Facebook, mia “croce” e mia delizia

 

di Piero Murineddu

Nel giugno 2020 facevo queste considerazioni. Oggi ci ritorno, magari con qualche ripetizione ma sicuramente con un necessario  aggiornamento, dovuto anche al particolarissimo anno, e non solo per me, trascorso.

La Comunicazione interpersonale, la Grande Assente, accentuata dal distacco fisico a cui questa pandemia ci ha prepotentemente costretti, e continuerà a farlo chissá per quanto ancora nonostante i “colori” stiano allontanandosi con più decisione dal temuto rosso.

È diverso tempo, trascinato anche dalla tendenza comune di chi ha un minimo di confidenza con pc e smartphone, che il mio indice preme sulla cartella di Facebook per vedere cosa esprime il cervello altrui e per aggiornare la pagina col mio nome in testata.

Inizialmente l’ avevo preso come un’ opportunità di concretizzare quella comunicazione che dicevo sopra, e quindi per allargare le conoscenze con persone distanti fisicamente si, ma vicini nel sentire. Come nella vita reale, nelle amicizie la qualità l’ ho sempre anteposta alla quantità: pochi ma che aiutino nella crescita, dal momento che di crescere non si smette mai, sempre che lo si voglia. Quindi, attraverso questa piattaforma, intreccio di “amicizie” per tentare il dialogo anche con chi ha giudizi diversi riguardo alla vita e agli accadimenti, ma questo, come  ben sappiamo, rimane spesso un desiderio difficilissimo da tradurre in pratica per i motivi più disparati.

Dell’ entrata in contatto con certi, anche se pochi, sono felicissimo avendone constatato la loro ricchezza; per la maggior parte ho visto l’impossibilità di andare aldilà, ma forse non era questo l’ intendimento di chi ha creato questa piattaforma sociale.

Nella mia ultra decennale presenza, ho assistito all’espandersi esagerato di questi simboli (emoticon) che vorrebbero manifestare la reazione momentanea di chi li usa, e devo ammettere la mia contrarietà e anche fastidio per l’ essersi sostituiti alla parole, molto più …umane. Ho sperato nella loro sparizione, ma così purtroppo finora non é stato, e anzi, al numero già lungo potrebbero aggiungersene ancora di nuovi.

Un anno fa circa, rassegnato all’ idea che vero confronto con parole scritte che vadino oltre le poche e rare  battute ad effetto,  é pressoché impossibile riuscire ad  attuarlo, avevo deciso di continuare a starci ma a modo mio, come del resto penso di aver sempre fatto nella vita e in tutti gli ambiti in cui mi son trovato.

Prima di modificarne l’ uso di questo strabenedetto “social”, avevo posto proprio qui il “problema”.

Quelle che seguono sono le reazioni che ci son state:

Gavina Contini

Su FB se non si sente senza usare l’udito è inutile e frustrante starci. Io ho iniziato nel 2011 e da allora entro e esco con molta disinvoltura. Ci sono periodi in cui mi affaccio alla porta, giusto per vedere chi c’è al bancone della mescita, e me ne allontano velocemente. In altri momenti persone e argomenti mi stimolano a trattenermi un po di più. Fb mi ha regalato conoscenze che si sono rivelate , a distanza di 10 anni, amicizie vere, discrete e presenti e altre spero di riceverne. Questa cosa dell’algoritmo io non l’avevo capita, perciò se una persona mi colpisce per i contenuti dei suoi post metto un like così fb me la ripropone e non la perdo. Un’altra cosa che ho imparato da fb è che non sempre si può e si deve parlare e per me questo è stato difficile da capire. Amo la libertà in tutte le sue forme. Ho anche avuto piacevoli e spiacevoli sorprese e persone che conosciute nella vita reale, tanti anni fa, in quella virtuale appaiono esattamente uguali.

Caterina Stefanoni

La voglia di uscire è tanta e personalmente ci ho provato più volte, ma poi…

Davide Bernardi

Buongiorno Piero, volevo scriverti tanto, ma non ne ho il gusto adesso ne l’ ispirazione dal cuore. Un abbraccio, questo sì col cuore

Mirka Muccini

Per me è come stare sul treno. Puoi parlare cortesemente del tempo e non andare oltre, puoi nemmeno parlare se non ne hai voglia con qualcuno, e puoi rovesciare tutta la tua vita e la tua anima, con chi senti “affine”.

Luciana Vincenzi

Questa di fb e dei social in generale é una faccenda complessa. Io mi ci sono affacciata un certo numero di anni fa (ho perso il conto) quando hanno iniziato a frequentarlo i miei figli, a partire dalla grande, che ora ha 29 anni ma che allora era adolescente. Bisognava pure che io capissi “dove andava e con chi”, ti pare? Non era intenzione di controllarla, la mia, ma essendo allora i social argomento piuttosto nuovo, sentii la necessità di conoscerlo. Col tempo fb è diventato per me diverse cose: la possibilità di mantenere i contatti con amici lontani, coi quali ci si vede poco, l’opportunità di riprenderli con una parte della mia sterminata famiglia, soprattutto di quella parte che vive ancora nei miei luoghi di origine, Salerno.  Poi, col tempo, l’occasione di conoscere persone che diversamente non avrei mai incrociato.
Sono sicura di aver fatto ricorso anche io a pollicioni e cuoricini, anche se ultimamente mi astengo, non perché io non avessi il tempo o la voglia di aggiungere qualcosa, ma perché mi pareva che qualunque cosa io avessi potuto aggiungere non avrebbe aggiunto nulla a quanto da te espresso. E non certo perché mi mancasse la voglia o il tempo di dire la mia, ma per non guastare quanto letto con commenti inopportuni
Nelle amicizie è importante esserci, dire ma anche (e a volte soprattutto) ascoltare. Di persona è facile esprimere presenza e vicinanza senza grandi discorsi. Ecco, il pollicione o il cuoricino per me sono questo: un dire ci sono, ti ascolto, ti comprendo, o ci provo.

Rita Clemente

Per me FB é come avere un’auto: se la guidi bene, ti porta dove vuoi, se la guidi male, puoi andare a sbattere e puoi anche fare molto male agli altri.  FB mi ha anche dato l’opportunità di rimanere in contatto con molte persone che hanno fatto parte della mia vita  che altrimenti avrei perso di vista. E questa è una bellissima cosa! Riguardo ai polliccioni e altro, io li uso parsimoniosamente, ma li uso. E’ un modo per dire “ci sono, ti ho letto” anche quando non si ha voglia di “sproloquiare”, come spesso faccio io.

Sin qui le reazioni scritte.

A suo tempo, avevo a mia volta commentato, come solitamente faccio, anche con un semplice saluto. A ciascuno di questi interventi, evidentemente sinceri e rispettabilissimi, dò il massimo valore e posso dire che mi hanno aiutato ad essere meno intransigente, un dono che mi ritrovo e che spesso peró mi appesantisce e limita le persone che mi vivono accanto…

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In ogni caso, oggi mi ritrovo ad aggiornare la pagina FB più di quanto facessi prima, cambiando quotidianamenre la “copertina” e l’ immagine del profilo secondo una delle tante  ricorrenze che accompagnano lo scorrere del tempo, a volte completate da un richiamo che rimanda al blog, a cui presto sicuramente maggiore attenzione ma non con frequenza quotidiana. In questo momento penso che sia il modo a me più congeniale.

Anche se non manco di visitare le pagine delle amiche e amici coi quali c’ é maggior contatto, se non ho niente da commentare evito comunque di laikare, e questo anche se son consapevole che agli autori del post fa piacere veder un segno di presenza in più. Anzi, certi, e parlo in generale senza nessun riferimento agli amici, per questi segni di approvazione ci vivono proprio, e spesso non perdono tempo neanche a rispondere ai commenti. Comunque,  per quanto mi riguarda per ora tiro avanti con la mia testardaggine, in seguito si vedrà….

Come detto e in ogni caso, la parola riflettuta e non istintiva la ritengo sempre più segno di rispetto reciproco, molto ma molto più degli sbrigativi… pollicciottoni.

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Facebook, mia “croce” e mia deliziaultima modifica: 2021-06-15T08:04:21+02:00da piero-murineddu
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