Costruzione Culturale a largo raggio, con l’impegno sopratutto di ciascuno

di Piero Murineddu

Interessantissimo l’articolo che segue, scritto da una persona che, oltre al sacro mestiere di maestro elementare e autore di alcuni saggi sicuramente da sfogliare, ha fondato un “luogo di resistenza e di incontro per chi sogna ancora una pedagogia all’altezza dei suoi fini e delle sue esperienze di libertà”, che solo per queste parole bisognerebbe andare a scovarlo e abbracciarlo il più forte possibile. Certo, con mascherina, e allòòòra…..

Passaggio che a me ha particolarmente colpito? Per esempio lá dove dice che la scuola, se non é luogo di “costruzione culturale”, vera scuola non é. Come dargli torto? Costruzione Culturale, e accidentaccio, ci piazzo anche la C maiuscola. Tempo fa gli illuminati, quelli capaci solo di oscurare il vero progredire della gente, avevano fatto fuori l’Educazione Civica, con tutto ciò che ne é conseguito nella distorta interpretazione di libertá da parte dei ragazzi, divenuti in seguito adulti mai cresciuti Socialmente.

L’anno passato, finalmente ci si é resi conto della sua importanza, portando i legislatori a reintrodurre la “materia” per una volta alla settimana. Vabbé, meglio così che niente, anche se ripensando al Faro che é stata la Scuola di Barbiana, nelle dodici ore quotidiane che si stava insieme a Priore Lorenzo, ognissima cosa che si faceva – con la testolina sopra un libro e quaderno oppure aggiustando un marchingegno in officina o ancora facendo un tuffettino nella “piscina”  cinque×due – serviva per crescere insieme in tutti i sensi e con attenzione reciproca.

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Questo per 365 o 366 giorni all’anno, santiddiobenedetto! Costruzione Culturale eccome, ma sopratutto Umana.

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La scuola sta faticosamente riprendendo, cosa, come prevedile e comprensibile, tutt’altro che facile. Quello che mi fa stragirare –  e sicuramente in questo influisce l’imbecille insistenza di coloro che sono convinti che questo stramaledetto virus sia un esserino innocuo e forse persino inesistente – é il vedere tutta questa gente che, per non incorrere in qualche penalitá o per il rischio di essere sbattuti fuori a calci in culo, si mettono la mascherina per entrare in una qualsiasi attivitá commerciale od altro, per poi ammucchiarsi spensieratamente con chi capita. Vedere stamattina questa foto mi ha fatto inorridire….

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Indicarne il luogo é del tutto inutile, dal momento che, temo, rispecchia una situazione generalizzata. Naturalmente, arrivati a destinazione, dovranno sottostare GIUSTAMENTE a regole rigide.

Colpe o come le si vuol definire?

I trasporti pubblici non potenziati, certo, responsabilitá che ricade sulle Regioni e Comuni, ma sopratutto, come dicevo prima, la LEGGEREZZA INDIVIDUALE. Poi si aggiungono le mamme che, accompagnando i propri pargoletti con un livello d’ansia immisurabile, si accalcano davanti all’entrata di scuola, naturamente mascherinati, come d’ordinanza, ma pronte a calarsele sotto il mento, davanti a cappuccino e doppio cornettino, per parlare animatamente sui tempi brutti che stiamo vivendo, mentre le goccioline, maledettessesiano, vanno e vengono allegramente.

E ancora……Anzi, basta così che mi si raffredda il caffé.

Chi vuole si legga quanto scrive maestro Lorenzoni, intelligenza fine e uomo d’esperienza.

 

 

Costruzione Culturale Continua

di Franco Lorenzoni 

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Quando sarà diminuita l’attenzione su questa difficile riapertura della scuola dovremo cominciare a riflettere a fondo su quale istruzione, educazione, scienza e cultura possano aiutarci ad affrontare con intelligenza e lungimiranza la pandemia ancora in corso e i problemi futuri.

(….) Per la prima volta da quando il capitalismo e la finanza sono penetrati in ogni angolo del pianeta, in quasi tutti i paesi il primato indiscusso dell’economia ha dovuto cedere il passo, anche se per breve tempo, alla difesa della salute pubblica, che in tanti vorrebbero rapidamente dimenticare e rimuovere. È stato un avvertimento che ha sovvertito molte certezze ritenute inattaccabili e che potrebbe aprire uno spiraglio a idee coraggiose, lungimiranti e del tutto inedite, se non lo richiudiamo in tutta fretta.

Dobbiamo cambiare paradigma e questa azione non può non riguardare la scuola, la formazione e la ricerca. Non è semplice, sia perché possiamo contare solo su forze frammentate, sia perché chi non vuole rovesciare il dogma economico fondato su certezze e privilegi è ben piazzato ai vertici della società.

Si tratta di una straordinaria lezione di umiltà, che dovrebbe portarci a guardare al futuro provando ad abbandonare ogni strada già tracciata

Ma il tema di quale cultura e quale educazione possano aiutarci nelle sfide dei prossimi decenni è urgente ed è stato sollevato con forza e lucidità in tutto il mondo da Greta Thunberg e dai giovani di Fridays for future.

Per dare vita a una conversione ecologica sempre più necessaria – dal punto di vista sia agricolo sia industriale, ma che deve riguardare anche il nostro modo di abitare le città, viaggiare e consumare – bisogna cominciare a pensare in altro modo e stabilire nuove scale di priorità.

Lo sconcerto e le tante incertezze che ci hanno colto devono esserci di insegnamento perché siamo tutti di fronte a domande legittime, a cui nessuno sa dare risposte certe. Si tratta di una straordinaria lezione di umiltà, che dovrebbe portarci a guardare al futuro provando ad abbandonare ogni strada già tracciata.

E allora, per far sì che le scuole restino aperte, non dobbiamo solo usare le giuste precauzioni per arginare la diffusione del virus, ma immaginare nuovi scenari ed evitare che noi insegnanti ci si chiuda come ricci in noi stessi, aspettando che passi la nottata.

­Questo è il momento di osare e pensare in grande, coinvolgendo in prima persona bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Bisogna ricercare e raccogliere tutti gli elementi utili a individuare le trasformazioni necessarie per prestare davvero attenzione alla salute di tutti e inaugurare un decennio dedicato alla cura.

Cura dei territori che abitiamo, con la coscienza che la Terra è una sola, che ogni cosa è interconnessa e che nessun confine ci può proteggere da quello che accade negli altri continenti. Cura delle relazioni, alla ricerca di un’arte del convivere all’altezza delle sfide poste dalle nuove migrazioni e dagli spostamenti massicci di persone, inevitabili nei prossimi decenni. Cura dei contesti educativi, perché a tutti sia data la possibilità di acquisire le conoscenze necessarie a operare scelte complesse e difficili, in grado di mettere in gioco consuetudini consolidate.
Domandiamoci allora quali curricoli possiamo immaginare, progettare e sperimentare per contrastare la miopia interessata di chi governa il mondo. E poiché anche noi partecipiamo attivamente a questa spirale distruttiva, l’impresa del cambiare radicalmente il punto di vista non è per nulla facile.

Per questo penso che dovremmo attraversare con intelligenza questa crisi senza rimuoverne le cause più profonde e lontane, elaborando nuovi curricoli.

Curricoli della lungimiranza, capaci di azzardare nuove connessioni tra lo studio di arte, scienza e storia, e le domande dell’oggi, imparando ad arricchire la lettura del presente con il necessario aiuto di tanta matematica e statistica.

Curricoli dell’incertezza, capaci di portare nella ricerca e nello studio il paradigma della complessità, come da decenni auspica l’approccio ecologico e sistemico alla conoscenza.

Curricoli del rammendo per cercare di affrontare e ricucire le troppe discriminazioni e lacerazioni, una cosa possibile solo se impariamo a costruire relazioni tenendo presente diversi punti di vista e dando dignità alla presenza di ciascuno.

 

Un appiglio interessante per cominciare l’impegnativa opera di revisione delle priorità la offre la nuova educazione civica, introdotta da una legge pasticciata votata nel 2019, che ha tuttavia il pregio di porre all’attenzione dei docenti una grande quantità di ambiti da trattare, auspicando necessari incroci interdisciplinari.

Prevede infatti lo studio della costituzione e delle istituzioni nazionali e internazionali; l’approfondimento dei temi dell’agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile; l’educazione alla legalità, al rispetto e al patrimonio culturale; la promozione dell’educazione stradale e del volontariato; un’attenzione particolare alla cittadinanza digitale “per sviluppare le capacità di avvalersi consapevolmente e responsabilmente dei mezzi di comunicazione virtuale”.

Il mondo intero, insomma, da trattare in 33 ore all’anno. Ora, poiché è evidente che una mole così vasta di nodi concettuali e problemi non può essere confinata nell’ora settimanale prevista in ogni ordine di scuola, per prendere sul serio questa “provocazione legislativa” dobbiamo immaginare momenti del tutto inediti di cooperazione educativa tra docenti.

Al momento solo nella scuola primaria sono previste due ore alla settimana di programmazione per calibrare, confrontare e mettere a punto le proposte didattiche dei diversi insegnanti. Mentre nelle medie e nelle superiori i docenti si incontrano solo durante i consigli di classe, dedicati prevalentemente alla valutazione degli alunni.

Sarebbe interessante mettere in discussione questo aspetto dell’organizzazione del lavoro, superato dalle stesse indicazioni nazionali per il curricolo, diventate legge nel 2012.

Bisognerebbe immaginare collaborazioni in grado di mettere a confronto le competenze disciplinari dei singoli docenti per nutrire conoscenze nuove e indispensabili, tutte da costruire. Tenendo conto che l’educazione civica è come un Giano bifronte. Se da una parte richiede la conoscenza delle leggi e della costituzione, dall’altra non può che inverarsi in una pratica concreta e quotidiana di democrazia, fondata sul dialogo, l’ascolto reciproco e la capacità di fare delle mediazioni.

Insomma dobbiamo tutti convincerci che la scuola deve essere un luogo di costruzione culturale e non di pura trasmissione di conoscenze, e che mai come oggi nessun insegnante può trincerarsi dietro alla sua disciplina perché la sfida è quella del fare scuola e, insieme, fare la scuola.

Alla fine del secolo scorso, ormai anziano, Jerome Bruner criticò alcune rigidità degli anni sessanta nell’elaborazione dei curricoli, scrivendo saggi di grande interesse sulla narrazione come struttura connettiva di ogni scienza e conoscenza. Definì il curricolo, in questa nuova prospettiva, come una “conversazione animata”. Ed è di questo che oggi ha estremo bisogno la scuola, che tra l’altro chiede di non risparmiarci.

Costruzione Culturale a largo raggio, con l’impegno sopratutto di ciascunoultima modifica: 2020-09-18T14:40:40+02:00da piero-murineddu
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