Gli avventurosi racconti di Paolo Fois

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di Piero Murineddu

Aveva festeggiato da qualche mese il suo 94esimo compleanno quando nel maggio di dieci anni fa mi decisi e andai a registrare i preziosissimi racconti di Paolo Fois, primogenito di sei figli,  trovatosi a 14 anni a fare da babbo ai suoi due fratelli e tre sorelle, tra le quali mia suocera, l’unica tutt’ora in vita. Per capire meglio l’origine del forte e allegro carattere di questo che è stato un vero e proprio personaggio, cosa utile è andare a leggere in questa pagina quanto scrive mia moglie Giovanna riguardo a Maria Canu, mamma di Paolo.

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Una vita avventurosa nel senso più ampio del termine, in buona parte trascorsa girando quasi completamente la Sardegna al seguito del nonno Franzischu Canu vendendo  ozzu e ischobulo de paimma.

Il carattere estremamente scherzoso Paolo non l’ha perso neanche nell’ultimo scorcio della sua lunga vita, nonostante i malesseri della vecchiaia l’avevano costretto all’allettamento.

Ascoltarlo quel lontano giorno era stato per me un continuo e piacevolissimo divertimento, ad iniziare da quando diceva che vedendo appese le salcicce (la prima C non è un mio errore) si mise a piangere pensando al povero maiale ammazzato per ottenerle. E ancora, fatto prigioniero in guerra e lavorando alle dipendenze di un tenente, si era invaghito di sua figlia, quella Maria Paternoster di cui ha in seguito continuato a parlare per anni, anni e ancora anni, non provocando mai la gelosia della moglie Maria Fara, sennorese come lui. Dato per disperso, grande festa dopo che Titina Seu, comare della mamma che viveva a Ozieri,  aveva sentito alla radio che il giovanotto era vivo. In un baleno la lieta notizia si era sparsa per tutto il paese. Intelligenza acuta Paolo, ma la scuola italiana gli era andata troppo stretta, anche a motivo della sua esagerata “esuberanza” in condotta. Le lettere prima del ritorno a Sennori se le faceva compilare da altri, al che un suo superiore lo incoraggiò ad imparare a leggere e a scrivere, cosa che apprese senza difficoltà.

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Un uomo dotato di particolare forza fisica zio Paolo. Per darne dimostrazione, da  giovane si faceva legare per il collo da qualche suo amico con una corda  e lo invitava a tirare con tutta la forza che poteva. Facendo resistenza, riusciva a non farsi spostare neanche di un millimetro. Ma la forza di zio Paolo non si limitava a quella fisica, che indubbiamente era necessaria per poter fare i tanti lavori, per lo più di fatica, nella sua lunga vita. Lui era soprattutto persona forte di carattere e la propensione all’allegrezza e al buon umore lo portava a non drammatizzare le normali avversità della vita che sicuramente non sono mancate neanche per lui.

Nei tre video ci regala una valanga di ricordi, piacevoli in ogni caso per come li sentiamo raccontare da lui, quasi gridati per la sua marcata sordità. Le riprese, per mia “colpa” e limitate capacità, oltre per gli scarsissimi mezzi tecnici, non sono granché, ma rimangono una preziosissima testimonianza per capire gli immani sacrifici fatti dai nostri anziani per riuscire a tirare avanti in modo  dignitoso.

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Grazie a Paolo e a tutte le persone che, seppur inconsapevolmente e spesso non vedendo riconosciuto il loro valore, ci hanno aiutati ad essere quello che siamo.

 

Gli avventurosi racconti di Paolo Foisultima modifica: 2024-06-22T05:01:09+02:00da piero-murineddu
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