sarebbe da lavorare parecchiomaparecchiomolto per raggiungere il quasi per niente usato ma molto democratico Bilancio Partecipativo, già sperimentato e usato, specialmente in quelle Amministrazioni locali dove il “politico ufficiale” si fa  portavoce realmente delle priorità decise dai cittadini. In questi posti, l’Amministratore non è particolarmente democratico e “moderno”, ma rispetta semplicemente delle regole che insieme ci si è dati. Sistema da conoscere, studiare,  applicare e da espandere.

In conclusione, non riesco a concepire e a giustificare quelle persone che non elette, ritornano mogimogi e offesi nella loro vita privata. Ed il desiderio di darsi da fare per il Bene Comune dov’è andato a finire? E tutte le idee innovative che fine hanno fatto? E l’intenzione di impegnarsi in un determinato ambito, si è completamente dissolta nel nulla?

                               AMUBIZZIEATRUNCAZZILUGODDHUSIA !!!

mani alzate

 

Amministrative 2014 a Sorso – “SORSO DOMANDA E SI CONFRONTA”,un tentativo di Democrazia Partecipata in occasione delle precedenti Amministrative nel 2009 (prima parte)

Di seguito viene descritto nei dettagli l’esperimento di “Democrazia Partecipata”  tentato in occasione delle Amministrative svoltesi a Sorso nel 2009, in cui si contendevano il governo locale la lista guidata da Maria Antonietta Foddai e quella guidata da Giuseppe Morghen. Raccolte svariate domande poste dai cittadini attraverso posta elettronica e piccoli contenitori distribuiti in vari esercizi commerciali,  nella serata del 3 giugno 2009 si erano presentate ai candidati durante  un’ Assemblea Pubblica. 

Il testo è quello originario scritto subito dopo l’evento, a cui non è stato apportato alcun ritocco. Nei prossimi giorni pubblico l’elenco completo delle domande pervenute agli organizzatori.

 

desiderio

 

di Piero Murineddu

Per rimanere fedeli all’impegno preso coi cittadini e con coloro che hanno formulato le domande – proposte, che ancora una volta ringraziamo per la passione e la civiltà con le quali l’hanno fatto, pubblichiamo integralmente il materiale pervenuto.

Si ritiene prima necessario portare a conoscenza le fasi che hanno caratterizzato la preparazione e la realizzazione del confronto fra i candidati davanti ai cittadini.

Inizialmente si era sentita l’esigenza di fare qualcosa di diverso nell’imminenza della campagna elettorale per eleggere la nuova giunta comunale a Sorso, comune nel frattempo retto da un commissario prefettizio a causa della caduta anticipata della giunta di Centrosinistra. Il progetto era semplice: far rispondere in una pubblica piazza i candidati alle domande poste per iscritto dai cittadini.

Le prime riunioni col gruppo dei promotori ( Agostino Pinna, Antonio Fini, Pino Piana,Peppino Dedola e Piero Murineddu), erano incentrate sulla ricerca di vedute comuni riguardo al lavoro che si voleva intraprendere, se non altro perché, non essendoci stata frequentazione negli ultimi tempi, si voleva assicurare una sintonia d’intenti. Da qui, massima preoccupazione per fare in modo che all’interno del gruppo si creasse maggior comunicazione possibile, ancor prima d’avviare l’organizzazione pratica dell’evento. Essendoci diverse sensibilità intellettive e sociali, si constatano da subito alcune difficoltà nel procedere del lavoro. La bontà condivisa del fine fa superare le inevitabili divergenze, che persistono lungo tutte le fasi preparatorie. Messo a punto un criterio comune e alcune regole condivise, inoltriamo gli inviti alle due coalizioni candidate, con la raccomandazione che la firma dell’accettazione fosse conseguente alla decisione comune fra tutti i candidati di ciascuna lista.

Iniziano le difficoltà e vengono a galla le prime diffidenze nei confronti dell’iniziativa, specialmente da parte di una coalizione. Il desiderio di realizzare un evento che potesse contribuire a migliorare la dialettica ed il livello culturale nella nostra città, hanno portato ad una contrattazione con le parti, fino ad accettare alcuni compromessi, ( esempi: la pretesa dei “garanti”(*) durante l’ “elaborazione” delle domande, la forzata consegna delle stesse prima della manifestazione…) Nonostante tutto, da parte nostra è rimasta la preoccupazione costante di rimanere al di sopra delle parti .

Intanto, negli avvisi pubblici abbiamo raccomandato di evitare nei quesiti posti qualsiasi polemica e attacchi personali che avrebbero potuto impedire un confronto sulle cose da realizzare in prospettiva. Il numero rilevante delle domande pervenute non permetteva di formularle tutte, per cui si è deciso di raggrupparle per tematiche d’interesse sociale: partecipazione alla democrazia, accesso all’amministrazione e alle informazioni, servizi sociali e servizi pubblici, valorizzazione del territorio, cultura e istruzione, infrastrutture, varie. A questo lavoro, ha dato un contributo rilevante Tore Piga. Come stabilito in precedenza, si è deciso di evitare di porre durante la serata domande con accuse personali e legate a polemiche improduttive.

(*) I “garanti“, segno evidentissimo della diffidenza nei confronti degli organizzatori, sono stati imposti dalla coalizione di Centrodestra, pena (pena!!) la non partecipazione. Erano Piero Ruzzettu, e Leo Spanu per la coalizione di Centrosinistra.

 

Alcune considerazioni personali

Ritengo che l’iniziativa, con tutti i limiti organizzativi, sia servita per avvicinare la politica, ambito della vita sociale che inevitabilmente ci riguarda tutti, alla cittadinanza. Molte volte si preferisce starne alla larga, probabilmente per la valenza negativa che le si dà.

 Riconosco che ci sono stati vari errori, ingenuità e manchevolezze nelle fasi preparatorie, resesi evidenti nel corso del confronto pubblico. Il mancato raggiungimento di una perfetta sintonia all’interno del gruppo organizzatore, dovuta in parte alla non completa comunicazione, ha portato ad alcuni cedimenti oltre al non puntuale rispetto dei tempi riservati alle risposte e alla mancata vigilanza perché non si creassero improduttivi battibecchi, come da intenzioni. Il più evidente è stato il momento in cui – in modo sicuramente incauto – si è dovuta concedere come ultima domanda quella che ai politici navigati avrebbe potuto dare (come effettivamente è accaduto) la ghiotta occasione di manifestare la “furbizia” (?) di disattendere l’impegno di trasformare un incontro civile in semplice polemica elettorale. Parlo della domanda sul “programma copiato”, pretesa da una delle due coalizioni poco prima dell’inizio del confronto, pena la non partecipazione della stessa alla serata. Forse posta all’inizio e nei tempi concordati sarebbe stata più utile all’incontro.

 Nel politico navigato continua a persistere diffidenza verso chi vuole operare nella società civile fuori dagli scranni dell’Aula e dagli scontri di partito. Forse abbiamo avuto l’eccessiva preoccupazione di ottenere un confronto “sereno”, attenuando la rabbia contenuta in diverse domande. Così facendo abbiamo evitato domande imbarazzanti, preconfezionando l’elaborazione delle stesse. In futuro m’immagino un confronto diretto tra amministrati e amministratori attraverso delle assemblee pubbliche, naturalmente con delle regole condivise che permettano tale confronto. Lo ritengo necessario e veramente democratico.

Diverse persone ritengono fosse stato meglio far rispondere solamente i capolista. Inizialmente si vedeva la possibilità offerta a ciascun candidato di far sentire la propria voce ai cittadini, magari ammettendo la propria impreparazione ma manifestando nello stesso tempo il desiderio di conoscere e studiare per portare avanti le istanze di cui lui si voleva far portavoce. Neanche la nostra proposta di usare la prima parte autogestita a questo scopo non è stata presa in considerazione. Non credo che la gente abbia il desiderio di sentire l’eloquenza e i paroloni di chi abbia facilità di parola, quanto credere che chi si mette in politica lo faccia per il bene di tutti, e non per cercare il proprio tornaconto e allargare il raggio della sua influenza per scopi non sempre nobili. Chi ha il coraggio di prendere qualche iniziativa che vada fuori dalla semplice idea di assistenzialismo, del clientelismo e del puro divertimento, è quasi sempre guardato con sospetto.

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confronto 001

 

A seguire, gli interventi introduttivi dei due conduttori della serata, svoltasi il 3 giugno 2009

 

 

 

Amministrative 2014 a Sorso – “Costringere” i cittadini a diventare artefici del loro destino

grecia

 

di Piero Murineddu

Da tempo purtroppo quasi immemorabile, la nostra cosiddetta “Democrazia Rappresentativa” sembra seguire un percorso destinato irrimediabilmente al fallimento.  La gente si sente sempre più lontana dalle questioni riguardanti la Politica, giudicato covo di corrotti e corruttori e luogo di privilegi di pochi a scapito della grande maggioranza. Nell’immaginario collettivo, gli appuntamenti elettorali sono inutili occasioni di sperpero di denaro pubblico ed ennesima lotta per assicurarsi posizioni di potere. Le ideologie che una volta motivavano ed invogliavano una partecipazione convinta ed appassionata, ai giorni d’oggi sembra abbiano perduto fascino e attrazione. I troppi e asfissianti anni berlusconiani hanno contribuito ad affossare qualsiasi impeto alla costruzione di una società “civile” e solidale, e perdurando ancora i colpi di coda, l’influsso negativo condizionerà ancora per molto tempo.

siamo in democrazia

La Destra storica, attratta da questa figura di Venditore di niente se non di se stesso, illusa di aver trovato un moderno e illuminato Condottiero la cui guida avrebbe assicurato prosperità e numerose vittorie, continua a ripetersi magamirafattuvà  e, leccandosi le ferite, appaiono penosi i suoi tentativi di ricostruirsi un Volto affidabile e dignitoso, ( la signora Almirante è talmente disorientata, che ha addirittura sostituito i suoi abiti neri e nobiliari col …. rosso “mangiabambini” ).

assunta

La Sinistra. Cos’è rimasto di questa benedetta Sinistra, a sua volta spezzettatasi in tante anime in continua contrapposizione tra loro e che non fa altro che creare disorientamento in coloro dei quali è stata, e nonostante tutto, continua ad essere riferimento?

votato

E poi c’è questa vicenda ancora enigmatica del geniale comico che, estromesso dalla Rai perchè nei suoi spettacoli si permetteva di toccare il potere politico che già allora spadroneggiava all’interno della televisione pubblica, ha iniziato a colpire obiettivi del potere economico e bancario, inevitabilmente legato a quello politico. Nella televisione di allora, si stavano creando i presupposti per fare dell’informazione pubblica un mezzo per ottenere consenso politico. E ancora non erano arrivate le tivu del Signore di Arcore, che diede lo scandaloso e incivile avvio del Conflitto d’interessi, non ancora risolto perchè ancora si è affrontato con decisione.  

conto

Il Grillo genovese ha continuato a far ridere, ma sempre più amaramente e a denti stretti. Le platee hanno iniziato ad uscire dai teatri, perchè sempre più incapaci di contenere gli spettatori, che man mano hanno visto in lui un leader  rasgionihaedègiusthuchissuchidizzi.

Le critiche al potere corrotto erano sempre documentate e il fatto di metterlo in piazza ridicoleggiandolo, da una parte ha fatto incattivire parecchie persone e categorie, dall’altra in molti hanno iniziato a riconoscersi nel nuovo Trascinatore, col valore aggiunto di essere anche divertente. Ad un certo punto si è smesso di giocare e le cose si son fatte serie. Il vasto “movimento” ha preso forma organizzata, fino a sfociare in una presenza parlamentare. La rabbia, pur continuando a mantenere l’irruenza e l’urgenza rivoluzionaria, faticosamente sta diventando sempre più propositiva, partendo da un punto imprescindibile: “costringere”  i cittadini a farli diventare artefici del loro destino. Impresa non da poco, considerando anche chilaientinonhaganaditrabanassiluzeibbeddhu. L’intento è indubbiamente innovativo e rivoluzionarissimo, considerando che per molto tempo i cittadini son stati abituati a delegare e ad essere considerati solo in vista della scheda messa nell’urna, più o meno in modo “telecomandato”.

 Il discorso non è concluso ed è mio impegno riprenderlo,  allargandolo con chi ritiene utile partecipare.

 

partecipazione

Amministrative 2014 a Sorso – Schieramenti e formazione liste: Les jeux sont faits o v’è ancòra tempu per usare il buon senso?

merda

di Piero Murineddu

Ormai non manca molto per decidere chi governerà Sossu nei prossimi cinque anni.  Governare non sarà semplice, perchè non è mai cosa da poco guidare una collettività a condurre nel modo più civile e giusto il proprio presente, sperando realisticamente anche in un futuro migliore. Sicuramente la “Politica” non è tutto, ma da questa non si può prescindere, e riguarda proprio tutti: neonato, bambino, giovane, anziano, operaio, casalinga, prete, insegnante, pensionato, studente, disoccupato……  Ognuno di questi ha diritto di avere delle risposte rassicuranti.

Chi decide di dare l’apporto in favore degli altri è indubbiamente da apprezzare e da incoraggiare, ma è chiaro che la condizione imprescindibile debba essere proprio questo “APPORTO IN FAVORE DEGLI ALTRI”, NON IN FAVORE DI SE STESSI. Difficile stabilire se questo è l’obiettivo per i nuovi candidati. Nei confronti di coloro che in politica ci sono già da qualche tempo, il giudizio è però doveroso, specialmente a livello individuale:

  1. Ha dato prova d’impegno intelligente nel portare avanti il proprio ruolo?
  2. Si è fatto veramente portavoce delle istanze di tutti i cittadini?
  3. Ha dimostrato attiva partecipazione nelle Assemblee civiche?
  4. Ha fatto delle proposte concrete per migliorare la nostra vita?
  5. Ha usato rispetto per gli avversari e capacità di confrontarsi?
  6. Ha informato puntualmente i cittadini del lavoro svolto?
  7. Ha coinvolto attivamente la popolazione nelle decisioni da prendere?
  8. Ha usato libertà di pensiero nelle discussioni pubbliche?
  9. Ha rinunciato a qualsiasi tornaconto personale?
  10. Ha abusato del proprio potere per dare “sistemazione” a se stesso,a familiari, amici e conoscenti, anche dopo il mandato ricevuto, specialmente per quanto riguarda quel punto su cui si regge la Costituzione, cioè il Lavoro?

Ciascun cittadino, anche se “iononminteressodipolitica!” , potrebbe essere in grado di giudicare in questo senso e trarne le conseguenze.

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Gruppi di cittadini stanno alacremente operando per creare liste elettorali. Certuni potrebbero essere motivati da obiettivi di rivalsa se non addirittura di vendetta verso qualcun altro, e questo mortificherebbe l’alto valore della “Politica”. Altri ancora vogliono sicuramente perseguire obiettivi personali che con il Bene Comune non c’entrano pa nuddha , e questi bisognerebbe individuarli ed evitare di votarli, siano amici o addirittura familiari.

Buona parte, ne sono convinto, sono motivati dal desiderio di ben operare e di dedicarsi all’edificazione di una convivenza migliore, nel rispetto delle leggi e nell’attenzione particolare a quelle categorie che fanno più fatica a condurre una vita dignitosa.

Nel governo locale, pur rimanendo validi le ispirazioni ideologiche e ideali, io credo che sia assolutamente necessario che le persone in buona fede e capaci, non si presentino in liste contrapposte. Questo è possibile? Secondo me si.

So che coloro che s’ispirano al Movimento 5 Stelle, persone piene di buona volontà e che stanno cercando di capire le problematiche a cui è urgente dare risposte, da tempo si riuniscono per trovare sintonia d’intenti, nel confronto e nello studio. So di altri, ispirandosi alla tradizione della Sinistra o di altri valori democratici, seppur da meno tempo, stanno facendo altrettanto. E’ astruso pensare che ancora ci sia la possibilità che entrambi faccino tentativi per trovare punti d’incontro e presentarsi alle elezioni in un unico raggruppamento?

L’atteggiamento di Grillo e Casaleggio può provocare reazioni diverse e di fatto è così, ma che vogliono introdurre nella politica italiana novità è innegabile. E’ diffusa l’idea che i membri di questo Movimento, dal parere dei due fondatori non possono prescindere. Io penso invece che insieme si son dati delle regole, e le regole bisogna rispettarle. Essendo però un Movimento in divenire, senza una tradizione culturale precisa, le “regole” si perfezionano nel tempo e nella pratica. Penso anche che a livello locale, anche se non c’è la “benedizione” di Grillo&Casaleggio, non casca giù il  mondo. Cosa diversa sarebbe per le Regionali, Politiche ed Europee, ma per le Amministrative il discorso può e deve essere diverso. Cosa triste e autolesionista sarebbe se l’elettorato sorsese, desideroso e bisognoso di “aria” nuova, dovesse dividersi nel dare la propria preferenza tra M5S, PD o eventuali liste civiche.

Ci sono ancora margini di trattativa e di tentativi di avvicinamento? I colpi che vicendevolmente continuano ad assestarsi, specialmente a livello nazionale, sono dolorosi e provocano ferite sanguinanti, ma localmente un armistizio si potrebbe ancora decidere. Magari, col tempo,nel rispetto,  nello sforzo della comprensione reciproca e nel riconoscimento dei pregi di ciascuno, la tregua potrebbe veramente diventare una pace con radici solide. 

Se ciò non si realizzasse,a goderne sarebbero gli avversari, e a piangerne le conseguenze, il progresso civile di Sorso.

fanatico

Anche la ricerca della persona “forte” da candidare come Sindaco secondo me è un problema secondario. La “forza” è generata da un programma realistico, da cui senza esitazione bisognerebbe tener fuori le grandi e “ruffiane” enunciazioni. La “forza” la creerebbero persone capaci e ben motivate, in sintonia e non in contrapposizione tra loro, più o meno palesemente.

Quando si tratta di voler realizzare il Bene Comune, i “puritanesimi ideologici” bisogna avere il coraggio di metterli da parte, e non per tradire i propri convincimenti, ma per trovare punti convergenti con altre idee altrettanto positive.

democrazia

Una proposta nel caso realizzasse questa auspicata alleanza

I concetti esposti nei precedenti punti 9 e 10, a Sorso trovano conferma in molti, sia per quanto riguarda il presente, sia per il passato. Come impegno programmatico, tutti i componenti la lista devono firmare una dichiarazione che in caso di vittoria, ciascun eletto s’impegna a rinunciare a vantaggi espliciti ricavati dal mandato ricevuto, specialmente posti di lavoro per se, per i propri familiari e sodali. Questo impegno, scritto e firmato, deve essere confermato in ogni occasione e comizio pubblico.

Che volete che vi dica?

ABBAIDDEDDI A VOI E DEDDI UN’UCCIADDA ALL’ALTHRI 

(li sussinchi, TUTTI li sussinchi intendu!)

Amministrative 2014 a Sorso – Capitan Pepe e Votaprifèru, la sua “invincibile” arma

 

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di Piero Murineddu

In vista della Grande Battaglia prossima ventura, le armi stanno iniziando ad essere dissotterrate per affilarle ed oliarle al fine di renderle più micidiali possibili. Ufficiali  di vecchio e nuovo corso stanno mettendo a punto possibili strategie. Le parti contrapposte stanno spiando le forze avversarie e ne stanno pesando la consistenza, sopratutto mettendone a fuoco i punti deboli dove ben colpire. Non per ultimo, si sta affinando la retorica militar politica per convincere il popolo, facilmente suggestionabile mafinoaduncertopunto, della giustezza dei propri scopi. Capitan Pepe, esperto di come va il mondo e detentore dell’Arma Invincibile che gli ha consentito il perdurare del regno, non si fa scrupolo ad elencare i risultati ottenuti col suo comando, insistendo sulla necessità di ulteriore tempo per ultimare le Opere strabilianti che la sua mano forte e sicura è riuscita ad avviare.

letale

L’esercito avversario storico, a fatica cerca di ricostituire le forze che tanto tempo di disarmo ha fiaccato e messo a dura prova, ma l’intenzione di rifarsi, ogni giorno sta trovando nuove motivazioni e le continue esercitazioni in vista dello scontro stanno dando nuovo vigore e compattezza all’esercito. A differenza di precedenti battaglie, questa volta altre formazioni militari sembra vogliano contendersi la Vittoria finale, e l’incognita dell’efficacia o meno di nuove armi in dotazione, aprono a prospettive non scontate. Capitan Pepe, specialmente per la garanzia data dall’Arma in suo possesso, sente già di avere la vittoria assicurata, purtuttavia rimane prudentemente guardingo, anche per la verosimile possibilità che gli eserciti avversari, pur di strappare il Risultato, possano coalizzarsi tra loro. Le differenze oggettivamente ci sono, ma il desiderio d’instaurare un nuovo regno di giustizia e reale prosperità, è possibile che possa accomunare  i suoi avversari. Questa eventualità lo preoccupa non poco, fino a fargli trascorrere intere notti insonni. Le diplomazie degli “Avversari”si stanno muovendo per costruire una possibile Alleanza che metta in rilievo le cose che uniscono più di quelle che dividono, e lavorare per mettere insieme un esercito di militi motivati da forti ideali più che dalla forza fisica e guerresca, e porti avanti una campagna di persuasione in mezzo al popolo sull’importanza di mirare si al necessario “tozzo di pane”, ma nello stesso tempo volere e conquistare Dignità e Libertà, altrettanto se non più  necessarie.

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I “no” che educano e una scuola “aperta” sifaperdire

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di Piero Murineddu

E come non essere d’accordo che i “no”, spesso molto più dei “si”, aiutano a crescere e a maturare? E’ una “scienza” provata con l’esperienza quotidiana, specialmente da chi si ritrova quotidianamente a portare avanti l’impegno difficilissimo e gravoso del genitore. Basterebbe ripensare a tutti i “no” che noi altri figli del popolo vissuti negli anni in cui i nostri genitori si massacravano di fatica per portare avanti la numerosa prole, per concordare che siamo “dovuti” crescere in fretta. I tanti “no” di allora erano obbligati, e non per una libera e consapevole scelta educativa, quanto perché le privazioni erano la norma. , Per i “figli del popolo”,ripeto,  non per i figli privilegiati che non mancavano, come quelli dei medici e di possidenti vari. Ancora oggi, però, molti di quei figli di allora, per non far mancare ai propri figli le cose che son stati costretti a rinunciare loro, sono pronti ad accontentarli in quasi tutto.

befana

E arriviamo dunque al punto di cui si parla nel botta e risposta tra la signora Alessandra e il vecchio prof Brigaglia. Completamente d’accordo con la signora, meno con alcuni passaggi del caro e saggio prof., specialmente quando considera unicamente “l’imbecillità iperprotettiva dei genitori, per i quali i figli hanno sempre ragione” e più avanti “la famiglia deve finirla di lavarsene le mani dell’educazione dei figli”. Certamente bisogna ammettere che in queste affermazioni c’è molto di vero, ma a mio parere si considera solamente un aspetto del difficile rapporto che ancora oggi continua a persistere tra scuola e famiglie. Ammetto che spesso i genitori,  in toto e quasi a scatola chiusa, delegano l’impegno di far crescere non solo “culturalmente” i ragazzi all’istituzione scolastica, ma spesso gli spazi d’intervento dei genitori all’interno della scuola sono molto ristretti e limitati. Anche se non mancano esempi positivi di partecipazione attiva voluta e incoraggiata dai dirigenti scolastici, in generale però è la concezione che la Scuola italiana ha sempre avuto di se stessa, fino ad arrivare alla realistica distorsione mentale del “qui comando io! Questa è casa mia!” . Che fine hanno fatto i famosi “Decreti Delegati” e che realizzazione hanno avuto nella concretezza quotidiana? L’intenzione era rivoluzionaria e molto positiva, ma nella realtà sono serviti a creare quella sinergia auspicata nelle intenzioni di chi li ha concepiti? In parole povere, fino a che punto un genitore può mettere il nasino nella classe frequentata dal proprio pargoletto o pargolone, dare il proprio apporto creativo per la crescita  di se stesso, del proprio figlio, dei compagni, dell’insegnante, e quindi della “comunità” scolastica? Quanti e quali sono gli esempi realizzati in cui un genitore, la coppia o un gruppo di genitori è stata invitata dal dirigente, dai maestri o dai professori affinché dessero una “mano” per la promozione umana e culturale (questa volta senza virgolette) di tutte le parti coinvolte? Fino a che punto un docente è disposto a sentirsi messo in discussione il suo metodo e addirittura la sua preparazione e le sue capacità? La si vuole veramente un Scuola Aperta e Moderna, oppure questa eterna e persistente “separazione” scuola-famiglia in definitiva fa comodo?

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Su questo ambito così importante della società, potrei continuare ancora per molto, sia a porre domande sia nell’analisi. Proprio per la sua importanza, sarà inevitabile riprendere l’argomento.

Quando la Disubbidienza è un Dovere morale e civile – Il tenente “signornò”

david grassi

 

di Piero Murineddu

Non conoscevo la vicenda del tenente della Marina Militare David Grassi, che dodici anni orsono fu punito dal suo superiore perché si era rifiutato di scaricare nel mare del Corno d’Africa dove transitava la nave da guerra “Maestrale” in cui prestava servizio, un’ingente quantità di olio di macchina. 

 

corno d'africa

Il fatto è stato riportato a galla in Senato da un esponente del M5S, Roberto Cotti. L’intervento chiedeva se son stati presi provvedimenti nei confronti di coloro che fecero subìre all’ufficiale un’ingiusta punizione solo “perchè si era rifiutato di avvallare un episodio di ingiustificabile danneggiamento dell’ambiente marino”, oltre che “chiedere certezze sul rispetto della normativa in materia di smaltimento dei rifiuti e dei reflui da parte del naviglio militare”. E non solo militare, aggiungo io, specialmente per noi che ci affacciamo nel Golfo dell’Asinara, teatro di numerosi episodi di grave inquinamento da parte di petroliere di passaggio e di Società multinazionali senza scrupoli. 

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Per quanto riguarda le questioni militari, conosciamo la tendenza a coprire, a rendere segreto il più possibile tutto ciò che riguarda l’argomento (il “nemico” ha le orecchie puntate e potrebbe carpire informazioni a suo vantaggio!), per cui, quando si viene a sapere che anche da quelle parti ogni tanto la “ragion di Stato” viene messa in secondo piano, dietro ai diritti umani ed alla salvaguardia della natura, tentando così di porre freno  all’autodistruzione del pianeta innescatasi ormai da troppo tempo, la cosa riaccende la speranza che ancora qualcosa si può fare per frenare l’imbecillità umana. Nello specifico della vicenda, colpisce anche che questa particolare  “spazzatura” fatta di idrocarburi altamente inquinanti per il mondo sommerso e per le coste, la si stava per buttare  in una zona del continente africano famosa per la sua estrema povertà ed instabilità politica, colpita tra l’altro qualche anno fa da una terribile carestia. Chi se ne frega, tanto sono dei miserabili che non ci potranno mai nuocere, ammesso che riescano a capire che li abbiamo fregati! Ah, l’arroganza infinita del Nord del mondo “progredito” nei confronti del sud sottosviluppato ed eternamente incasinato!! Un po’ fa pensare all’atteggiamento che il “continente” ha nei confronti delle vicende sarde: un atteggiamento per lo più distaccato e colpevolmente paternalistico. Prendiamo per esempio i poligoni militari del Salto di Quirra e di Teulada. Pur essendo  provata l’alta incidenza di gravi patologie e malattie tumorali in quelle popolazioni, dovuta all’uso di uranio impoverito e aramaradizionichilaccumpagniaatuttiganti,  tutto viene messo sotto gamba e i processi in corso corrono il rischio di andare in prescrizione. Zitti e mosca, insomma.

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Ma torniamo alla disubbidienza del tenente. In quell’occasione, indubbiamente l’ufficiale sardo dimostrò un alto senso civico e grande coraggio nel rifiutare un ordine chiaramente ingiusto, se ancora la Giustizia non è un opinione soggettiva da usare infantilmentente secondo necessità e comodità.

Troppo di frequente, specialmente negli ambienti lavorativi della pubblica amministrazione, si sente ripetere il detto “lega l’asino dove dice il padrone”, e per me, ogni volta che mi tocca sentirla, è motivo di contorcimento di minuzzi e di poca stima nei confronti di chi crede di deresponsabilizzarsi pilatescamente davanti ad una disposizione impartita dall’alto, rassegnato ad eseguirla pur non condividendone il contenuto. In effetti, questo rischio è sempre presente, specialmente negli ambienti gerarchici dove manca e non è previsto confronto riguardo alla scelta delle procedure. Se il risultato produce pochi frutti o addirittura è chiaramente dannoso, la “colpa” è sempre di qualcun altro, di colui che ha dato l’ordine sbagliato. Così facendo, l’ “esecutore” sin sente sollevato dalla sua responsabilità personale, in quanto ha semplicemente e “correttamente” eseguito degli ordini di chi è preposto al comando. Lo so, per come funzionano le cose in questo scassato Paese, la norma è che c’è chi è pagato per dare ordini e chi invece per obbedire. Il parere individuale quasi non conta, può apparire anzi fastidioso e segno di presunzione se appena appena ci si azzarda ad esprimerlo. Se fai parte della “ciurma”, devi abbassare la schiena e usare esclusivamente olio di gomito. D’altronde, il tozzo di pane lo ricevi per questo!

Come non citare ancora una volta quel prete esiliato in una piccola località delle alture toscane, Barbiana, perchè troppo “ribelle” e perchè costringeva le “pecore” del suo “gregge” ad essere individui ragionevoli e pensanti, che ebbe l’ardire di andare contro i cappellani militari che diedero dei “vigliacchi” agli obiettori di coscienza? Il coraggioso prete affermò che l’obbedienza, se usata per coprire comodamente la propria responsabilità, non è più un valore positivo. Si, avete capito: quel Lorenzo Milani che diede la sua vita per elevare umanamente e culturalmente i figli di povera gente che considerò suoi figli, destinati altrimenti a vivere un’esistenza nell’inconsapevolezza e nell’ignoranza.

Barbiana gruppo classe Primi allievi

Mi chiedo se prima o poi si arriverà a capire e specialmente ad accettare l’idea che una conduzione collegiale è molto meglio e costruttiva di una “padronale” e verticistica, e questo in tutti gli ambienti: partito politico, scuola, famiglia, sindacato, Chiesa, associazione, lavoro….. Il “padrone” che detta ordini magari è più comodo, ma sicuramente fa crescere di meno.

David Grassi mi ha ricordato che il “dovere” principale non è obbedire passivamente ad un ordine, ma giudicare con “retta” coscienza e intelligenza, se quell’ordine rientra nel Dovere di servire la Giustizia, ed avere il coraggio d’agire di conseguenza.

Un “PECULARE” continuo e senza freni

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Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.        (articolo 54 della Costituzione Italiana)

 

Il Governo non chiederà le dimissioni a sottosegretari o ministri che hanno ricevuto un avviso di garanzia(Maria Elena Boschi, Ministro dell’italica patria)

 

 

Questa vicenda dei politici indagati è una storiella ormai senza fine, oltre che motivo di grande sconforto e sopratutto  d’incontenibile indignazione per noi plebaglia. 

Due possibili cause di questa recrudescenza vera o presunta del ladrocinio istituzionale:

1. Chi ha il dovere d’indagare si è buttato a capofitto nell’impegno per cui è pagato

2. La percentuale dei politici ladruncoli è aumentata negli ultimi 10, 20,30,40,50 anni
Chi dei due? Fate voi. Questi famigerati rimborsi che lo Stato versa ai vari partiti per le loro attività politiche continuano ad essere un problema, oltre che una…..tentazione.Lo “Stato” è considerato un pozzo di dinà inestinguibile. Sappiamo che così non è, ma “loro” che fanno le leggi sanno bene come etc.etc.etc….. In più si aggiunge che la legge non sarebbe molto chiara in materia ( Sisinnio dixit). Alla fine,nella confusione (e nella furbizia) più assoluta, succede che gli “ingenui” politici non sanno più di preciso se i soldi pubblici li possono usare per organizzare convegni fantasmi a base di puschedduzzi, ripagarsi gli ettolitri di carburante per stare in giro istituzionale per su mundu o ancora lusantumannuchilhafattiatuttiganti. . Insomma, un “peculare” continuo e senza freni.

Che si fa’? Che si fa’?Che si faaaaaaa’? Anche perchè questi benedetti politici indagati hanno particolari capacità istituzionali e governative, e per il bene supremo del Paese, è un peccato doverci rinunciare. E poi c’è il popolino che rimane scandalizzato ed incazzato perchè si ritrova a dover pagare lo stipendione a possibili malfattori et approfittatori. Nello stesso momento i Capi e i Capetti devono salvaguardare certi equilibri di partito e sono messi in crisi sul come comportarsi. Poi ancora, e giustamente, bisogna essere “garantisti” e si è innocenti finchè non si stabilisce il contrario con le prove.

 

vauro

 

Posso fare una proposta scandalosa ed ingenua. Si? Ascoltate allora.

Abbiamo visto che a certe “competenze” (per studio, elevata intelligenza, esperienza acquisita nel campo….), non si può rinunciare. O meglio, coloro che decidono le nomine (a ministro, a sottosegretario, a candidato alla Presidenza, alle primarie, a direttore Inps, Banca d’Italia, Consorzi, Enti Statali etc…,) non possono (!) rinunciare:

1. Scelgano pure la Persona degna di occupare una carica

2. Se al momento della nomina o in corso d’opera questa Persona è fatta oggetto d’indagine giudiziaria o riceve un avviso di garanzia, la sua nomina viene sospesa (sospesa, NON annullata) e il suo posto viene occupato provvisoriamente da un suo possibile vice

3. Se alla fine dell’indagine e dell’eventuale processo, la Persona sospettata o incriminata viene assolta e ritenuta estranea ai fatti addebitati,riprende a pieno titolo il posto lasciato provvisoriamente, magari con tante scuse da parte di chi ha sospettato nei suoi confronti. Senza macchia, con pieni e trasparenti poteri. Certo, l’assoluzione deve essere piena e non per insufficienza di prove, cosa che, comprensibilmente, lascerebbe qualche dubbio nel popolino.

Che dite,si può? Oppure è uno dei miei soliti ragionamenti astrusi e campati per aria!

 

The Euro Comes Under Increasing Pressure

 

 

 

 

 

Condannato&Rassegnato col “si,però….” – Conversazione con Sisinnio Pidiellino

 

sisinnio

di Piero Murineddu

 L’ormai ex consigliere regionale del Pdl, Sisinnio Piras, arrestato il 18 dicembre per l’inchiesta sui fondi ai gruppi (insieme a molti, troppi rappresentanti del popolo di varie colorazioni partitiche) e accusato di aver organizzato falsi convegni nella palestra della moglie,avendo  richiesto il “patteggiamento”, è stato condannato ad un anno e otto mesi. Dopo la sentenza, pacatamente il Nostro dice che se (SE!)ha sbagliato (cosa di cui evidentemente non è sicuro), era in buona fede. Non solo, visto che non è più costretto nelle patrie galere, ha anche voglia di scherzarci su:

Se Cota (l’altro galantuomo leghista maperchènonsileganodefinitivamenteunamacinalcolloe sibuttanoalcentrodelmediterraneo ha comprato le mutande verdi coi soldi del Consiglio Regionale, io non ho comprato quelle azzurre di Forza Italia”

ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah e ancora ahahahahahahahahahahah……..

 

obesità

 Ed ecco lo “scambio”:

Sisinnio:Ho scelto di patteggiare perchè mi son fidato dei miei difensori. Ho parlato col magistrato, gli ho detto di aver agito in buona fede e credo che abbia capito”

 Io: E hai fatto bene a fidarti degli avvocati. Sappiamo che conoscono in profondità i loro clienti, capiscono le profonde motivazioni che li hanno spinti a compiere certi atti e credono nei loro proponimenti. E per quanto riguarda i magistrati, non tutti sono atei e condannati alla perdizione eterna perchè comunisti ed anche loro hanno un cuore di carne e non di duro granito

 Sisinnio: “Continuerò a lavorare senza far parte delle istituzioni, con un pensiero in più rivolto al mondo delle carceri. Vivere questa realtà dall’interno come ho fatto io è diverso dall’averne semplicemente sentito parlare”

 Io: Che bello e che giusto! Condivido! Con-di-vi-do !! Primo, perchè anche io sono convinto che si può lavorare a beneficio della società anche senza avere il marchio di “politico”(a giudizio di molti, questo “marchio” ultimamente ha una valenza sempre più negativa), e magari si può lavorare più liberamente e con gli ideali sempre vivi e rinnovati (ideali che per troppi politici sono reminiscenze del loro remotissimo passato giovanile), e secondo….. Scusa, Sisì, ma il secondo motivo per cui condivido, richiede più tempo. Bisogna fare l’esperienza per capire fino in fondo una cosa, una problematica qualsiasi. E questo che volevi dire, vero Sisì? E’ vero vero ….ve-ro! Che ri-bello e che ri-giusto! ri- Condivido! ri -Con-di-vi-do !! Facciamo degli esempi, va.

  1. Bisognerebbe che il politico facesse l’esperienza del disoccupato per capirne il dramma di non poter sfamare se stesso e la propria famiglia, e dopo legiferare di conseguenza.

  2. Bisognerebbe che il politico facesse l’esperienza dell’immigrato per capire fino in fondo il motivo che l’ha portato a lasciare la propria terra per il desiderio di trovare un luogo pacifico, accogliente e ospitale, e dopo legiferare di conseguenza

  3. Bisognerebbe che il politico facesse l’esperienza dellemigrato per capirne le difficoltà d’inserirsi in una realtà nuova e molte volte sconosciuta, con magari il risentimento di essere stato costretto a farlo perchè in Italia questoequestaltro….e dopo legiferare di conseguenza

    (e oltre la numerazione),  bisognerebbe che il politico facesse l’esperienza del senzatettoper, dell’emarginatoper, dello zingaroper, del drogatoper, dell’alcolistaper, dell’ “omo” e della coppiaomoper, del disabileper, del malato psichiatrico e dei loro familiariper……perperperperperperperperperperperperperperperperper

 

maiali

 

Sisinnio: Sarebbe servita una legge più chiara sull’uso dei fondi destinati ai gruppi”

 Io: Sisinnio!Sisinnio!Sisinnio! Siiiiiiisiiiiiiiiiniooooooooooooo!! E che? Non ve le fate voi le leggi, molte volte a vostro uso e consumo, e voi azzurrini in particolare come vi ha insegnato quell’arcorano GalantuonoCondannatoesempreinpiediperchèsiamoinItalia ?

 E poi questa storia poco seria della mancanza di chiarezza! Sisì, ma allora ci vuoi/volete prendere proprio per il culo!!

 Sisì! Sisì! Sisìììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì…..!!!!!!!!!!!!!!!!

E per gli altri numerosi indagati sempre per dinà, dinà e ancora dinà ….cumenti ni la pisemmu! Pazientiamo,pazientiamo! Aspettiamo fiduciosi che mamma Giustizia segua il suo amorevole corso. Magari  quelle impiccione delle Fiamme Gialle, rovistandoquirovistandolà, ci faranno conoscere anche il destino dei Consiglieri firmatari di quella propostina di legge numero 546 del 31 luglio 2013, con la quale si voleva trasformare l’Agenzia Regionale “Sardegna Possibile” in “Sardegna Sviluppo e Promozione”. E cosa sarebbe quest’altra cosa? E che caspita ne so io! Informatevi, per la miseria! Ma non potete sborsare anche voi quel misero euro e venti per comprare La Nuova, La Vecchia o un accidente che venga a queglialtri? Ma tutto da me volete sapere?!

SARDEGNA PROMOZIONE 001

 

“PRIMATO DELLA COSCIENZA” SOLO A PAROLE ?

OBBEDIENZA

 

 

DISOBBEDIRE E’ INDISPENSABILE QUANDO IL POTERE E’ MALATO  (*)

 

di Gennaro Matino

Esiste una mistica della disobbedienza, sapiente arte che ti permette di conservare l’integrità morale ed elevarti al di sopra del pantano dei caproni che hanno per motto l’antico detto napoletano: “Attacca ‘o ciuccio addò vo’ ‘o padrone”, che tradotto liberamente significa rassegnati allo strapotere dell’arrogante. Suprema disciplina, la disobbedienza, indispensabile per chi nella società civile vuole porre argine alla volgarità della menzogna e all’inganno del potere malato, ma ancora più urgente nella comunità ecclesiale spesso seviziata da vescovi mediocri e arroganti che hanno dimenticato che ogni uomo è stato chiamato alla libertà (cf Gal.5,13). Scrivo qui di quest’ultima che più frequento, ma utile sarebbe ragionar anche di altrove.
Da ragazzo mi è stato insegnato che chi ubbidisce non sbaglia mai, che basta ubbidire alla Chiesa per ubbidire a Dio e che è sufficiente abbandonarsi alle disposizioni del proprio superiore per sentirsi tranquilli: niente di più falso se a monte di ogni decisione non viene anteposto il primato della coscienza. Nessuno può sostituirsi alla sofferenza personale di una scelta, nessuno può pensare di passare sopra alla responsabilità individuale giustificando il tutto come virtù di umiltà, come docilità, soprattutto quando la corruzione è così dilagante.
Forse nasce proprio qui quel malato rapporto che esiste tra autorità della Chiesa e Vangelo, tra potere ecclesiastico prepotente e la libertà della Parola che invece e mai si impone. E forse sta qui la radice dell’inebetire del laico nella Chiesa cattolica, incapace di scelte autonome, ancora alla radice infantile del permesso concesso dell’autorità ecclesiastica, sta qui quell’anemia di un laicato adulto lontano dalla maturità credente, privo di radicata formazione evangelica che si affida pedissequamente alle decisioni dei vescovi e dei preti più che alla Parola del Maestro di Galilea.
Esiste una Chiesa che non educa l’uomo alla ricerca interiore, che privilegia ancora l’oggettivazione del contenuto di fede, più che la soggettività del credente, la verità della regola più che la libertà dell’uomo, della sua coscienza.
Persa l’intuizione della coscienza, tra i credenti la verità si è di nuovo confusa con la menzogna. Non ha senso che il cristiano accetti per fede una verità, se poi non è in grado né di capire, né in nome di quella fede e di quella verità di compiere un inversione di rotta, un’autentica scelta morale autonoma, come se la fede consistesse nel proferire parole, invece che nella comprensione dell’animo, come se fosse questione più di bocca che di cuore. Esagero? Forse.
Ma la storia la dice lunga rispetto a chi per osservare le leggi dell’uomo ha dimenticato la Parola del Maestro che aveva invece ammonito: “Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini” (Mt 7,7-8).
Oggi non è diverso da quando prima del Concilio, in nome di un Limbo che non esisteva, per la salvezza del feto che rischiava di non andare in Paradiso senza battesimo, si poteva praticare perfino un battesimo intrauterino.
A una falsa verità conseguiva una orrenda pratica. Possibile che nessun uomo di Chiesa, prete o laico, abbia saputo resistere a questa aberrazione in uso per secoli che offendeva la dignità della donna e certo non risparmiava dall’imbarazzo chi doveva praticare il rito, aspergendo il feto mediante una siringa da iniezione per via vaginale? Assurdo? Non più assurdo di quanto sia invadente e invasivo un agire clericale che si intrufola ancora senza vergogna nella vita intima della gente, nel decidere la condotta sessuale delle persone, nelle scelte politiche sociali, nel volersi sostituire alla libertà del singolo con la pretesa di averne autorità derivante da mandato divino.
Non può esservi né coscienza né discernimento se non nella libertà di scelta e nessuna fede sarà adulta senza tale libertà. La coscienza rende l’uomo libero dalla legge. Un precetto non può essere imposto dall’esterno, ma deve nascere dentro la coscienza come frutto di un lavoro interiore di discernimento.
Ciò non significa che la coscienza sia l’ambito nel quale ognuno possa cercare gli alibi alla propria condotta. Anzi la coscienza è più esigente di qualsiasi legge anche per coloro che non la ritengono il sacrario dove Dio parla all’uomo.
Erich Fromm scrive: “La coscienza domina con un’asprezza non minore di quella delle autorità esterne, anzi il suo dominio può essere anche più duro di quello delle autorità esterne, dato che l’individuo ne considera gli ordini come propri. Come può ribellarsi contro se stesso?”.
Una Chiesa che indebolisce la scelta individuale non è una madre che educa a libertà, ma una tiranna.

 

*pubblicato su La Repubblica (ed. locale di Napoli)
il 23/02/2014-