Ancora su “I ragazzi delle case INCIS” di Leo Spanu

LEO SPANU

 

 

 

 

 

 

 

 

di Piero Murineddu

In altra occasione, ho avuto modo di fare qualche considerazione sul  contenuto del primo libro  pubblicato da Leo Spanu, medico mancato nato a Sorso e qui (forzatamente?) residente, dopo esser cresciuto in diverse città del nord Italia, dove il padre era dipendente dell’UTIF (Ufficio tecnico imposte di fabbricazione). Come potete leggere nella breve biografia in fondo alla pagina, Leo ha fatto diverse esperienze, sia lavorative sia in campo sociale. Negli anni, insieme all’impegno di stimolare i giovani sorsinchi alla pratica dello sport e aiutarli a non abbandonare mai questa importante e salutare attività, ha incrementato sempre più la passione per la scrittura che  ha avuto da sempre. Oltre la firma stabile nel periodico “Il Corriere Turritano”, dove tra le altre cose mostra di avere capacità di critico d’arte -ma guai farlo sapere a quel “simpaticone” di Sgarbi, lui si esperto d’arte per antonomasia  (diocenescampieliberidallasuamodestia!) –  ma anche di critica politica e di costume, so per certo che prossimamente darà alle stampe il suo secondo lavoro letterario. Sperando che ciò avvenga quanto prima e che sia il proseguo di una – gli auguriamo e ci auguriamo – lunga serie, voglio regalarvi alcune paginette del suo  (quasi autobiografico)” I ragazzi delle case INCIS”, dove il giovanissimo protagonista Leandro descrive sentimenti e fatti della sua periodica permanenza nel paese di origine, Sorso. Ho omesso la parte in cui l’impatto con la locale scuola è stato particolarmente traumatico, sopratutto per la vigliaccata dei compagnetti nei confronti di uno che veniva dal “continente”, aggravata dalla reazione divertita degli adulti presenti, “compiaciuti per la vivacità dei loro figli”. Apro una piccola parentesi. È questo un atteggiamento che ho riscontrato personalmente in diverse situazioni: il gruppo che, facendosi forte del numero e della individuale imbecillità, si fa gioco (violentemente e vigliaccamente) del debole e del “diverso”. Chiudo subito, anche perchè non c’è bisogno di lunghi commenti. Le pagine che seguono sono testimonianza di quello che siamo stati ma, per qualche aspetto, anche di quello che continuiamo ad essere.

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Ancora su “I ragazzi delle case INCIS” di Leo Spanuultima modifica: 2014-10-23T19:02:30+02:00da piero-murineddu
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