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IMMIGRATI

milani

“Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dico che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”

(don Lorenzo Milani)

IMU&RICATTI

di Piero Murineddu

Dopo il pacato e minaccioso avvertimento di Letta che il pagamento o meno dell’IMU è strettamente legato alla tenuta del suo Governo, anche il Napolitano rieletto per disperazione avverte che la caduta dell’attuale Esecutivo sarebbe…fatale. Ma dai, Preside’, son proprio così insostituibili ‘sti governanti messi insieme contro natura e assolutamente non espressi dalla volontà popolare? Sinceramente, a me di questi signori rimarrà sopratutto l’innovazione culturale e il coraggio della tanto detestata (si sa da chi!) Cecile Kyenge. E ancora lo spauracchio della famigerata Tassa! Non bastava che da sempre l’argomento sia stato usato come spot pubblicitario dall’ormai ex Cavaliere e attuale neo Pregiudicato, i cui fedelissimi, timorosi di scomparire insieme a Lui, continuano arrogantemente a pretenderne l’ “agibilità politica”, altrimenti…apriti cielo?!Ma a parte il disgusto per l’ipocrisia di certe affermazioni – “agibilità” per continuare a spadroneggiare e modificare la nostra Costituzione a loro piacimento – non siamo ancora stanchi di questi continui ricatti e minacciose previsioni? Ma dove sta andando a finire questa nostra malandata democrazia?! Addirittura, una parte consistente di chi ci sta’ governando, delineava come sua Guida e possibilità di resurrezione la novità idiota della …..Successione Dinastica! Ma tornando alla famigerata Tassa, e poi così ripugnante? Se fatta applicare nel modo giusto, dovrebbe contribuire a migliorare i Servizi collettivi, se non sbaglio. In definitiva,se usata realmente in questo modo, e non per ingrassare i già grassi politici, e servisse per mantenere la mia libertà , io VOGLIO PAGARE L’IMU!

ps

“Il Giornale”, organo della Famiglia, oltre che continuare imperterrito a manganellare il giudice che si è permesso di emettere la Sentenza Estiva, afferma che la nota di Ferragosto del Quirinale, sia stata addirittura concordata con Lui, il Condannato. Se così fosse, allora…….

Quando la lettura può aiutare l’ ascolto

di Piero Murineddu

Proprio ieri ho recuperato un articolo sfuggitomi su Il Fatto Quotidiano di qualche giorno fa. “Bah – penserà qualcuno – visto il giornale, sarà la solita lagna contro l’ormai ex Cav Pregiudicato (Lui, il “Cribbione” Nazionale! ) e i contraddittori tentati del Governo dei Larghi Inciuci di legittimarsi!”.

Eh no, questa volta si tratta di tutt’altro argomento, giusto per prenderci una piccola pausa festiva dalla quotidiana nausea berlusconiana.

Dalla lettura di questo articolo ho appreso che nella famiglia del famoso scrittore Stephen King, la LETTURA era il passatempo più praticato, e anche durante il pranzo e la cena si leggeva a turno.

Cosa senz’altro particolare e sicuramente meglio del silenzio davanti alla TV durante i pasti italiani. In tutti i membri di questa famiglia, col tempo questa passione si è trasformata in capacità di elaborare il pensiero e la fantasia tramite la scrittura.

Entrambi i genitori e i figli hanno pubblicato dei libri.

Con la memoria son tornato a diversi anni fa, ad una settimana di soggiorno nel Monastero di S.Pietro di Sorres, presso Borutta (SS). Anche qui, durante i pasti consumati in silenzio, un monaco leggeva un testo ad alta voce. E’ certo che il genere era diverso da quelli letti nella famiglia King. Durante il trascorrere della settimana, sempre più coglievo la bellezza e l’importanza di questa insolita usanza di comunicare e di socializzare.

L’ascolto intellettivo dei concetti si faceva tutt’uno con il particolare ascolto del vicino di tavolo che andava oltre le parole, espresso magari attraverso il semplice e attento gesto di passarsi le pietanze.

Nei giorni festivi e in qualche altra circostanza, la normale conversazione prendeva il posto di questo silenzio “diversamente comunicativo”.

Credo sia stato lo stesso S.Benedetto a disporre questa regola. Per contro, oltre che pensare al diffuso disamore odierno per la LETTURA, penso anche alla generalizzata desuetudine di un vero ascolto reciproco. Raramente ci si pone davanti all’altro col rispetto e l’attenzione che merita.

Ci si parla, e a volte, ci si sbraita addosso, volendo imporre se stessi e le proprie ragioni. Tristemente avverto poca vera comunicazione in giro.

La lettura di un buon libro può aiutare a recuperare questa dimensione così importante e se lo si fa insieme ad altri, i frutti nella vita di relazione possono essere anche maggiori, e di esempi di lettura d’insieme ne esistono già in giro.

E’ possibile anche che una maggiore Cultura ci faccia uscir fuori da quest’anestesia mentale in cui ci siamo infangati. Che dire allora….buona lettura a tutti.

A quando il governo della Chiesa Cattolica alle donne?

 

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di Piero Murineddu

Se è vero (com’è vero!) che le donne accanto agli uomini li aiutano ad “umanizzarsi” (in solidarietà, nonviolenza,sensibilità, tenerezza,generosità,attenzione al prossimo…..) e li rendono migliori, figuriamoci se in ambito ecclesiale fossero messe a guidare un immenso popolo per aiutarlo ad essere sempre più fedele al messaggio originario del Vangelo! La base della Chiesa sembra aperta all’ordinazione sacerdotale delle donne, e il dibattito è molto sentito. Per contro, a parte qualche rara eccezione, la chiusura delle gerarchie è pressochè totale. Più attuabile potrebbe essere il diaconato femminile e magari da diaconesse l’accesso al cardinalato non sarebbe un’irragionevole utopia. A me sembra che più che impedimenti teologici per osare su certi argomenti, sia principalmente la consuetudine portata avanti nel tempo che costringe a non rompere con ciò che è stato finora, perpetuando l’aspetto escludente e disumanizzante della fede. Sarebbe un’aggrapparsi agli specchi non riconoscere che il ruolo delle donne all’interno della Chiesa continua ad essere marginale e subordinato alle direttive maschili, non di rado maschiliste. Anche le novità e la simpatia del nuovo Papa, seppur fanno intravedere cambiamenti rilevanti per quanto riguarda l’istituzione stessa del papato, meno “sovrano” e più vicino alla gente, non sembrano far sperare in grosse rivoluzioni, su questo argomento come sulla tradizionale morale insegnata dalla Chiesa Cattolica. Il “chi sono io per giudicare?” pronunciato da Papa Bergoglio fa però sperare nella costruzione di una casa comune dove il dialogo e l’accoglienza prevalgano sull’esclusione e sull’imposizione. Continuo a considerare l’utopia quella forza che alimenta la speranza e aiuta a lavorare per costruire un mondo migliore.

 

Piero Murineddu

 

ELETTORI NAUSEATI

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di Marco Piccolo

I politici hanno meritato il difficile momento che stanno attraversando: il fastidio ormai istintivo degli elettori; la delusione quasi automatica che suscitano parole dette così spesso a casaccio, senza rapporto evidente con le azioni. Hanno meritato anche la diffusa voglia di fare giustizia: la voglia di sorvegliare e punire chi ha amministrato il potere con spudoratezza, credendo di trovarsi non già in servizio, ma in un self service. Ovunque siamo circondati da politici specializzati nello spreco, che spendono senza discernimento la fiducia dell’ elettore. Ovunque assistiamo a un naufragio della politica i cui disastri  sono sotto gli occhi di tutti  e già hanno messo radici dentro ciascuno di noi.

IN POLITICA NON SI PUO’ PASSARE SOPRA I PRINCIPI

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di Francesco Guccini

Credo che la sofferenza di oggi possa insegnare qualcosa alla sinistra: per esempio, che non si vive di sole tattiche, la sinistra non può farlo. Che non si può passar sopra i principi, non sono trattabili. Che con Berlusconi non si fanno riforme né accordi. Che le ambiguità del passato si pagano tutte. Berlusconi, la destra, possono fare quello che vogliono, possono sfondare il muro della decenza e della costituzionalità e restano in piedi lo stesso. Ma se la sinistra non è limpida, unita, sinceramente agganciata a dei principi di igiene politica che tutti riconoscono, allora la sinistra paga e duramente. Non ha alternative all’essere “brava”, sincera, unita, pulita. Aggiungerei generosa. È come se la storia la richiamasse senza sconti al rispetto della sua natura, della sua vocazione. Quel fronte ideale che Grillo si impegna a rivendicare per sé e per la sua formazione esiste già: sta nella base della sinistra.

SEGUIRE IL MESSAGGIO EVANGELICO CON DIVERSA SENSIBILITA’

pecore

 

primo modo

 
                                        Le 99 pecore

(tratto dal sito dell’Arsenale della Pace di Torino)

“Ai miei tempi certe cose non succedevano. Ai miei tempi la sera si poteva uscire in pace…”. Ai miei tempi! Il nostro tempo, l’oggi, è l’unico che possiamo vivere. Il resto sono lamentele o perdite inutili di tempo. Dom Luciano Mendes de Almeida, vescovo brasiliano, uomo di Dio, scomparso di recente, ad un comune amico che gli chiedeva: “Che cosa farà il pastore quando novantanove pecore si saranno smarrite e solo una pecorella, la centesima, resterà fedelmente accanto a lui?”, rispondeva così: “La situazione non è così nuova. Anzi, era la situazione alla venuta di Gesù in questo mondo… Penso che Gesù, davanti alle novantanove smarrite, si sarebbe messo a camminare entrando nelle città e nei paesi, predicando e annunciando il Regno di Dio, ma avrebbe invitato la pecorella, la centesima, rimasta fedele a lasciare il riposo, l’acqua, l’erba e camminare al suo lato, per sentieri ardui, sulle rocce e sulla sabbia delle regioni aride per cercare le novantanove smarrite. Così è nata la Chiesa. È la centesima pecora, piccola, povera, sproporzionatamente incapace, ma chiamata a camminare nella sua fragilità a lato del pastore …”.

 

secondo modo

 

                         La centesima pecora

(Beppe Ronco – C.D.B. INFORMA giugno 2013)

Ero la centesima pecora, quella fuggita dall’ovile
Forse un po’ selvatica
Stavo stretta tra le altre, mi mancava l’aria
Il recinto, i cani,il bastone del padrone
erano la mia prigione

Quando me ne andai di notte
lasciando ciuffi di lana
tra le maglie della rete,
c’era la luna piena
ad indicarmi la strada

Seguii i sentieri tra le praterie
evitando il bosco
rifugio del lupo e della volpe,
cercando i ricchi pascoli incontaminati
mai percorsi da greggi e nomadi pastori

Bevvi alla fonte pura, brucai nell’Eden,
riposai all’ombra del ligustro
assaporando il sogno di libertà

“Regina” mi sentii chiamare
Era il pastore che abbandonate le novantanove
era corso da me, la più amata, la più preferita
Mi prese sulle spalle premuroso
e mi condusse al Tempio
Stesa sulla pietra affondò il coltello
offrendo la sua primizia più preziosa

Tossicchiò Dio infastidito dal sacrificale fumo:
“Uomini stolti! Il vero fine della vita,
la libertà, mi viene immolata come olocausto.
La schiavitù del Tempio è il peggiore dei fardelli”

Fu allora che pensò di mandare in terra
Qualcuno che parlasse loro, in modo chiaro,
magari usando semplici parabole

 

I partiti passano, gli elettori restano

 

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di Piero Murineddu

Mi ha colpito la risposta che sul primo “Il Venerdì” di giugno, Michele Serra dà ad un lettore che si chiede da che parte guardava il ministro dell’Interno Maroni, quando i gestori del suo partito prelevavano a piene mani dalla cassa comune.

Serra afferma che i leader e i partiti passano, ma “purtroppo”? rimangono gli elettori. Quel tipo di elettorato che dimentica facilmente e osanna certi personaggi nonostante ne conosca le malefatte, presenti e passate. Spesso sentiamo la necessità di costruire una politica trasparente e realmente al servizio della collettività ,mi chiedo però se ciò sia possibile con questa mentalità che ha messo ormai radici profonde. A chi queste troppe deleghe in bianco? A persone che godono della nostra fiducia? A persone limpide che senza ombra di dubbio perseguono il bene comune? A persone presenti e attente a farsi portavoce delle istanze del popolo? A persone disposte a usare la loro cultura e le loro competenze per innalzare la qualità della vita degli altri? A persone che non mirano ad avere privilegi e disposte a lavorare sodo per costruire una convivenza giusta e pacifica? A persone che non si fanno strada creando intorno a sé clientele, e quindi per garantire a se stessi un posto al sole il più lungamente possibile? Questo groviglio di contraddizioni è ancora più evidente a livello locale, dove gli intrecci relazionali sono più ravvicinati. È necessario allora chiedersi ancora se individualmente e collettivamente siamo elevati culturalmente e se siamo consapevoli del grande potere che potremmo avere, solamente ne avessimo la consapevolezza. In definitiva, come vogliamo continuare a considerare la politica: un’opportunità di crescita comune o una mortificante ricerca personale di un piccolo o grande tornaconto? A ciascuno la scelta.

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