Il metaforico John Lennon di Pier Luigi, medico sassarese

di Piero Murineddu

In rete, e gratuitamente, ho trovato questo bel libro di Pier Luigi Cherchi, un medico sassarese che oltre mettere massima cura e passione nel lavoro che svolge, si diletta anche a scrivere, e mi sembra che lo faccia anche ottimamente, in modo scorrevole e avvincente, anche per l’argomento trattato in questo lavoro. Essendo Sassari capoluogo di provincia, inevitabilmente il modo di vivere dei suoi abitanti, e quindi evoluzioni e a volte anche le inevitabili involuzioni, ha influenzato i paesi e le località che si trovano nelle sue immediate vicinanze. Sorso e Sennori sono tra questi.. Dalla Prefazione dell’Autore e dall’Introduzione del giornalista de “La Nuova Sardegna” Pasquale Porcu, si capisce da subito che il volume ruota principalmente intorno alla musica, ma anche narrando di vari gruppi teatrali che hanno operato, e in parte continuano a farlo, negli ultimi decenni. Parla di cultura giovanile, insomma, e l’aspetto artistico rimane per forza di cose parte determinante in questa fase della vita e non solo negli anni della giovinezza. Ho detto che anche le località del territorio sono rimaste condizionate da ciò che si muoveva nel capoluogo di riferimento, anche perchè è specialmente in quegli anni che, in numero progressivamente maggiore, i ragazzi dei paesi hanno iniziato a frequentare le scuole superiori. Anche nei paesi hanno iniziato a nascere le “salette” dove strimpellare, ascoltare musica e fare “altro”, e pure negli angoli delle strade ci si ritrovava intorno ad una chitarra, dove, oltre che cantarsi gli inni dei primi cantautori e dei “complessi” più in voga, azzardando pure canzoni in una lingua inglese molto ma molto approssimativa, i più invogliati iniziavano ad apprendere faticosamente la posizione dei primi accordi dall’ “esperto” di turno, solitamente circondato dalle ragazze della “greffa”. Allo stesso modo che nella città, anche nei paesini e nei paesotti sono nati diversi complessini armati di chitarre d’ “accompagnamento” e lasciando il ruolo di chitarra “solista” ai più esperti, basso e batteria. Assicuro che in molti ci ritroveremo nello spirito che aleggia tra le pagine di ru duttori sassaresu “John Lennon si è fermato a Sassari “, e non solo a Sossu e a Sennaru.

Non ho ancora letto l’intero volume, anche perchè quest’attività è meglio farla davanti a pagine di vera carta che puoi toccare ed eventualmente, perchè no, anche stropicciare, se non addirittura sbattere per terra …..nei momenti d’incazzatura.

Comunque, per chi fosse interessato, l’intero libro lo trova in rete in formato Pdf e in cartaceo naturalmente in libreria.

Layout 1

di Pier Luigi Cherchi

John Lennon si è fermato a Sassari?” Così esclamò sorpresa una mia amica all’annuncio in anteprima del titolo del mio ultimo libro sulla storiografia della società contemporanea. “Ma io pensavo che John Lennon non fosse mai venuto a Sassari!”. “Ma no, è un’allegoria, una metafora” – risposi – “per far capire che una città di provincia come Sassari più di altre ha recepito la creatività della rivoluzione beat, di cui John Lennon è l’elemento trainante, anche nell’immaginario collettivo, e ha avviato una scuola di strada che non si è fermata agli Anni ’60, ma ha continuato la sua attività, con un fermento artistico inimmaginabile anche per città più grandi ed economicamente più avvantaggiate, fino agli Anni ’90”. Spero di non dover ripetere questo concetto a tutti quelli che, incontrandomi per strada o in un luogo pubblico, dovessero farmi questa domanda. Forse anche Carlo Levi, mi domando, avrà dovuto rispondere a chi gli chiedeva: “Ma Gesù Cristo è veramente passato ad Eboli?” con una dovuta argomentazione o solo con un’alzata di spalle stizzita. Trent’anni di forme di creatività, dalla musica al teatro, alla fotografia, alla poesia ed alla letteratura attraversano una incredibile evoluzione della società, che pare trasformarsi in una miriade di aspetti di sottocultura che disegnano un mondo variegato, dove c’è spazio  per tutto e il contrario di tutto. Basti pensare agli anni di piombo della metà degli Anni ’70, e, dopo pochi anni alla vita dorata degli yuppies, agli indiani metropolitani del 1977 ed ai giovani professionisti urbani del 1986, alle femministe del 1978, l’anno della legge sull’aborto, acconciate in maniera grottesca e dopo neanche un decennio alle “donne in carriera”, tutte griffate, con minigonne vertiginose e tacchi a spillo, con cambiamenti che riguardano profondamente anche l’arte, in tutti i suoi aspetti. Sassari, in questo percorso, non è mai ferma, ma si evolve profondamente: finita l’avventura beat delle cantine e dei capelloni si va verso le Scuole di musica, dove non c’è più spazio per l’autodidattica e i suoni distorti da una tecnica approssimativa, verso i laboratori teatrali, dove si impara a recitare e a creare spettacoli di grande rilievo, alle Scuole di fotografia dove le tecniche di sviluppo e stampa dei fotogrammi si associano all’utilizzo dei tempi di posa e dei diaframmi, allo studio dei primi piani, dei panorami e delle dissolvenze, alla pittura, che si completa di giovani artisti emergenti dediti allo studio di nuove espressioni artistiche etc. Questo fermento artistico e culturale della nostra città sembra fermarsi, nella sua esplosività, alla metà degli Anni ’90, complice probabilmente la crisi economica planetaria – in particolare l’Italia post-Tangentopoli e della seconda Repubblica – che limita la creatività e l’estro delle nuove realtà giovanili alle prese con problemi di sopravvivenza, dove l’arte diventa quasi un bene voluttuario e da far passare giocoforza in secondo piano.

ANTOLOGIA DI UNA RIVOLUZIONE CULTURALE

di Pasquale Porcu
Ma davvero John Lennon si è fermato a Sassari? Certo che no. L’autore, già nella prefazione a questa sua ultima opera, dice che si tratta di una metafora. Pier Luigi Cherchi nel volume racconta che ha inteso spiegare come una città piccola e, tutto sommato, di provincia, sia stata animata da una ventata di creatività che l’ha messa in sintonia col resto del mondo già dagli anni Sessanta. Quel mondo dove nascevano e da dove si diffondevano progetti culturali e comportamenti che facilmente venivano imitati nei diversi continenti. In questo senso la mente più creativa e trasgressiva dei Beatles, eletto da Cherchi a profeta e leader morale del beat, è passato per Sassari. Le idee, la lezione di Lennon hanno influenzato anche la gioventù sassarese alimentando una sorta di rivoluzione culturale che ha fatto sentire i suoi effetti non solo negli anni Sessanta ma anche nei due decenni successivi. E per dimostrare la sua tesi, Cherchi, passa ai raggi X gran parte delle attività culturali che hanno animato una città sonnolenta e cristallizzata nei suoi strati sociali. Certo si è trattato di una serie di fenomeni complessi che hanno fatto germogliare gli stessi semi che hanno trasformato anche i giovani delle capitali occidentali. Un ruolo importante l’hanno giocato i movimenti politici e studenteschi. Ma alla base di quei fenomeni di massa, dice l’autore, c’è il movimento beat , le sue musiche, la sua filosofia ingenua ma che ha generato una gran voglia di libertà e di emancipazione. Col beat, insomma, i giovani diventano per la prima volta (si direbbe oggi) soggetto politico importante che vuole dire la sua nella scuola, nelle università e soprattutto nella società. Finalmente i giovani non si vestono più come i loro genitori, possono indossare abiti sgargianti a fiori, ci si può far crescere le basette o i capelli, si può indossare la minigonna e gli stivali, si può andare ai concerti e ballare senza reggiseno o a torso nudo. Si può cominciare a invocare parità di diritti tra ragazzi e ragazze, tra giovani e adulti. Si può vivere e ci si può comportare senza chiedere permesso né ai genitori, né alle autorità scolastiche o religiose. Si può girare il mondo con l’autostop. E soprattutto ragazzi e ragazze possono stare insieme senza più tabù sessuali. La musica, insomma, comincia a cambiare. In tutti i sensi. La melodia lascia spazio a ritmi e suoni più in sintonia con i movimenti pelvici originati dalle tempeste ormonali giovanili. E soprattutto la musica la possono fare direttamente i giovani, con una chitarra, un basso e una batteria. E’ davvero una rivoluzione senza precedenti. E Sassari è in prima linea in questa battaglia di emancipazione: in città nascono gruppi musicali in grande quantità. E non si contano le salette, le cantine trasformate in club dove stare insieme e ascoltare musica. Non c’è strada o vicolo del centro storico che non abbia i suoi ritrovi e i suoi punti di riferimento per una gioventù che comincia a uscire di casa abbandonando i tristi pomeriggi domenicali domestici sotto l’occhio vigile di babbo e mamma. Pier Luigi Cherchi, in questo libro, documenta tutto il fermento che anima la città negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. E contemporaneamente descrive i fenomeni che animano la scena nazionale e internazionale in campo musicale ma anche in quello teatrale. I Beatles ma anche il jazz e i Bertas, Bon Jovi ma anche I Boba, il Coro degli Angeli, i Tazenda e il teatro di strada di Puccio Savioli e Michelle Kramers, la riscoperta della commedia in sassarese di Gian Piero Cubeddu e la nascita delle radio libere a cominciare da Radio Nord Ovest (che diventerà Radio Sassari Centrale, la prima emittente a dotarsi di una vera redazione giornalistica e della capacità tecnica di fare delle “dirette” dalla città). Sullo sfondo, Cherchi segnala i fermenti politici, i “monumenteros”, gli scontri tra fazioni politiche opposte, gli “anni di piombo” e il riflusso. E da questo punto di vista il libro è una grande antologia che raccoglie e mette insieme interviste e punti di vista differenti che aiutano il lettore a farsi un’idea dei fermenti che hanno animato la città dagli anni Sessanta agli anni Ottanta. Qualcuno dei personaggi citati ha fatto il balzo nella politica, nel cinema o nella musica a livello nazionale. Qualcun altro continua ad operare. Altri si sono ritirati a vita privata o non ci sono più. Tutti insieme, comunque, hanno creato la situazione culturale, sociale e di costume che conosciamo oggi. Un mondo che questo libro di Pier Luigi Cherchi, oggi, ci aiuta a capire.

Il metaforico John Lennon di Pier Luigi, medico sassareseultima modifica: 2021-05-31T05:28:32+02:00da piero-murineddu
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